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Guerra del Peloponneso - Le cause

Atene era dunque all’apice del suo splendore, quando maturò il più grave sconvolgimento politico mai toccato al mondo greco: la guerra tra Atene e Sparta, o “Guerra del Peloponneso”.
Molti furono i motivi che portarono alla guerra. Atene, in primo luogo, non aveva risparmiato atti di ostilità contro Sparta: nel conflitto tra Corinto (alleata di Sparta) e la sua rivale Corfù, per esempio, Atene era intervenuta a favore di quest’ultima; aveva poi preteso che Potidea, alleata di Atene ma colonia di Corinto, troncasse i rapporti con la madrepatria; Pericle, infine, era giunto a far provare un decreto che escludeva Megara, alleata di Sparta, dai porti e dai mercati della Lega delio-attica. Alla richiesta spartana di ritirare il decreto Atene oppose un deciso rifiuto (431 a.C), Scoppiò così una guerra che, pur con una breve tregua, sarebbe durata per più di venticinque anni: un’intera generazione, dunque dopo cinquant’anni di pace ininterrotta – periodo che nella storiografia sarebbe poi stato tradizionalmente definito pentekontetìa (ossia “cinquantennio”) – crebbe e divenne adulata nell’angoscioso clima di un conflitto combattuto senza risparmiare di energie. Come scrisse Tucidide, questa guerra più di ogni altra mutò il modo di vivere dei Greci; del resto, sempre secondo ‘acuta analisi di questo grande storico greco, i motivi che le due parti addussero per giustificare questa decisione furono numerosi, ma “una sola è la causa più vera: l’eccessivo potere di Atene e la paura che esso suscitava”.

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