[bIl culto del Sole]

Nella commissione tra divinità e culti locali, che non cessò mai del tutto nell'antica civiltà egizia, spicca costante la venerazione per il Sole: il suo sorgere quotidiano e il suo moto regolare erano collegati al periodico ritorno delle piene del Nilo, apportatrici di prosperità. In origine a Tebe il Sole era venerato come Amon, e nel resto dell'Egitto come Ra; più tardi le due divinità si fusero nel dio-Sole Amon-Ra. La speciale adorazione verso il Sole - lo stesso faraone si identificava con questi astro - adombra una concezione positiva della vita, ben lontana dal terrore della morte che turbò la vita di altre civiltà antiche.

Il Sole era identificato con la vita stessa, perché ogni giorno, dopo il buio della notte, torna nuovamente a splendere; gli Egizi infatti credevano nell'esistenza di una vita oltre la morte è nella resurrezione dei morti, il che spiega la particolare attenzione rivolta alla conservazione del corpo dei defunti mediante la mummificazione. In origine, si pensava che solo al faraone fosse riservato un destino ultraterreno, ma durante il Medio Regno si affermò l'idea di attribuire una vita oltre la morte anche a tutti coloro che avevano condotto un'esistenza onesta e consona ai principi religiosi e al volere del faraone.

Da questa concezione, che creava negli uomini l'aspettativa e l'ansia per il giudizio divino da cui dipendeva la vita ultraterrena, traspare il tentativo di introdurre in una società gerarchizzata come iella egizia un ulteriore elemento di regolazione e di controllo delle classi subalterne.

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