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Le lotte interne e la decadenza: la crisi di Atene


Pericle concedette a tutti i cittadini il diritto di essere eletti magistrati, ed ai più poveri una indennità per ogni giorno di lavoro perduto per partecipare all’assemblea. In questo modo tutti i cittadini presero parte alla vita politica e la democrazia venne stabilmente fondata in Atene. Ma proprio questo fatto la allontanò sempre più da Sparta, cosicché ben presto la rivalità, sopita dal comune pericolo delle guerre persiane, tornò a rivelarsi e pose di fronte la Lega di Delo, capeggiata da Atene, e quella del Peloponneso che aveva a capo Sparta.
Nel 431 a. C. scoppiò tra le due leghe la guerra detta del Peloponneso che, con alterne vicende, e interrotta da brevi fasi e tregue, durò quasi trent’anni (431-404).
Essa si svolse in tre periodi:
1. dal 431 al 421 a. C. si combatté in Grecia, con grave danno di ambo le parti. In Atene scoppiò una terribile peste di cui fu vittima lo stesso Pericle (429 a. C.);
2. dal 419 al 413 a. C. si combatté in Sicilia: Atene vi subì gravi sconfitte sotto la guida di Alcibiade, uomo intelligente, ma troppo ambizioso e perciò nocivo alla sua stessa patria;
3. dal 413 al 404 a. C. Atene fu sconfitta per terra e per mare. Assediata e conquistata dovette sottostare alle dure condizioni impose da Sparta. Anche le famose “lunghe mura” che l’avevano unita al Pireo dovettero essere abbattute.

La sconfitta portò al potere i Trenta Tiranni, un gruppo di oligarchi che governarono dispoticamente Atene e furono cacciati da Trasibulo, che restaurò gli ordinamenti democratici.
Fu proprio il partito democratico, eccessivamente timoroso verso ogni elemento che potesse turbare la rinnovata democrazia, che processò e condannò a morte Socrate, nel 399 a. C. era costui un grande filosofo e maestro, che era stato proclamato il più sapiente degli uomini dall’oracolo di Delfo e che, per tutta la sua vita, aveva cercato di guidare i suoi concittadini a vivere virtuosamente.
Egli isegnava che nuoce meno subire l’ingiustizia che farla agli altri, che nessun danno personale può farci tradire la nostra vocazione o andare contro la coscienza, che la vita vera è quella dell’anima e non quella del corpo. La condanna di Socrate fu un triste episodio, indice della decadenza di Atene.

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