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Il Mausoleo di Galla Placidia risale al Periodo Imperiale dell’arte che si sviluppò a Ravenna dal V al VI secolo.
In quel periodo Ravenna era la capitale della parte occidentale dell’impero romano, diviso in due parti, assegnate ai due figli di Teodosio il Grande, Arcadio e Onorio, dopo la sua morte nel 395. La città era quindi sede del potere politico, “affacciava” direttamente sull’Adriatico ed era il centro in cui si incontravano arte romana paleocristiana e arte bizantina. Purtroppo nel 476 l’ultimo imperatore d’Occidente Romolo Augustolo, fu deposto dal barbaro Odoacre, e gli Ostrogoti nel 493 si impossessarono di Ravenna e solo dopo il 540 fu riconquistata dal generale bizantino Belisario.
Il Mausoleo fu costruito nella metà del V secolo sotto commissione della sorella minore dell’imperatore Onorio, Galla Placidia (che appunto da il nome alla costruzione), con l’intenzione di realizzare un edificio funebre per se stessa, per il marito Costanzo III e per il fratello oppure una semplice cappella annessa alla chiesa di Santa Croce, della quale rimangono attualmente pochi resti.

La pianta dell’edificio presenta una forma irregolare e quasi a croce greca, poiché il braccio longitudinale dell'ingresso è leggermente più lungo degli altri, inoltre i bracci sono torti verso ovest, con l’effetto di non formare mai angoli retti.
L'edificio esternamente è composto semplicemente da laterizi e quindi è estremamente povero e sobrio, gli unici motivi decorativi sono gli archetti ciechi lungo i quattro bracci, i classici timpani dentellati delle testate, la pigna posta sulla sommità e il fregio posto sopra il portale d’ingresso che raffigura due felini che si affrontano.
Il mausoleo possiede anche una cupola che è nascosta da un tiburio a base quadrata che si sopraeleva sulla copertura a due spioventi dei quattro bracci, e quindi appare come un modesto torrioncino parallelepipedo.
Al contrario dell’esterno l'interno è di una stupefacente ricchezza ornamentale infatti non vi è un solo centimetro quadrato che non sia rivestito di marmi preziosi o di mosaici splendenti, fra i più antichi della città, nei quali spiccano i colori blu e verde smeraldo. La luce vi penetra attraverso sette feritoie chiuse da lastre traslucide di alabastro.
La superficie mosaicata annienta la forma architettonica: ogni spigolo viene arrotondato mentre i motivi decorativi policromi fanno dimenticare dell’esistenza delle pareti oppure danno l’impressione di dilatarle.
La cupola copre il vano centrale all’intersezione del transetto, ed è costituita da un mantello blu-notte cosparso di stelle dorate a otto punte di grandezza decrescente verso l’alto, queste ordinate in modo concentrico, sembrano emanate direttamente dalla splendente croce gemmata che ne occupa la sommità. Nei quattro pennacchi viene rappresentato il tetramorfo: i simboli apocalittici degli evangelisti: Aquila-Giovanni, Bue-Luca, Uomo Alato-Matteo e Leone-Marco.

Nelle lunette poste subito al di sotto della cupola sono ospitate coppie di Santi e Apostoli, con le braccia alzate in atto di adorazione, mentre le volte a botte presentano ornamentazioni a motivi geometrici vegetali.

Nella lunetta sopra l'ingresso si trova la raffigurazione di un prato paradisiaco dove è presente il Buon Pastore (simbolo di Cristo), privo di barba, vestito con tunica e mantello (caratteristiche iconografiche dell’imperatore) seduto su una roccia e circondato da pecore che si rivolgono tutte verso di lui.
Nel braccio della croce posto di fronte all’ingresso due Santi, che affiancano una delle finestre al di sotto della cupola, poggiano su un piano ben evidente che si restringe prospetticamente verso il fondo e sul quale essi proiettano le loro ombre. Tra i santi è posta una fontana a zampillo verso la quale convergono due colombe per abbeverarsi. Al di sopra della scena, come in tutte le altre lunette, vi è una conchiglia rovesciata. Nella lunetta sottostante viene raffigurata una stanza, nella quale vi è un armadio, con dentro i quattro vangeli, e una graticola, sotto la quale sta ardendo un fuoco. Il santo martire Lorenzo (o Gesù Cristo) tenendo sulla spalla destra una croce e un libro nella mano sinistra si dirige correndo, dalla destra, verso la graticola.
Nelle lunette laterali invece sono collocati cervi fra tralci di arbusti e colombe che bevono alla fonte. Le volte a botte e gli archi sono riccamente decorati con festoni di fiori e frutta e intrecci geometrici.

Infine in tre dei quattro bracci sono collocati tre sarcofagi; secondo la leggenda Galla Placidia è sepolta nell’arca di fronte all’ingresso, ma si sa che essa morì a Roma e non fu mai sepolta a Ravenna.

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