Il ritratto, tra realismo e idealizzazione

Il ritratto è giustamente considerato, per il numero, le caratteristiche e il significato delle opere conservate, come una delle testimonianze più importanti della cultura di Roma e del suo evolversi: con l'intensificarsi dei rapporti con il mondo greco la tradizione realistica propriamente romana (che ben riflette l'inclinazione pratica e concreta del mondo romano) subisce, in misura diversa seconda dei differenti ambiti, l'influenza dell'idealismo della ritrattistica greca classica e poi di quella ellenistica, volta a mettere in rilievo l'aspetto intellettuale del personaggio rappresentato e a caratterizzarlo secondo moduli convenzionali (tipico il volto barbato distintivo del filosofo ellenistico contro quello glabro della tradizione romana di età repubblicana).
Fin dalle origini della ritrattistica romana si possono distinguere una ritrattistica ufficiale è una privata: da un lato le statue dedicate nei luoghi e degli edifici pubblici a personaggi meritevoli dell'omaggio e della memoria della collettività, dall'altro, i busti degli antenati che trovavano posto nelle dimore nobiliari e intendevano perpetuare il ricordo dei membri illustri della famiglia. Sebbene le statue onorarie e le effigi degli avi presentassero l'immagine di personaggi realmente esistiti, l'intenzione di riprodurre con esattezza i lineamenti degli uomini illustri appare subordinata alla volontà di raffigurarne o quantomeno suggerirne le qualità morali. Quando, verso gli inizi del III secolo a.C., la sensibilità realistica si accresce, l'intento di visualizzare nei volti anche le caratteristiche e le doti interiori resta un presupposto saldo dell'arte ritrattistica, pur assumendo, per influenza dell'esempio ellenistico, moduli idealizzanti, in particolare nei ritratti ufficiali. Ma è nel II secolo a.C., nel momento in cui il rapporto con la cultura greca si fa più diretto e costante, che si afferma in Roma un'arte maggiormente sensibile sia alla fisionomia sia alla psicologia e alle doti intellettuali del personaggio rappresentato.

Durante il I secolo a.C., specialmente nella produzione di ritratti per gli esponenti della classe media, la ricerca psicologica si attenua, lasciando prevalere un verismo accentuato, specificamente romano, in cui spiccano la definizione minuziosa dei ritratti individuali e la resa delle peculiarità dell'espressione anche là dove siano presenti difetti fisici e segni dell'età.
Nel clima sempre più individualistico della tarda repubblica il ritratto ha la funzione di testimoniare il successo raggiunto: ciò vale non solo per le classi dirigenti tradizionali ma anche per i "nuovi ricchi", in particolare per i liberti la cui ascesa sociale raggiunge il culmine negli ultimi anni della Repubblica.
I ritratti degli appartenenti alle classi alte mostrano invece una più evidente e varietà di forme e un più complesso equilibrio tra la rappresentazione della fisionomia e la raffigurazione dell'indole. Nel ritratto di Pompeo, ad esempio, la riproduzione dei lineamenti individuali, che propone un'immagine pacata, si accompagna a un intento di idealizzazione nell'imitazione dell'acconciatura proposta nei ritratti di Alessandro Magno, con il quale l'ambizioso condottiero romano intendeva identificarsi. Con un più sobrio ed essenziale naturalismo fisionomico è costruito il ritratto di Cesare, il cui volto ossuto e scavato, incorniciato dalle chiome rade, lascia trasparire un energica risolutezza e un intenso impegno fisico e intellettuale. Durante il principato l'effigie imperiale diviene un mezzo assai efficace per trasmettere ai cittadini e provinciali messaggi politici, idee e valori. Il ritratto di Augusto si ispira alla statuaria greca dell'età classica nella struttura armoniosa della testa, sulla quale si innestano le fattezze individuali accortamente idealizzate. Il volto giovane dell'imperatore assume così un'apparenza di nobile bellezza e un'espressione di rassicurante e serenità che vuole riflettere la nuova, pacifica e felice unità dello Stato. Nei ritratti degli esponenti della dinastia giulio-claudia la somiglianza con Augusto è ricercata per rendere percepibile la parentela familiare, ma l'idealizzazione dei volti si attenua e all'espressione tranquilla subentrano una concentrazione pensosa uno sguardo teso, che ben riflettono il travaglio che coinvolge i successori di Augusto.

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