Il principato di adozione

Il governo di Domiziano aveva segnato profondamente Roma e, dopo la sua morte, tutte le parti in causa sentirono l'esigenza di un profondo rinnovamento della vita politica e, soprattutto, di quelle norme che regolavano il meccanismo della successione. Inoltre spostamento dell'asse produttivo dell'impero verso le province, da cui provenivano derrate alimentari e prodotti di largo consumo, metteva in crisi l'aristocrazia italica e conferiva maggior peso alla nobiltà provinciale mutando profondamente gli equilibri nell'impero. Gran parte dei senatori infatti erano ormai provinciali. Le maggiori responsabilità del degrado politico-istituzionale romano furono individuate nel sistema di successione ereditaria, che concentrava tutto il potere in un individuo senza garanzie sulle sue reali capacità di ricoprire il ruolo imperiale. Si affermò così l'idea che il Principato dovesse essere una carica elettiva, affidata a una persona degna e in grado di affrontare con equilibrio gli oneri del comando.

Il Senato dunque nel 96 d.C. elesse come imperatore l'anziana senatore Marco Cocceio Nerva. Il nuovo imperatore, al momento del suo insediamento, giurò di rispettare le immunità dei senatori e annulla i provvedimenti repressivi di Domiziano tra cui i premi concessi ai delatori, i processi per lesa maestà e le persecuzioni contro i cristiani, ordinando generose distribuzioni di grano per la plebe. Nerva si distinse dagli altri per equilibrio e senso di giustizia e prima di morire di designò come successore di generale più autorevole dell'epoca, ovvero lo spagnolo Marco Ulpio Traiano. Viene a instaurarsi così il meccanismo dell'adozione che rimase in vigore per quasi un secolo: comportava da parte dell'imperatore in carica la scelta del suo successore tra i senatori più autorevoli per meriti verso lo Stato e qualità personali e militari; questa indicazione doveva comunque essere ratificata, e dunque sostenuta, dal Senato.

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