Video appunto: Scultura Ellenistica: l'età dell'Ellenismo

L’età dell’Ellenismo



Con l’affermarsi dell’Ellenismo, la Grecia non fu più l’unico centro d’influenza artistica del mondo antico: la Macedonia, le città di Pergamo in Asia Minore, di Antiochia in Medio Oriente e di Alessandria d’Egitto diventarono centri politici, culturali e artistici altrettanto importanti.
Le città ellenistiche, difese da solide mura, divennero simili a immensi teatri: colossali sculture, poderosi colonnati e scalinate imponenti avevano lo scopo di intimidire i sudditi e di glorificare la potenza dei tiranni che in epoca ellenistica avevano sostituito i regimi democratici.

Gli artisti affrontano nuovi soggetti



Gli artisti, al servizio dei tiranni, abbandonarono gli ideali di bellezza e misura dell’età classica in favore di una maggiore drammatizzazione e spettacolarità. I soggetti dei pittori e degli scultori cambiarono, rappresentando con realismo espressioni di dolore, di crudeltà e di sofferenza fisica; si presero gioco dei difetti umani raffigurando persone afflitte dalla vecchiaia e dalla deformità.

La «Nike», per annunciare la vittoria



La Nike di Samotracia (Nike è la dea della vittoria; Samotracia l’isola dove la statua è stata ritrovata) fu commissionata come dono votivo forse per celebrare un’importante vittoria navale. Mentre la dea sta per spiccare il volo con le sue grandi ali, il vento fa aderire al corpo la veste sottile che la ricopre, rivelandone le forme. Nonostante le braccia e la testa siano andate perdute, la bellezza di questa scultura è sfolgorante.

Il «Galata morente», l’onore agli sconfitti



Il Galata morente,con altre sculture, faceva parte di un monumento destinato a celebrare, sull’Acropoli della città di Pergamo, la vittoria contro il popolo celtico dei Galati.
Forse opera di Epigono, scultore di corte della dinastia dei sovrani di Pergamo, la statua raffigura, con grande realismo, un guerriero galata morente. Accasciato a terra sul proprio scudo, l’uomo ha una vistosa ferita al costato.
Agonizzante, in un ultimo sussulto, cerca ancora di rialzarsi. Il suo volto presenta i tratti tipici del guerriero celtico: i capelli scomposti, i baffi lasciati incolti, le vistose sopracciglia. Questa esasperata drammatizzazione aveva due finalità: ricordare la sconfitta dei Celti e la grandezza e il coraggio dei vincitori.