La struttura urbana della Grecia Antica


Dopo le devastazioni persiane del 480 a.c, la ricostruzione di Atene procede in modo disordinato e casuale fino alla metà del secolo, quando gli effetti del pensiero razionale si fecero sentire con decisione nella progettazione urbanistica: da allora, edifici e quartieri cominciarono a essere realizzati secondo concezioni estetiche e funzionali più sistematiche. Nello stesso periodo, anche nel resto del mondo greco continentale e nelle colonie, iniziarono a comparire città caratterizzate da una più rigorosa pianificazione e organizzate su pianta ortogonale, con strade che si intersecavano ad angolo retto. Le varie aree urbane vennero diversificate a seconda delle attività che erano destinate ad accogliere, ed fu evidente lo sforzo di tener conto delle loro esigenze non solo immediate, ma anche future.
Il tempio, emblema della civiltà greca:
L'edificio più significativo dell'architettura greca è senz'altro il tempio che, in origine, aveva l'unica funzione di proteggere le immagini di culto e le statue di divinità che ospitava. Non aveva né decorazioni né strutture articolate. La parte essenziale era la cella che custodiva la statua del dio.
A partire da questa cella si sviluppò il tempio, secondo una scansione cronologica e tipologica. Diversi sono i modelli che ispirano l'architettura dei templi in Grecia. Fusi in modo originale essi giungono a comporre una struttura definita. Questa prevede una parte centrale destinata al culto e costituita da una cella che custodisce la statua della divinità: l'accesso alla cella era consentito ai soli sacerdoti, inoltre era presente un colonnato detto pronao. La creazione della colonna in pietra a sostegno del tetto spiovente, consente di definire regole fisse che corrispondono agli ordini architettonici: l'ordine dorico, ionico e corinzio. Le decorazioni esterne del tempio furono in un primo tempo in terracotta dipinta, poi vennero elaborate in pietra, sempre dipinta, scolpita con tecnica a bassorilievo e infine in altorilievo. Esse occupavano il frontone, metope doriche e fregio continuo ionico.
Il Partenone e l'opera di Fidia:
Il Partenone, l'edificio greco più noto al mondo, fu costruito tra il 448\9 e il 433\2, sull'Acropoli di Atene e fu dedicato da Pericle alla gloria di Atena, protettrice della città. Il tempio, interamente in marmo pentelico, la più pregiata qualità di marmo greco, era in stile dorico e fu innalzato sul basamento di un altro edificio iniziato dopo la battaglia di Maratona e mai costruito. Gli architetti Iktino e Callicrate concepirono una pianta inconsueta; il tempio era peripteto e ottastilo, aveva dunque otto colonne lungo i lati minori anziché sei, come nella tradizione dorica. La parte frontale risultava più larga: la scelta fu dettata dalla necessità di ampliare la cella per accogliere l'enorme statua della dea. Le colonne furono pensate leggermente più inclinate verso l'interno, con un diametro leggermente più largo nella parte centrale, mentre quelle più esterne erano di dimensioni impercettibilmente più grandi. Questi espedienti servirono a correggere le illusioni ottiche che potevano ledere l'armonia della costruzione. La cella circondata da un colonnato a “U”, aveva l'apertura ad oriente ed era divisa in tre navate di colonne doriche; la stanza del tesoro, più piccola, si apriva sul lato occidentale. Poco ci rimane delle decorazioni esterne, asportate dall'edificio quando diventò chiesa cristiana e definitivamente distrutte quando i Turchi lo trasformarono in polveriera. Concepite da Fidia, le decorazioni occupavano non solo le metope ma anche una fascia interna lunga attorno alla cella con un fregio. La sapiente costruzione narrativa di Fidia permise di svolgere tutti i temi più cari agli ateniesi; altra creazione fidiaca per il Partenone è la statua destinata alla cella, ovvero l'Atena Parthenos (vergine). La statua era lavorata con tecnica crisoelefantina, cioè in oro e avorio. La dea si ergeva con un braccio teso su cui stava Nike, a ricordo delle molte vittorie conseguite. La dea portava collana, orecchini e sandali, su cui era raffigurata la Centauromachia. L'altro braccio poggiava su uno scudo ricoperto da scene di una Amazzonomachia e di una Gigantomachia su quello interno.
I temi prevalenti delle raffigurazioni indicano la volontà di richiamare l'attenzione della vittoria della civiltà (della razionalità) ateniese sulla barbarie (l'irrazionalità) persiana.
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