Concetti Chiave
- Augusto ha esercitato un'autorità monarchica senza un'investitura ufficiale, rendendo il principato ereditario per evitare il caos a Roma dopo la sua morte.
- Tiberio, figliastro di Augusto, ha assunto il potere ripetendo la farsa del padre, mantenendo un compromesso tra monarchia e repubblica.
- Durante il regno di Tiberio, l'aristocrazia ha cercato di riacquistare il potere, mentre il suo governo è stato segnato da intrighi, vendette e complotti.
- Tiberio ha affrontato un periodo di terrore in risposta ai complotti contro di lui, specialmente da parte di Seiano, suo prefetto del Pretorio.
- Nonostante le controversie, il principato di Tiberio ha mostrato aspetti positivi, come un'amministrazione attenta, investimenti nelle campagne e una politica estera attiva.
La successione di Augusto
Nelle sue opere, Tacito dà una visione negativa del principato, ma in realtà non è proprio così.
Augusto esercitava un’autorità monarchica, convalidata dal Senato e dal popolo, senza che tuttavia ci fosse stata un’investitura ufficiale. Era quindi normale che il principato, alla morte di Augusto diventasse ereditario affinché il potere non ritornasse nelle mani degli organi di governo tradizionali rischiando di far cadere Roma nel caos. In vita, Augusto aveva pensato al problema della successione, ma tutte le soluzioni prospettate furono vane a causa della morte precoce degli eredi designati. Cosicché, nel 14 d.C., anno della morte di Augusto sale al trono il figliastro, Tiberio nei confronti del quale egli non provava nemmeno molte simpatie.
L'ascesa di Tiberio
Appena ricoperto l’incarico, Tiberio, che inizia la dinastia Giulio-Claudia, ripete la stessa farsa che aveva recitato il padre: rimette tutte le cariche ereditate nelle mani del Senato, il quale gliele propone di nuovo e Tiberio le assume di nuovo, quasi fosse un peso e comunque viste le insistenze senatoriali. In questo modo, il compromesso monarchico-repubblicano era ancora una volta salvo e non è un caso se, nelle sue opere, Tacito parla di evidente ipocrisia.
Intrighi e complotti a Roma
Durante il regno di Tiberio, l’aristocrazia si risveglia con lo scopo di riacquistare il ruolo di classe dominante come ai tempi della Repubblica. Inoltre Tiberio si considerava imperatore per diritto di nascita, concetto che Augusto, essendo l’iniziatore del principato, aveva sempre escluso. La situazione si inasprisce quando Tiberio viene ingiustamente accusato di aver organizzato la morte di Germanico, suo nipote e probabile successore al trono. Si apre allora un periodo fatto di intrighi, vendette e complotti. Appoggiato dal prefetto del Pretorio, Seiano, Tiberio dà ordine di perseguitare i familiari di Germanico che avevano diffuso calunnie sul suo operato. Quando decide di abbandonare la capitale per trasferirsi a Capri, la gestione degli affari pubblici è affidata a Seiano che ne approfitta per organizzare dei complotti nei confronti dell’ imperatore. Venuto a conoscenza di quanto Seiano stava tramando, Tiberio reagisce con atti di vendetta terribile, aprendo così un periodo di terrore.
Nonostante ciò, il principato di Tiberio ha degli evidenti aspetti positivi, caratterizzato da un’ amministrazione attenta e contraria allo spreco: nelle campagne sono promossi degli investimenti ed attuata una lotta spietata contro la concussione; non sono aumentate le tasse, anzi vengono ridotte. In politica estera, Tiberio fece condurre delle spedizioni oltre il Reno, comandate dal figlio Germanico, contro le tribù germaniche. Inoltre consolidò il dominio romano in Cappadocia e concluse un patto con i Parti.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione di Tacito sul principato di Augusto?
- Come si è svolta la successione al trono dopo la morte di Augusto?
- Quali erano le dinamiche politiche durante il regno di Tiberio?
- Quali aspetti positivi si possono riscontrare nel principato di Tiberio?
Tacito offre una visione negativa del principato, ma in realtà Augusto esercitava un’autorità monarchica convalidata dal Senato e dal popolo, senza un’investitura ufficiale, il che portò a una successione ereditaria per evitare il caos a Roma.
Dopo la morte di Augusto nel 14 d.C., il figliastro Tiberio salì al trono, nonostante Augusto non avesse particolare affetto per lui, segnando l'inizio della dinastia Giulio-Claudia.
Durante il regno di Tiberio, l'aristocrazia cercò di riacquistare il potere, mentre Tiberio si considerava imperatore per diritto di nascita, portando a intrighi e complotti, specialmente dopo l'accusa di aver organizzato la morte di Germanico.
Nonostante il clima di terrore, il principato di Tiberio si distinse per un’amministrazione attenta, investimenti nelle campagne, riduzione delle tasse e successi in politica estera, come le spedizioni contro le tribù germaniche e il consolidamento del dominio romano in Cappadocia.