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Atena Parthenos


La statua crisoelefantina, scolpita da Fidia nel 438 a.C., doveva essere collocata in una cella del Partenone, nel centro dell’Acropoli di Atene, da cui prende il nome.
Realizzata in avorio, oro e pietre preziose, si tramanda che, date le sue imponenti dimensioni, per costruirla ci fosse stato bisogno di una tonnellata d'oro.
Nonostante le varie leggende sulla statua, è certo che essa sia stata oggetto di ammirazione per tutta l’antichità, ciò è dimostrato dalle numerose copie della statua e dalle frequenti riprese dei temi iconografici ad essa collegati. Infatti le uniche testimonianze che abbiamo della statua, purtroppo andata persa, provengono dalle copie in scala ridotta e dalle fonti scritte contemporanee alla sua creazione.
Alcune delle fonti letterarie, tra le quali quella di Tucidide, affermano che la massiccia quantità d’oro presente sulla statua potesse essere asportata in caso di necessità. Fu ciò che fece il tiranno Lacare nel 269 a.C. per pagare le sue truppe.



Storia della statua


Successivamente sembra che la statua fosse stata di nuovo ricoperta con uno strato d’oro che però risulta essere più sottile del precedente.
In età romana la cella contenente la statua subì un grave incendio e questo fa pensare che è in quell’occasione che la statua venne persa, infatti all’interno essa aveva uno scheletro ligneo bruciato nell’incendio. Secondo questa visione, negli anni successivi all’incendio la statua presente nella cella doveva essere una copia.
Grazie alle varie copie in scala minore dell’Athena Parthenos possiamo evincere le caratteristiche della statua. Questa doveva essere alta circa 12,75 metri, dimensione che impose una variazione della pianta del Partenone e che significò un distaccamento dalle forme canoniche dell’architettura dorica.
Secondo le ricostruzioni Athena era raffigurata in piedi, abbigliata con un peplo ricadente in molti panneggi che creavano pieghe verticali. La dea era ritratta con indosso il suo elmo e la pettorina che componevano la sua armatura. Sia la posa, molto diversa da quella ideata per il Zeus ad Olimpia, sia l’abbigliamento denotano il portamento da guerriera della dea, ciò lo si carpisce anche dall’espressione e dallo sguardo diretto e deciso puntato lontano.
Dalle copie possiamo dire che la dea aveva nella mano destra, sostenuta da una colonnetta, una raffigurazione della dea Nike, simbolo delle vittorie conseguite in battaglia, mentre la mano sinistra poggia sull’orlo superiore dello scudo, dietro il quale si trova il serpente Erittonio il cui culto ad Atene è strettamente intrecciato con quello della dea.
La creatività di Fidia si riscontra nella ricca decorazione che copre la base, la superficie esterna ed interna dello scudo e il bordo dei sandali con temi iconografici che sono strettamente correlati con quelli presenti nel fregio del Partenone. La parte esterna dello scudo era ornata dalle scene di amazzonomachia (battaglia tra greci ed Amazzoni), mentre quella interna dalle scene di gigantomachia (battaglia tra dei e giganti); sulle suole dei sandali il tema trattato è quello della centauromachia (lotta con i centauri); sulla base è raffigurata la nascita di Pandora. Sul collegamento tra la nascita di Pandora e la dea Athena negli anni si sono date molte spiegazioni, la più plausibile è che il mito celebri Athena come protettrice delle attività artigianali.
Il peplo dorico indossato dalla dea era chiuso con una decorazione che rappresentava Medusa, e l’egida, lo scudo magico suo simbolo, ornato al centro dalla testa della Gorgone, attonita da Lotta, Paura, Forza e Inseguimento. Sulla testa la dea aveva un elmo crestato con un cavallo sopra di esso; sui tre cimieri c’erano una sfinge, simbolo della sapienza degli Egizi e dei grifi alati.

A cura di Camilla.
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