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Ittiti - Il Popolo delle alture

L'Asia Minore, detta anche Anatolia, è circondata da montagne alte e impervie.
Durante il Neolitico, su tali alture vivevano delle comunità isolate, organizzate in villaggi; questi gruppi umani praticavano un'agricoltura molto povera, mentre una certa importanza aveva l'allevamento del bestiame, specialmente di ovini, che imponeva una continua ricerca di pascoli e quindi una forma di vita seminomade. Le difficili condizioni ambientali, le magre risorse agropastorali, l'isolamento delle popolazioni non consentivano dunque la nascita di centri urbani, nè tanto meno la formazione di un forte potere statale.
Gli Ittiti erano una popolazione indoeuropea originaria della pianura compresa tra il Mar Nero e il Mar Caspio, dove erano vissuti allevando bestiame e praticando un'agricoltura che esauriva rapidamente la fertilità del suolo. Agli inizi del II millennio a.C. gli Ittiti giunsero nell'altopiano anatolico, si stabilirono lungo la grande ansa del fiume Halys e crearono un potente impero con capitale Hattusas, una città efficacemente fortificata.

I sovrani ittiti, grazie a un esercito formato da truppe permanenti, dotate di carri da combattimento trainati da cavalli (addomesticati nelle pianure euroasiatiche e ancora sconosciuti nel Vicino Oriente) e di robustissime armi di ferro, sferrarono attacchi verso la Siria settentrionale, sia perché attratti dalle ricchezze delle città, sia per contrastare la spinta espansionistica di Mesopotamici ed Egiziani. Nel 1596 a.C., gli Ittiti si spinsero fino a Babilonia, che venne espugnata e saccheggiata, e nel 1275 a.C. si scontrarono in battaglia con le forze egiziane a Kadesh.
Dopo il trattato di pace con l'Egitto, il Regno ittita, anziché conoscere un periodo di tranquillità, fu logorato da discordie dinastiche e disordini interni. Così, divisi e fiaccati, gli Ittiti non furono in grado di respingere i Popoli del Mare, che intorno al 1200 a.C. distrussero Hattusas, cancellando per sempre l'impero ittita dalla storia. Il vuoto politico che si determinò in Asia Minore fu poi colmato da regni e principati di scarsa importanza.
Il contributo più importante degli Ittiti allo sviluppo della civiltà è rappresentato dai progressi che realizzarono nella lavorazione del ferro. I minerali ferrosi venivano fusi già alla fine del III millennio a.C., ma la massa ottenuta era piena di impurità e scarsamente utilizzabile perché poco resistente. Intorno al 1400 a.C. i fabbri della tribù dei Calibei, soggetta agli Ittiti e stanziata sulle montagne armene in prossimità del Mar Nero, scoprirono che il ferro battuto, arroventato più volte e martellato a caldo, si liberava delle scorie e diventava più duro se raffreddato nell'acqua. Ciò consentì di avere utensili e armi perfettamente taglienti, e quindi estremamente efficaci.
I sovrani ittiti presero misure molto severe per tenere segreto tale procedimento ma, dopo l'invasione dei Popolo del Mare, la nuova tecnologia siderurgica si diffuse rapidamente in Oriente e in Occidente e così, intorno al 1000 a.C., ebbe inizio l'età del ferro.
A differenza del rame, che era piuttosto raro e costoso, il ferro era presente in quasi tutti i Paesi, per cui numerose regioni europee divennero nuovi centri di civiltà. L'ascia e il vomere dell'aratro, ormai di ferro, permisero infatti di disboscare e arare ampi territori, soprattutto lungo il corso del Danubio, in Italia, Gallia e Spagna, dove sparsi gruppi umani vivevano ancora in condizioni assai arretrate.

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