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La volontà dei tre uomini si affermò grazi alla legge Titia, votata dai comizi centuriati il 26 novembre de 43 a.C., con cui nacque il secondo triumvirato. Tuttavia, a differenza del primo che era stato un'alleanza privata fra Cesare, Crasso e Pompeo, quest'accordo fu una vera e propria magistratura dello Stato, concepita per sostituire le istituzioni repubblicane. I poteri straordinari avrebbero dovuto scadere il 31 dicembre del 38 a.C., dopo cinque anni utili a riorganizzare Roma sotto il loro potere. Essi promulgavano le leggi, nominavano i magistrati, giudicavano senza appello, decidevano della pace e della guerra, assegnavano terre, fecero coniare le monete con la loro immagine.
Iniziarono presto ad eliminare gli avversari politici, prima a caso e poi con il famigerato sistema delle proscrizioni: Ottaviano si distinse per crudeltà e per accanimento, anche se avrebbe voluto salvare Cicerone per l’amicizia stabilita con lui l’estate precedente. Tuttavia Antonio lo fece inserire nelle liste e così fu ucciso da un centurione su un viale che dalla sua villa di Gaeta conduceva al mare, dove si stava dirigendo per lasciare l’Italia su una nave. I triumviri si spartirono anche le province: a Lepido spettarono la Spagna e la Gallia Narborense, ad Antonio toccarono la Gallia Transalpina e Cisalpina, ad Ottaviano l’Africa e la Sicilia, che però rimasero sotto il controllo di Sesto Pompeo.

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