Video appunto: Evoluzione della scrittura

L’età arcaica: i kouroi e le korai



Coerentemente con le convinzioni religiose, che descrivevano il mondo degli dei come specchio di quello degli uomini, gli artisti della Grecia antica cercarono di produrre delle opere ideali.
Questo risultato fu raggiunto, specialmente nella scultura «a tutto tondo», attraverso un lungo e ininterrotto processo di perfezionamento della forma delle statue.
Le prime testimonianze appartengono all’età arcaica, tra il VII e VI secolo a.C.: si trattava di raffigurazioni di giovani nudi (kouroi) o di fanciulle vestite (korai) caratterizzati dalla fissità della posa e dell’espressione. Queste sculture erano impiegate come offerte votive nei santuari o come indicatori tombali nelle necropoli.

L’età classica: ricerca di bellezza e armonia


Durante l’età classica(V-IV secolo a.C.) lo studio attento del movimento e dell’anatomia umana permise agli scultori di raggiungere risultati di sorprendente bellezza e armonia. I Greci idealizzavano la bellezza fisica, a cui doveva corrispondere sempre la bellezza interiore: l’una doveva essere lo specchio dell’altra. Un grande scultore e bronzista dell’età classica, Policleto di Argo, raggiunse con il Doriforo (portatore di lancia) uno dei vertici di questa ricerca, raffigurando un giovane atleta o eroe (probabilmente Achille), ritratto nell’atto di impugnare una lancia, oggi perduta. Con quest’opera la rigidezza del periodo arcaico fu definitivamente superata. Il soggetto ha un atteggiamento a metà tra quiete e movimento: sia le parti in tensione (la gamba destra che lo sorregge e il braccio sinistro piegato), sia quelle a riposo (la gamba sinistra e il braccio destro) trovano immediate corrispondenze reciproche.

Il canone per Policleto



Per innovare la scultura, Policleto osservò attentamente la natura, senza accontentarsi di applicare le consuete convenzioni. Misurando il corpo di un certo numero di persone cercò di stabilire quali dovevano essere le proporzioni ideali di un uomo. Successivamente fissò queste regole in un trattato noto come canone (regola), dove sosteneva, tra l’altro, che per raggiungere questo ideale di bellezza e di perfette proporzioni il corpo umano doveva essere lungo otto volte la misura della testa, il busto corrispondere a tre volte la testa, quest’ultima usata come unità di misura. In pratica per Policleto ogni parte del corpo umano doveva relazionarsi con l’armonia dell’insieme.