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L'Art Nouveau

Sono gli anni della cosiddetta Belle époque, periodo tra la fine del XIX sec. e l’inizio del XX sec. durante la quale l’Europa, vive un periodo di pace, spensieratezza e di notevole prosperità economica che arriva a promuovere il benessere a ceti sempre più vasti della media e piccola borghesia,dando a tutti l’illusione di vivere nel migliore e più ricco dei mondi possibili. Epoca di grande ottimismo, vide geni come Thomas Edison per l’invenzione della prima lampadina, la lampada a incandescenza che ‘’illuminava il mondo’’; Antonio Meucci celebre per lo sviluppo di un dispositivo di comunicazione vocale come il primo telefono, il cosiddetto telettrofono; tra i primi registi della storia, i Fratelli Lumière per l’ideazione del primo proiettore cinematografico. Inoltre, il mercato vede il pieno sviluppo, la rete ferroviaria si allarga raggiungendo il milione di chilometri e le automobili cominciavano a percorrere le strade delle città. Si passa dai cafés-chantants di Parigi, locali alla moda che accoglievano spettacoli di varietà, ballerine,cantanti ai teatri dell’opera di Vienna e Dresda. Si apre la mentalità di andare in vacanza per benessere, infatti nascono le prime località turistiche, spesso termali o balneari e anche lo sport ha la sua rilevanza in quanto si svolgono le prime Olimpiadi moderne.
La Belle époque esprimeva la convinzione di avere davanti a sé un avvenire migliore, conducendo il continente verso l’atteso traguardo del nuovo secolo, il Novecento.
In tale capolavoro, sembrava si fosse dipinta un’era brillante caratterizzata dalla democrazia politica nei vari paesi, ma in realtà questa tela perfetta era molto fragile, troppo bella per essere vera, pochi avevano la percezione di vedere attentamente quello che stava per accadere sotto la superficie di colori limpidi covavano grandi tensioni politiche che si scioglieranno in una grande guerra. La Francia non ha dimenticato la grande sconfitta con la Prussia del 1870 e la perdita dell’Alsazia e della Lorena, mentre la Gran Bretagna è tormentata a causa dello straordinario sviluppo della flotta Tedesca che mette in serio pericolo la propria supremazia come potenza coloniale e le grandi scoperte tecnologiche presto verranno sfruttate per rendere più efficaci gli armamenti ,un esempio è l’aereo; e lo sport divenne anche un mezzo di addestramento militare. Ecco che la guerra celava nelle viscere dell’Europa e cent’anni dopo ebbe inizio la Prima guerra mondiale e la fine della Belle époque.
Ciò nonostante, a pari passo con l’illusione di un clima di serenità e ricchezza, camminavano le disuguaglianze di una società profondamente divisa in classi. Il proletariato viveva ancora in condizioni precarie e prive di agevolazioni. Sfruttati e mal pagati, essi si sentivano alienati dal proprio lavoro. Numerose attività artigiane andarono a sgretolarsi per la concorrenza spietata dell’industria , infatti nei nuovi prodotti non vi è più la manodopera contadina, andando a perdere tutta la qualità artigianale. Si sente quindi forte negli ambienti artistici l'esigenza di un profondo rinnovamento. Massimo esponente di questo bisogno fu William Morris. Nato a Walthamstow il 24 Marzo 1834 e deceduto a Hammersmith il 3 ottobre 1896, fu pittore, ma anche pubblicista, decoratore e grafico. Egli era il terzo dei nove figli di Emma e William Morris. Frequentò l’Università di Oxford dove conobbe inoltre sua moglie, Jane Burden dalla quale ebbe due figlie, Jane e Mary. Colpito dalle cattedrali gotiche durante un viaggio in Francia, entrò a far parte di uno studio d'architettura e al contempo pubblicò una rivista nel 1856 ’’Oxford and Cambridge Magazine’’ dedicata alle riforme sociali, la quale lo portò in contatto con John Ruskin e Dante Gabriel Rossetti, esaltati dai suoi stessi sentimenti nei confronti dei problemi sociali contemporanei. Morris sosteneva la necessità di ritornare alla manualità e che bisognasse restituire al lavoro operaio quel sentimento e quella spiritualità che erano stati eliminati dall’introduzione delle macchine. Secondo il proprio principio, l'arte doveva essere accessibile a tutti e senza nessuna classificazione, il piacere creativo dell’artigiano avrebbe dovuto legarsi con il lavoro industriale, dunque l’operaio nel realizzare oggetti utili, doveva renderli anche belli, aiutato in ciò dagli artisti. Ecco che nel 1861, Morris fondò la ditta ‘’Morris, Marshall, Faulkner & Co.’’ che produceva elementi per l’arredamento e per la decorazione delle abitazioni, dalla pittura su vetro e su carta da parati alle stoffe per rivestimenti, alle tappezzerie e ai ricami. A collaborare con l’azienda fu D.G. Rossetti, il quale realizza vetrate di tipo medievale, riservate agli edifici borghesi. Un esempio è l’opera ‘’San Giorgio e il drago’’ in vetro dipinto a piombo risalente al 1862, custodita oggi al museo Victoria and Albert Museum di Londra. Rappresenta San Giorgio che uccide il drago liberando allo stesso tempo la principessa. Mentre il gruppo del cavaliere insieme all’animale formano un blocco compatto, ma tuttavia in modo naturale, la principessa è legata dai polsi e piegata col busto in modo tale da seguire l’angolo retto della vetrata. Durante gli anni della loro attività, invece, William Morris, considerato il padre del disegno industriale, realizza bensì disegni per le stoffe, oggi conservati a Walthamstow. ‘’Disegno per chintz’’ eseguito con un particolare tessuto da arredamento stampato in cui raffigura il roteare di foglie e fiori, nonché il cotone stampato con motivi di fiori, fragole e uccelli adoperati nel ‘’Ladro di fragole’’. Poiché la produzione della ‘’Morris, Marshall, Faulkner & Co.’’ si rivolgeva a clienti limitati, nel 1888 fondò la ‘’Arts and Crafts Exhibition Society’’ riuscendo in pieno nel suo scopo, ovvero, creare un’associazione di arti e mestieri facendo combinare la produzione industriale con l’arte, in modo che ogni oggetto mediocre, avesse sia un bel disegno e godesse di un certo pregio artistico, dunque rivolgendosi a qualunque ceto sociale, specialmente alle masse operaie meno benestanti di acquistare oggetti d’uso comune di buona qualità e a basso prezzo. Nel secondo anno d’impresa, Morris insieme a Edward Burne-Jones e John Henry Dearle realizza l’arazzo di lana ‘’Il frutteto’’ in cui compaiono quattro figure femminili che personificano le quattro stagioni, abbellite da abiti medievali si scagliano contro un frutteto ricco di frutti maturi, quali arance, mele, uva, olive, pere.
Tutte le opere fin qui presentate hanno un elemento in comune: il decorativismo. Esso si esprime con un disegno sciolto e irregolare accompagnato da linee morbide e sinuose con intensa vitalità naturale, così come avveniva nell’arte medievale.
Tali caratteri stabiliscono il punto di partenza del cosiddetto movimento dell’ Art Nouveau.
Quest’ultimo, all’interno della Belle époque, fu un movimento artistico nato tra il 1890 e il 1910 coinvolgendo le arti figurative, l'architettura, le arti applicate e la grafica pubblicitaria che si diffuse in Europa con gli stessi intenti innovativi, ma con diverse definizioni in ogni nazione. ‘’Art Nouveau’’ in Francia significa appunto Arte nuova e deriva dall’insegna di un negozio di arredamento d’avanguardia aperto a Parigi nel 1895, in Inghilterra prende il nome di ‘’Modern Style’’, ovvero Stile moderno, in Germania ‘’Jugendstil’’ ossia Stile giovane, in Italia quello di ‘’Stile floreale o Liberty’’ che fa riferimento ad Arthur Liberty,il quale nel 1875 aveva fondato a Londra una ditta di arredi, in Austria ‘’Secession’’ come Secessione e in Spagna ‘’Modernismo’’. Si pensi all’arredamento e agli accessori per l’edilizia, stilizzati con motivi ornamentali dove alle forme neoclassiche si sostituiscono linee morbide e serpeggianti provenienti dal mondo vegetale e poi prodotte decorativamente. Anche nel campo tessile grazie a nuovi procedimenti di stampa a colori di stampa a più colori, si producono stoffe con motivi incredibilmente complessi, impossibile da realizzare al telaio. Il rinnovamento dei tessuti influenza anche la moda, gli stilisti rimuovono le rigidezze dei bustini e delle gonne rigonfie producendo vestiari sempre più morbidi e fascianti, esaltando l’eleganza e le forme del corpo femminile. In aggiunta la ceramica e i vetri, sulla base delle idee di Morris, si commercializzano oggetti di forma elaborata come calici, vasi, lampade e vetrate decorate indirizzando la ricerca verso una nuova bellezza raffinatissima. Inoltre i progressi delle tecniche litografiche nel settore della grafica e della riproduzione di immagini a colori consentono la realizzazione di manifesti, locandine, riviste illustrate facendo nascere un nuovo modo di comunicare e infatti molti artisti facevano conoscere le proprie opere grazie a questo nuovo metodo. Così che il grande pubblico poté acculturarsi, apprendere e apprezzare. L’Art Nouveau trovò una delle sue espressioni più significative nel campo dell’architettura. Per la prima volta arti maggiori e arti minori si fondono, sia l’architettura che i suoi elementi come i pavimenti, le finestre, le porte, le tappezzerie, gli ornamenti, sono accomunati da uno stesso linguaggio. Forme e colori sono legati da un’inedita armonia. In questo modo si crea un dialogo tra rivestimento esterno e spazio interno. Ciò che si voleva esprimere era quello di grande elasticità, leggerezza, agilità, tutto quello che non comunicavano gli stili tratti dall’Antico prodotti di pietra, di decorazioni pesanti come rosoni, di architettura rinascimentale o gotica ed ecco il grande stupore che può aver dato la costruzione di questi nuovi elementi.
Tale fenomeno è principalmente visibile negli edifici progettati da Victor Horta. Nato a Gand il 6 gennaio 1861 e defunto a Bruxelles il 9 settembre 1947 è stato un architetto e decoratore belga. Da giovane studiò a Parigi e poi tornò in Belgio per completare gli studi presso l'accademia di Belle Arti di Bruxelles. Con la celebre ringhiera in ferro e legno conseguita nel 1894 per la scala principale dell’Hotel Solvay di Bruxelles,ne rappresenta uno dei migliori esempi di quest’arte. Il metallo infatti, è modellato a formare dolci e fantasiose curve riprese dalla natura. Ed è proprio seguendo l’esempio di Horta che Hector Guimard, nato a Lione il 25 maggio 1867 e morto a New York il 20 maggio 1942 divenne il più celebre architetto francese dell’Art Nouveau. Nel 1882 si forma alla scuola nazionale di Arti Decorative di Parigi e prosegue gli studi nel 1885 nell’Accademia di Belle Arti nella medesima città. Egli venne influenzato anche dalle teorie di Eugène Viollet-le-Duc per concretizzare un linguaggio tutto suo di forme naturali stilizzate. Tra i molti progetti, l’opera che ancora oggi è esistente sono gli ingressi della Metropolitana sotterranea di Parigi, realizzati intorno al 1900. Guimard ridisegna le entrate della metropolitana con membrature verticali in ghisa percorse da nervature ondulate che le rendono simili a gambi di fiori, conferendo loro un aspetto organico e vitale, sulla cui sommità affiorano le sagome della copertura vitrea a imitazione di un grande bocciolo, aggiungendo un senso di leggerezza alla struttura.
In Spagna invece, operò Antoni Gaudì, una delle personalità più estroverse e creative. Nato a Reus il 25 giugno 1852 e muore a Barcellona il 10 giugno 1926. Oggi considerato uno dei più grandi architetti degli ultimi due secoli, discendeva da una famiglia di modeste origini sociali. Il padre, il nonno e il bisnonno erano artigiani che costruivano caldaie e manufatti in rame o lamiera, ma lui, portato per gli studi, frequentò l’Accademia di Madrid e successivamente, nel 1870, la Scuola di Architettura di Barcellona. Ancora studente, realizza lavori con gli architetti Villar, Sala e Martorell e appena finisce finalmente gli studi di architettura, il 15 marzo ottiene il titolo di architetto, che gli consente di aprire un ufficio a Barcellona. Dopodichè si trasferisce in Andalusia, a Leon e Astorga, città in cui lascerà una profonda impronta architettonica. Il 3 settembre 1901 ottiene il Premio dal Municipio di Barcellona per la realizzazione della Casa Calvet e nel 1910 ottiene un enorme successo nell'Esposizione del "Societè Generale des Beaux Arts" di Parigi. Gaudì si orienta inizialmente verso l’architettura gotica e alla tradizione araba, delle quali ammira le caratteristiche costruttive e dunque nelle sue opere, unisce il coloratismo dell’arte islamica a uno studio del funzionamento statico delle strutture e nell’uso dei materiali, superando ogni eredità classica fino ad elaborare un linguaggio del tutto personale e lasciando una traccia indelebile sul paesaggio urbano di Barcellona. Questa nuova impostazione progettuale appare evidente nella ‘’Casa Milà’’, un’enorme casa di nove piani situata nel cuore di Barcellona. Gaudì iniziò a progettare all’interno del suo studio, dove la concepì come un’unica curva costante, sia all’interno che all’esterno, trovando numerose soluzioni geometriche ed elementi naturalistici. La grande parete di pietra, presenta una successione di profili ondulati, forati da aperture irregolari, a formare una grande sagoma contorta ed essendo un’entità unica, la forma dell’esterno continua all’interno. Con ‘’Casa Batllò’’, costruita tra il 1904 e il 1906, considerata l'opera più emblematica, Gaudì nella facciata costituita di pietra e cristallo annulla ogni spigolo a favore di un rigoroso dinamismo seguito da forme morbide che danzano con movimenti flessuosi. Le pareti intonacate con calcina, le fece rivestire con il tipico mosaico catalano, il trencadís, costituito da tessere in vetro colorato e dischi di ceramica. Il pianterreno è svuotato da un portico con tre archi centrali, mentre il primo piano è più sporgente rispetto agli altri piani, in cui due finestre sono sprovviste di balconcini tondeggianti a forma di maschere, rispetto a tutte le altre. Il tetto infine, viene realizzato in maniera fantastica, infatti si rifà a un dorso di drago.
Anche l’Austria ebbe il suo promotore di questo periodo artistico e sicuramente fu la personalità più alta della pittura dell’Art Nouveau. Gustav Klimt nato a Vienna il 14 luglio 1862 e muore a Neubau il 6 febbraio 1918. A quattordici anni venne ammesso a frequentare la scuola d'arte e mestieri dell'Austria dove studiò arte applicata fino al 1883, imparando a padroneggiare diverse tecniche artistiche, dal mosaico alla ceramica. A soli 17 anni insieme al fratello Ernest e Franz von Matsch, formarono un gruppo artistico che ottenne importanti incarichi per affreschi decorativi. Nel 1883 si diplomò ed i tre giovani artisti aprirono uno studio a Vienna con il nome di ‘’Società di artisti’’. Ormai ricco e famoso Klimt, si assunse la responsabilità di mantenimento della madre, della cognata e della nipote, ma non si sposò mai, preferendo le relazioni con le modelle che posavano per lui. Dalle sue prime opere emerge la predilezione per il soggetto femminile, che tuttavia esprime una bellezza semplicemente decorativa, ancora influenzata dalla scuola romantica. Il famoso quadro "Giuditta" del 1901 segna l'inizio del periodo aureo del pittore. Dipinto a olio su tela conservato oggi nell'Österreichische Galerie Belvedere a Vienna. Racchiusa in una cornice di legno, Klimt dipinge per la prima volta la bella eroina biblica, una nobile ebrea che riuscì a salvare la sua città di Betulla dall’assedio degli Assiri, seducendo e poi decapitando il loro generale Oloferne. In questo quadro assume invece le sembianze di una donna di alta borghesia viennese, mantenendo il suo valore sacro suggerito dalla cornice dorata. Il corpo seminudo appena coperto da un sottile velo azzurro, la posa sensuale e lo sguardo seducente sono un inno alla bellezza femminile. Contornata da folti capelli neri, Giuditta indossa al collo un pesante gioiello in stile Liberty e con le dita lunghe e affusolate accarezza la testa del generale che tiene sottobraccio. A rendere il dipinto ancora più prezioso, vi è uno sfondo color oro che definisce un forte contrasto con la figura. Anche ‘’Il bacio’’ risente del preziosismo decorativo grazie a vari strati di foglie d’oro, realizzato nel 1902 e conservato nell'Österreichische Galerie Belvedere di Vienna. La tela mostra due innamorati, abbracciati tra di loro che si stanno baciando. Inginocchiati entrambi su uno sperone fiorito, essi sono circondati da un’aura d’oro a girali che si mischia ai fiori nella parte inferiore. I corpi sono quasi identificabili, si vedono solamente le teste dei due amanti, le mani, le gambe e i piedi della donna, tutto il resto è oro. Dunque il soggetto principale è l’abbraccio, la donna si abbandona socchiudendo gli occhi, entrambi si stringono e hanno le teste adornate da foglie d’edera e fiori, quasi a simboleggiare uno stato paradisiaco sotto la forza dell’amore.
Ma se ci spostiamo verso la Repubblica Ceca, il suo massimo esponente di certo è Alfons Maria Mucha.
Pittore e scultore, è nato a Ivančice il 24 luglio 1860 e deceduto a Praga il 14 luglio 1939. Mucha proviene da una famiglia numerosa della piccola borghesia e grazie al suo talento da corista, si mantenne agli studi sino al liceo, ma nel frattempo manifesta una grande passione per il disegno. Inizia a lavorare, quindi, in qualità di pittore decorativo, occupandosi soprattutto di scenografie teatrali, per poi trasferirsi a Vienna nel 1879. Qui è impegnato come scenografo per una importante compagnia che gli permette di accrescere le sue competenze artistiche. Nel 1881 incomincia a lavorare da autodidatta, dipingendo paesaggi, ritratti e realizzando iscrizioni su pietre tombali. Colpito dal suo talento, il conte Karl Khuen of Mikulov lo incarica di effettuare delle pitture murali nel suo castello in Moravia e a Tirolo. Intanto, interessato dal suo lavoro, il conte decide di sostenerlo economicamente perché il giovane si elevi in pittura e grazie a lui, Mucha può iscriversi all'Accademia delle Belle Arti di Monaco di Baviera dove resta per due anni dal 1885 al 1887. La produzione di Mucha comprende moltissime opere, tra cui dipinti, grafiche e manifesti pubblicitari, tutti consoni alle caratteristiche dell'Art Nouveau. L'artista si trasferisce in Francia, a Parigi, e prosegue gli studi prima all'Académie Julian e poi all'Académie Colarossi, proponendosi come uno dei pittori più apprezzarti dell'Art Nouveau. Nel 1891 conosce Paul Gauguin che avvia insieme a quest’ultimo una collaborazione con il "Petit Français Illustré", in seguito nel 1894 viene incaricato di realizzare un poster per pubblicizzare chiamato "Gismonda", un'opera teatrale con protagonista Sarah Bernhardt e grazie all’immensa bellezza del disegno gli proposero un contratto della durata di sei anni. Tale manifesto fece così stupore che la Galleria la Bodinière organizza una mostra personale per l’artista e i produttori più benestanti fanno a gara a chi entrare prima davanti alla porta di Mucha. Da qui, parteciperà ad altre esposizioni, sempre più importanti. Le sue creazioni ormai famosissime, si ritrovano dappertutto, a partire dai pacchetti di sigarette, ai biscotti o agli champagne. Nel 1906 Mucha parte per gli Stati Uniti e dopo quattro anni ritorna in Europa, stabilendosi a Praga. Successivamente nel 1939 venne arrestato, interrogato e in seguito rilasciato, dopo che la Germania aveva invaso la Cecoslovacchia. Dopo la Prima Guerra Mondiale, quando la Cecoslovacchia ottenne l'indipendenza, egli disegna francobolli, banconote e altri documenti per la neonata nazione senza chiedere nulla in cambio. Poco tempo dopo, il 14 luglio, Alfons Mucha muore a Praga e venne sepolto nel cimitero di Vysehrad. Il suo stile si contraddistingue dalle composizioni armoniose che spesso raffigurano il protagonista indiscusso di tutto il suo percorso, la figura femminile, con i suoi tratti dolci e delicati, è agghindata da vestiti in stile neoclassico e circondata da motivi floreali, utilizzando diversi mezzi come pittura su olio, su tempera, per non dimenticare sculture e fotografie. L’arte per Mucha è vista come un mezzo per la comunicazione, per poter esprimere il proprio pensiero filosofico e per di più poter manifestare i propri ideali. Con Mucha si apre la vera e propria pubblicità, poiché famoso per aver creato numerosi cartelloni pubblicitari per pubblicizzare i prodotti delle aziende disegnando manifesti per birre, biciclette, saponette, cioccolata e polvere da bucato. I suoi poster hanno una composizione uguale per tutti, il nome del prodotto viene comunicato mediante l'utilizzo di un'unica scritta, accompagnata da un aggettivo, invece il resto del manifesto è riempito da motivi floreali composto da boccioli, viticci e da uno stile ornamentale composto da elementi geometrici chiamato Arabesco al cui centro si staglia una figura femminile, un alto la donna angelica, dall’altro la famme fatale dai capelli liberi al vento oppure stilizzati. Da ricordare che Mucha si ispirò molto per la sua creatività all’arte giapponese. Lo sguardo dell'osservatore, catturato dalla bellezza della donna, si lascia convincere a comprare il prodotto da essa retto. E dunque, nel manifesto ‘’Bières de la Meuse’’ del 1897 di grandi dimensioni, ritrae una donna con una corona di papaveri uniti alla pianta luppolo e grano nei capelli con in mano una pinta di birra. Tale bellezza ricorda la figura di estate della serie ‘’le quattro stagioni’’. Il poster presenta altre due immagini, sia nella parte inferiore vi è raffigurata la dea del fiume Mosa e ancora più in basso, il panorama della fabbrica di birra. In ‘’Job’’ invece, del 1896 si vede una donna in possesso di un sigaretta accesa in mano che appoggia la testa all'indietro sensualmente, mentre il fumo costituisce un arabesco, intrecciando con i capelli e il logo dell'azienda per pubblicizzare una cartina per sigarette e se fino agli inizi del Novecento era considerato un prodotto destinato solo agli uomini, ora è messo in evidenza come una conquista del mondo femminile. Altro singolare manifesto che rivela un’altra conquista femminile è ‘’Cycles Perfecta’’ del 1902 dove si vede una donna in primo piano accanto alla sua bicicletta. Esprime la libertà e l'euforia legate ad andare in bicicletta per la prima volta. I capelli d'oro stilizzati, corniciando tutta la figura, conferisce un senso di movimento alla composizione.
Noto anche per una serie di tavole ‘’Le quattro stagioni’’. Le stagioni della vita passano, ma ci sono stagioni dell’arte che restano in eterno, “Primavera”, “Estate”, “Autunno”, “Inverno” rappresentate da quattro diverse tipologie di donne. La primavera, vestita di bianco è circondata dai fiori e dal canto degli uccellini. L’estate, con i papaveri sul capo a imitazione di una corona e i piedi immersi nelle acque del ruscello. L’autunno, tra le piante della vite e i grappoli d’uva, infine l’inverno, vestita di verde, tra la neve e il gelo. Sempre quattro sono le tavole raffiguranti ‘’Le arti’’ incarnate da quattro figure femminili, ovvero la danza, che si muove a piedi nudi insieme al suo ondeggiare di capelli folti, la poesia, diversificata dalle altre per il volto di profilo e una corona d’alloro, la musica, a seno scoperto si sfiora il viso e i capelli e la pittura con il cerchio d’oro ha lo sguardo rivolto verso il basso. Infine, ancora una volta raggruppate in quartetto sono ‘’Le pietre preziose’’. Il rubino, raffigurato da una donna con ciliegie tra i capelli mostrando la sua rossa collana di pietre preziose, mentre nella parte inferiore, ai piedi vi sono steli di poinsettia e stelle di Natale. L’ametista, vestita di rosa e viola, si trova in mezzo ai fiori di iris mentre è con le mani tra i capelli. Lo smeraldo, vestita di verde, con un serpente in testa, è appoggiata ad una testa di vipera o drago. Il topazio, invece è presentato da una donna seduta vestita di giallo e di oro, mentre nella parte inferiore si vedono bacche in primo piano. Come si può notare, Mucha predilige il numero quattro ed è ricorrente in molte sue opere, tra cui alcune appena descritte.

Cosa aggiungere più? A mio parere l’arte di Alfons Mucha è tra le più strabilianti che abbia mai visto. Oltre a considerarlo il maestro per eccellenza dell’Art Nouveau, è il maestro su cui prendere esempio, ispirarsi e arricchirsi per la personale conoscenza artistica. Molti artisti che hanno lasciato un’impronta tangibile durante il corso della storia dell’Art Nouveau e sicuramente mi hanno portata a riflettere e soprattutto ad arricchire il mio bagaglio culturale, hanno aperto la mente con idee innovative, se non addirittura rivoluzionarie, non solo alla società del loro tempo, ma hanno perfino sbalordito me personalmente come se fossi ancora parte di quegli anni, anche se da allora ad oggi sono passati circa centoventisette anni. Ciò nonostante, tra tutti privilegio Alfons Mucha senza dubbio. Spettacolari soggetti e forme, è riuscito a interpretare a pieno tutti gli elementi caratteristici del Modernismo Internazionale. Osservando le sue opere, sembra che si colleghi molto con il passato e la modernità, infatti sembra conciliare la figura umana del Novecento e un’affascinante arte che dà l’impressione di anticipare l’arte avvenire degli anni successivi. Le sue figure femminili hanno rappresentato un’epoca, trasformandole in un icona che divenne il simbolo stesso della Belle époque. Alfons Mucha è l’artista che più mi rappresenta, poichè dato il medesimo stile, medesimi sono anche gli intenti artistici. Ciò che egli produce in pittura rappresentando la bellezza affascinante di una donna in bilico tra il viso di un dolce angelo e la sensualità di una musa e unita da tutto ciò che deriva dalla natura, come un elemento floreale, un animale o un contesto paesaggistico, io lo ripropongo in scultura. Ogni mio progetto raffigura la figura femminile immersa nella natura che incarno con l’argilla, lavorando in piena libertà, rifacendomi quasi al tratto fresco ed elegante di Mucha. Uno degli aspetti che mi ha fatto amare di più l’artista è proprio la posa individuata in ogni donna, molto sensuale ma per nulla volgare, grazie alle forme stilizzate riscontrate attraverso linee fluide e raffinate, accompagnate da una colorazione delicata, necessarie a contenere solo esplosioni di fiori e panneggi.

Ecco che Alfons Mucha nelle sue opere presenta un talento supremo, che nel tempo sono diventate ancor più preziose e più passa il tempo e più questa stessa preziosità sarà riconosciuta anche a distanza di secoli.

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