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Oreste ed Odoacre

Se nel IV secolo d.C. erano stati i militari, quasi tutti di origine popolare e provinciale a salvare l’Impero, nel V secolo l’esercito era formato quasi completamente da barbari da cui gli aristocratici si aspettavano una certa forma di protezione, anche se spesso pronti ad eliminarli qualora avessero tentato di attentare ai loro tradizionali privilegi.
Approfittando di questo vuoto di potere, i Vandali presero d’assalto Roma nel 455 e per ben 14 giorni e 14 notti la città fu saccheggiata.
Negli anni successivi la situazione fu presa in mano da Ricimero, un comandante dell’esercito barbaro che mise sotto la sua tutela i vari imperatori che si succedevano con un’estrema rapidità. Era il naufragio completo dell’Impero e perfino il tentativo fatto dall’Imperatore di Oriente di cacciare i Vandali dall’Africa fallì miseramente.
Morto Racimero, il potere passò a Oreste. Oreste era un patrizio romano che era stato già segretario di Attila che ricopriva l’incarico di magister militum a cui l’imperatore Giulio Nepote, nel 475, dette l’ordine di cacciare tutti i barbari all’Impero. Ma Oreste era molto infido e faceva il doppio giuoco. Infatti, sapendo che i soldati non avrebbero eseguito i suoi ordini, li spinte a ribellarsi contro l’Imperatore, prese d’assedio Ravenna costringendo così Giulio Nepote a fuggire. Arrivò a far proclamare suo figlio Romolo Augustolo imperatore romano che tuttavia, regnò solo pochi mesi. Infatti nel 476 egli fu deposto dal capo delle milizie barbariche a servizio dell’Impero, Odoacre, e esiliato in una lussuosa villa a Salerno con un appannaggio notevole. Contemporaneamente, Odoacre informò Zenone, l’imperatore d’Oriente, che in pratica si autoproclamava governatore dell’Impero d’Occidente, conservando in titolo di Patrizio. Zenone dette il suo consenso non certo volentieri. Odoacre, dal 476 al 488 si comportò come un re indipendente, segno che orma l’Impero d’Occidente si era ormai estinto. Nel 489, a Verona, Odoacre subì la sconfitta da parte di Teodorico re degli Ostrogoti, inviato in Italia da Costantinopoli. In questo modo, Costantinopoli pensava di sbarazzarsi del suo maggior pericolo, Odoacre e i suoi Ostrogoti accampati nelle vicinanze di Roma, e nello stesso tempo di ristabilire in qualche modo il controllo sull’Italia. Mentre da un lato Teodorico occupava Pavia e Milano, dall’altro Odoacre cercò di trovare rifugio a Roma, dove, però, la popolazione romana, essendogli ostile, gli fece trovare chiuse le porte della città. Anche la successiva guerra contro Alarico II, re dei Visigoti, intervenuto a sostegno di Teodorico si risolse in un disastro. Fuggito di nuovo, Odoacre riparò a Ravenna dove per tre anni subì l’assedio nemico. Nel 493, quando la città era ormai agli estremi, Odoacre si decise ad arrendersi a patto che Teodorico gli risparmiasse la vita arrese. Teodorico promise, ma non rispettò i patti e, qualche giorno dopo uccise, a tradimento, il suo nemico con le sue stesse mani.
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