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Imperatore Nerva


Attraverso il brevissimo regno di Cocceio Nerva (96-98 d.C.), si passa alla cosiddetta età degli Antonini; Nerva fu portato al trono dai congiurati perché aveva tutti i requisiti per rassicurare il Senato: aveva 70 anni ed era un senatore tradizionalista. Nerva fu molto abile nello scongiurare lo scoppio di una nuova guerra civile, perché l’esercito dei pretoriani era favorevole a Domiziano e quindi, risentito della sua caduta, voleva ribellarsi. Salì al trono Macrino, il prefetto al pretorio, ma le legioni acquartierate in Siria si ribellarono e proclamarono imperatore un lontano parente di Settimio Severo, Elagabalo (218-222 d.C.). Gli eserciti preferivano infatti la soluzione dinastica (Costantino intuirà che uno dei punti di forza per un imperatore che avesse voluto governare a lungo era lo sbandierare il principio dinastico); questo nuovo sovrano sconcertò gli ambienti politici della capitale, perché Elagabalo (soprannome che deriva dal culto solare di un dio siriano), sacerdote di un culto siriano, credeva di ricevere dal proprio dio il suo potere ed il suo crisma di governo, come una sorta di autorizzazione dalla divinità. Elagabalo dichiarò in Senato di preferire il suo culto a quello romano, nutriva inoltre un odio per la guerra e permise alle donne di corte (secondo una fonte, in particolare, alla madre Soemia) di essere le vere padrone dello Stato, siccome lui voleva occuparsi di altro, tanto che secondo la Historia Augusta venne creato un “Senatino” composto di sole donne, che avrebbe addirittura deciso al posto del Senato vero.
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