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L'ascesa di Cesare


Nel 62 a.C. rientrò in patria Pompeo, uno degli uomini più popolari in politica a quel tempo, grazie ai suoi successi aveva ottenuto sia un grande ricchezza sia un alta popolarità. Ciò preoccupò particolarmente il Senato perché si aspettava un colpo di forza da parte di Pompeo, invece quest'ultimo, appena sbarcato a Brindisi, chiese semplicemente un ratifica dei provvedimenti e la concessione di terre ai suoi veterani. Il senato inizialmente gli concesse un fastoso evento dedicato ai suoi trionfi e lo onorò dell'appellativo "Magno" ("Grande").In seguito rifiutò le sue richieste, non perché fossero inaccettabili, ma perché il Senato stava tentando di riaffermare la sua autorità, inoltre ciò mise in difficoltà Pompeo e ne indebolì il prestigio agli occhi dei soldati. La reazione di Pompeo non tardò ad arrivare, egli si alleò con Cesare e Crasso, entrambi delle figure note in politica, dando vita al primo triumvirato. Nell'accordo si era stabilito che Pompeo avrebbe ottenuto delle terre per i suoi veterani, per Crasso sarebbe aumentato il potere dei popolari e dei cavalieri, mentre Cesare sarebbe divenuto console.
Quando nel 59 a.C. Cesare ottenne il consolato, fornì le terre ai veterani di Pompeo e altri 20000 pezzi di terra ai cittadini, favorì il ceto dei cavalieri e riuscì ad ottenere la carica di preconsole nella Gallia Narbonese (carica che avrebbe ricoperto allo scadere del consolato a Roma).
Perché Cesare volle a tutti i costi il preconsolato in Gallia nonostante non fosse una zona molto ricca?
Cesare voleva reclutare uomini per dar vita ad un proprio esercito, voleva espandersi conquistando la Gallia e voleva ottenere ricchezze e onori.
Durante le elezioni del tribunato della plebe, Cesare appoggiò Clodio, un ex patrizio divenuto plebeo solo per vincere le elezione come tribuno della plebe (cosa che ottenne), da cui i patrizi erano esclusi. Clodio favorì molto la plebe con la distribuzione gratuita di grano, esiliò Cicerone accusandolo di illegalità nella condanna a morte di Catilina e sfruttò delle bande armate per colpire ottimati e pompeiani, a favore della plebe.
Il senato si preoccupò di questo improvviso controllo da parte di Clodio, richiamò Cicerone dall'esilio e chiese aiuto a Pompeo. Nel frattempo i nobili chiedevano la revoca del preconsolato di Cesare in Gallia.
Tutto ciò provocò una crisi del triumvirato e fu così che a Lucca, nel 56 a.C., i triumviri si incontrarono nuovamente per dar vita ad un nuovo accordo: Pompeo ottenne il consolato nel 55 a.C. assieme a Crasso e sarebbe poi divenuto preconsole in Spagna per proteggerla dalle minacce dei romani; Crasso ottenne il consolato con Pompeo e sarebbe poi divenuto preconsole in Oriente, sempre contro la minaccia dei Parti; Cesare infine ottenne il preconsolato in Gallia per altri cinque anni.
Mentre Cesare ultimava la sua espansione e conquista in Gallia, nella capitale vi era il caos. Nel 53 a.C., morì Crasso in Mesopotamia, nella sconfitta a Carre da parte dei Parti e ciò portò quindi alla fine del triumvirato.
A roma prevalse quindi l'Anarchia, non vi era stabilità e aumentavano i conflitti tra ottimati e popolari, in uno di questi, durante il 52 a.C., venne ucciso Clodio e la goccia che fece traboccare il vaso fu il palazzo del Senato che venne dato alle fiamme.
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