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Pitea: un esploratore vissuto nel IV secolo a.C.


Nel 500 a.C., i Fenici distrussero la città di rivale di Tartesso, forse posta nelle vicinanze dell’odierna Cadice. A questo punti essi non dovevano più temere la concorrenza commerciale in fatto di materie prime provenienti dal nord: ambra, oro, stagno e rame. Anzi, per poter essere gli unici fornitori di questo materiale prezioso, i Fenici posero il blocco alla Colonne d’Ercole, l’odierno Stretto di Gibilterra. Con il tempo, questa situazione spinse i mercanti europei a trovare altre vie per arrivare nel nord Europa per procurarsi tali materiali.
La prima iniziativa in questo senso, di un certo rilievo fu presa dai mercanti di Massilia, l’odierna Marsiglia, una delle città marinare più ricche del tempo. Essi inviarono nel nord Europa una spedizione col compito di osservare, prendere contatti e riferire e la gestione di tale impresa fu affidata al geografo Pitea che già aveva effettuato numerosi viaggi nell’Atlantico ed era autore di numerose opere di astronomia. Péitea era uno studioso di grande valore che addirittura era arrivato a calcolare la latitudine della sua città e a capire che le alte e le basse maree erano causate dalla luna.
Pitea partì da Marsiglia nel 325 a.C. Il suo progetto prevedeva di giungere in Britannia, stabilire se questo paese fosse un’isola o una penisola del continente, individuare il paese d’origine dell’ambra e visitare anche le regioni più orientali. La prima parte del viaggio fu compiuta via terra, seguendo il corso del Rodano, quello della Loira per arrivare ad un porto situato sull’Atlantico, nelle vicinanze dell’odierna Saint-Nazaire. Ovviamente non poteva attraversare le Colonne d’Ercole per immettersi direttamente nell’Atlantico perché lo stretto era controllato dai Fenici. Proseguì verso nord, attraversò la Manica e dopo aver costeggiato la Cornovaglia e le coste occidentali della Britannia. Qui sbarcò sull’isola per visitare le miniere di stagno ed osservare come il minerale veniva scavato, veniva fuso e quindi trasformato in lingotti. Visitò anche le attuali isole Shetland e continuò il suo viaggio verso Thule Questa regione corrisponde all’attuale Norvegia, un paese misterioso che nell’antichità era considerata la zona estrema delle zone settentrionali. Qui osservò e descrisse il fenomeno della durata del giorno di non più di tre ore e come il mare fosse immerso in una nebbia molto densa. Da Thule, Pitea riprese il viaggio verso sud. Costeggiando le coste orientali della Britannia. Arrivato a Dover, sui diresse verso est, in direzione dei paesi baltici alla ricerca dell’ambra, per arrivare fino all’estuario dell’Elba e alle isole Frisone e per toccare Asciburgium (odierna Amburgo). La visita ai paesi bagnati dal Mar Baltico gli permise di capire che l’ambra ha un’origine vegetale e proveniva dalla resina colata delle piante conifere, mentre in quel tempo si credeva che derivasse dalla schiuma marina o che addirittura fosse il sudore del sole come facevano credere i mercanti del nord. Successivamente, percorrendo la valle del Reno e della Mosella, raggiunse di nuovo quella del Rodano.
Ritornato a Marsiglia scrisse un’opera “Intorno all’Oceano” che è andata perduta e tutte le notizie che abbiamo di questo geografo ci provengono da storici greci e romani i quali riportano notizie trapelate nell’ambiente mercantile.
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