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Nefertiti


Alla morte del faraone Amenofis III, avvenuta verso il 1353 a.C., , il trono passò a Amenofis IV, suo figlio minore- Secondo l’usanza egiziana, con un nuovo faraonde il calendario veniva rimesso a zero per cui il regno di Amenofis IV iniziò nell’anno I. L’erede si ritrovava a capo del paese più ricco dell’antichità grazie anche alla presenza del Nilo, il più lungo fiume del mondo che bagnava l’Egitto fra Assuan e il mare Mediterraneo- A quel tempo, esso comprendeva sette bracci, contro i due di oggi, per arrivare al mare con un ampio delta. Tutti gli anni, le piene trasportavano e lasciavano depositare un fango fertile. Le terre prosciugate dal sole diventavano, grazie a questo fenomeno, dei campi molto fertili dove la popolazione poteva praticare un ‘agricoltura intensiva. In una società politeista come l’Egitto antico, questo miracolo della natura che assicurava la prosperità al paese e lo preservava dalla carestia, prendeva un aspetto divino e si immedesimava con dio Api. Anche il faraone, dopo la morte, era considerato una divinità a tutti gli effetti. Invece, fintanto che era in vita doveva in qualche modo uniformarsi al codice morale di una società che vedeva nella famiglia un elemento di primaria importanza. Il celibato non era ben considerato nell’antico Egitto per cui nessun faraone regnava senza una sposa ufficiale. Secondo la tradizione, Amenofis IV disponeva di un harem ed è all’interno cdi questo ambiente che il giovane faraone scelse una giovane donna che non aveva origini reali. Essa si chiamava Nefertiti che significa “La bella è venuta”. Essa partorì sei figli, il che rispondeva esattamente ai criteri della società egiziana che valorizzava la fertilità della donna. Tuttavia da Nefertiti non nacque nessun erede maschio, ma Amenofis IV potette aggirare l’ostacolo unendosi in matrimonio con una sposa secondaria,senza dover rinnegare la Grande Sposa Reale. Dalla seconda sposa, il faraone ebbe due figli maschi che alla morte del padre, regnarono a loro volta: il secondo fu Tutankhamon, celebre per la magnificenza della sua tomba scoperta nel 1922.Tuttavia, l’incapacità di dare alla luce un figlio maschio non rese fragile il ruolo di Nefertiti e non allontanò affatto il faraone da sua moglie. Infatti, verso l’anno 5 del regno di Amenofis, la coppia reale condusse insieme l’esperienza spirituale di una nuova religione. Fino a questa data, il giovane monarca aveva seguito le orme del padre e la corte viveva a Tebe, capitale religiosa del regno. Fra i numerosi dei venerati due occupavano un posto importante: Amon, considerato, il re degli dei e il padre del faraone. Tuttavia, Nefertiti aveva già iniziato ad abbandonare la posizione riservata tradizionalmente alle regine, cercando di partecipare attivamente alla celebrazioni del culto religioso. Poco a poco, prese così piede una nuova divinità: Aton, rappresentato dal disco solare o da un uomo con la testa di falcone. Con tempo, le offerte dedicate ad Amon furono destinate progressivamente verso il tempio di Aton, a discapito del culto tebano fino ad allora predominante. Fu così che, appena cinque anni dopo la susa salita al trono, Amenofis, aveva privilegiato il culto di Amon, ridotto il numero delle divinità tradizionali e spostato la capitale religiosa da Tebe a Tell el-Amarna, fondata insieme a Nefertiti. La nuova città concentrava il potere politico e religioso e fu edificata con una rapidità sorprendente. Il clero fu rinnovato e le vecchia famiglie aristocratiche allontanate. Amenofis IV si fece chiamare Akhenato (= spirito vivente di Aton) e Nefertiti, Neferneferuaton (= splendide sono le bellezze di Aton). Anche la rappresentazione di Aton sotto forma di un uomo con la testa di falco scomparse a favore del simbolo astratto del disco solare. Tutta l’attenzione si concentrò allora sulla coppia reale che ormai per trasformarsi interamente in divinità non avevano più bisogno di aspettare la morte. Anche l’arte fu influenzata dalla nuova religione. Infatti, Nefertiti, invece di tenersi dietro allo sposo, era sempre collocata di fronte a lui, come se fosse la sua contropartita femminile: l’aspetto di Nefertiti si rifletteva in quello di Amenofis IV. Alcuni studiosi si chiedono se non si fosse giunti ad una sorta di coreggenza, andando quindi aldilà della semplice sfera religiosa. Verso l’anno 13, la loro figlia preferita morì e a questo evento luttuoso ne successero altri; per combattere le disgrazie, il faraone intensificò il culto di Atone, ma probabilmente si trattò di una peste che, in quel tempo, imperversa a nel Medio-Oriente. Dopo il decesso della figlia, il nome di Nefertiti scomparve dai rapporti ufficiali, forse anch’essa uccisa dalla peste.
Amenofis IV morì nell’anno 18 e dopo un breve regno del suo figlio primogenito, il trono passò al figlio minore, Tutankhamon. Egli abbandonò Telkl el-amarna per ritornare a Tebe e con lui l’esperienza spirituale di Nefertiti ebbe fine.
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