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L’Impero romano: l’espansione e lotte interne

Con l’acquisizione del titolo di “Augusto” da parte di Ottaviano ha inizio l’ultima fase della storia romana, quella imperiale. Le tendenze accentratrici del potere nelle mani del sovrano hanno prevalso sui tentativi del Senato (l’assemblea degli esponenti delle famiglie nobiliari più antiche della città)
di frenare e regolamentare queste istanze assolutistiche.
Il succedersi delle dinastie imperiali non ha comunque impedito l’emergere di continui conflitti tra questi due poli di autorità, con esiti talvolta drammatici per la città. I casi di Caligola (morto nel 41 d.C.) e Nerone (morto nel 68 d.C.), imperatori della prima dinastia, quella Giulio-Claudia, sono
diventati paradigmatici per i livelli di efferatezze raggiunti dalla loro politica e sono dunque passati alla storia come emblemi dell’assolutismo sfrenato, privo di regole e controllo. Con la morte di Nerone
termina la dinastia Giulio-Claudia, cui succede la dinastia dei Flavi, con Vespasiano, Tito e Domiziano.

Espansione territoriale e problemi amministrativi

Malgrado le tormentate vicende interne, nei cinque secoli seguenti Roma raggiunge la massima espansione territoriale. Traiano (imperatore nel 98 d.C.) conquista la Dacia (una zona compresa tra l’Ungheria e la Moldavia) e si spinge in Oriente: Roma controllava allora l’intera Europa occidentale,gran parte di quella settentrionale e dei Balcani,tutto il bacino del Mediterraneo e parte dell’Africa del Nord e della Mesopotamia. Questo vasto impero poneva però all’ordine del giorno una serie di gravi problemi amministrativi e politici. Era diviso in province, alle quali erano preposti funzionari,incaricati di vigilare sull’ordine pubblico e di riscuotere le imposte destinate a sostenere economicamente le esigenze, talora esose, della capitale.
Spesso il malcontento popolare esplodeva in rivolte che richiedevano l’intervento dell’esercito: nel I secolo d.C., durante il regno dell’imperatore Tito,la rivolta della popolazione di Gerusalemme e della Palestina determina la deportazione forzata e in massa dei rivoltosi.

Fragilità della carica imperiale e ruolo dell’esercito

Sotto il profilo economico, militare e anche culturale Roma raggiunge dei livelli di eccellenza, grazie alle risorse straordinarie che giungevano da tutte le terre dell’Impero; a questa potenza si associa tuttavia un’estrema fragilità della carica imperiale.
Il potere imperiale era centro di aspre e sfrenate contese per la successione al trono, complicate ulteriormente dall’intervento dei comandanti dell’esercito romano, che possedevano una decisiva autorità personale e politica. L’intesa con l’esercito era infatti una condizione indispensabile
per il mantenimento del potere centrale all’interno di un quadro geo-politico in continuo fermento, quale era l’Impero romano nei primi secoli dopo Cristo. Con la morte di Marco Aurelio, l’imperatore filosofo, ultimo esponente della dinastia degli Antonini, e l’affermazione della dinastia dei
Severi (fine del II e inizio del III secolo), si determina una crisi economica che condurrà l’Impero alla sua fase finale.
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