Il frontone del tempio greco


Oltre alla metopa e al fregio, un altro elemento architettonico del tempio greco con funzione decorativa è il frontone, parte conclusiva del tempio. È la parte con lo spazio decorativo più grande ed è la decorazione più importante ma anche la più difficile: il suo spazio compositivo è di forma triangolare perché bisognava adattare le scene alla forma mantenendo l’unità compositiva, senza trasmettere un senso di costrizione.
Ecco degli esempi di frontoni:
Il frontone del tempio di Artemide di Corfù (580 a.C.→ ordine dorico; VI secolo a.C.→ periodo arcaico)
Il frontone si può dividere in tre zone: la zona centrale, occupata dalla gorgone Medusa (rappresentata nella caratteristica corsa in ginocchio), la zona laterale a Medusa, in cui sono rappresentate due pantere che si adattano alle altezza dei volumi che diminuiscono, e i lati del frontone, occupati da due piccole scene di lotta.
Il problema dello spazio compositivo è stato risolto il maniera gerarchica: al centro vengono poste le figure più importanti, più grandi rispetto al resto, mentre ai lati vengono scolpite figure meno importanti e perciò meno grandi.
Lo spazio è bidimensionale, nonostante la testa della gorgone fuoriesca dal frontone.
Non tutti gli elementi rappresentati sono legati tra di loro: manca l’unità di racconto.
La gorgone e le pantere hanno un significato apotropaico: la creatura mostruosa che rappresenta il male magicamente scaccia il male.
Il frontone di un tempio dell’Acropoli di Atene (565 a.C.; VI secolo a.C.→ periodo arcaico)
Recuperato dalla Colmata Persiana, il frontone è frammentato: al centro si ipotizza ci fosse stata la statua dedicata alla dea Atena o in corsa o rappresentata in una scena di lotta mentre sulla destra sono ancora ben visibili i tritoni (oppure mostri marini a tre teste) che guardano cosa accade dall’altra parte. Sulla sinistra Eracle (Ercole) è raffigurato mentre combatte contro Tritone, la cui cosa si allunga e riempie la parte inferiore del frontone.
Lo spazio è tridimensionale perché le sculture sono a tutto tondo e poggiano su piani diversi della cornice.
C’è l’unità di racconto e la composizione è gerarchica, anche se poco visibile.
I frontoni del tempio di Atena Apháia a Egina (fine VI secolo – V secolo a.C.)
Purtroppo il frontone orientale è andato distrutto, ma dal frontone occidentale riusciamo ad intuire che su entrambi è stata descritta una battaglia (unità di racconto), lo scontro tra la Grecia e la Persia.
Lo scultore è stato abilissimo ad adeguare le pose e le posture dei guerrieri allo spazio compositivo e nel riempire tutto lo spazio compositivo aggiungendo elementi più piccoli come elmi, scudi ma anche guerrieri morenti o inginocchiati. Gli elmi e gli scudi aggiungi erano di metallo e brillavano da lontano. Essi rappresentavano una linea di forza sottolineando la perfetta simmetria (al centro la divinità e a destra e a sinistra i gruppi di combattenti in posizioni diverse).
Lo spazio è tridimensionale: le figure si muovono nello spazio e assumono delle pose che cominciano ad essere più naturali anche se la muscolatura non è ancora ben definita con perfezione. (Il sorriso arcaico è ancora presente)
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