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La guerra del Peloponneso

Dopo la pace di Callia, le tensioni tra Sparta e Atene non si erano placate completamente; soprattutto Atene intervenne più di una volta negli affari di altre poleis legate a Sparta. L'evento che scatenò la guerra tra le due città fu il rifiuto di Atene di ritirare un decreto che escludeva la città di Megara, alleata di Sparta, dai porti e dal mercato della Lega delio-attica. Questa guerra prese il nome di guerra del Pelopponeso e durò poco meno di trent'anni (431 a.C.-404a.C.). Questa guerra fu importante perché era lo scontro tra due forme di governo antagoniste: la democrazia di Atene e l'oligarchia spartana.

Gli spartani e gli alleati della Lega del Pelopponeso invasero l'Attica e la devastarono. Pericle voleva evitare la battaglia campale e sfruttare invece il dominio sul mare; gli spartani, a lungo andare, non avrebbero avuto risorse per mantenere gli eserciti. Il piano di Pericle poteva rivelarsi corretto ma, solo dopo un anno di guerra, nel 430 a.C., scoppiò un'epidemia di peste ad Atene, morirono molti ateniesi tra i quali Pericle. Ad assumere il potere fu allora Cleone, un commerciante di pelli; egli fu fautore di una politica di intervento militare, seppe far leva sui bisogni immediati del popolo ma non ebbe la lungimiranza di Pericle.

Dopo il 429 a.C. gli eventi militari si susseguirono senza nessuna risoluzione definitiva: gli spartani saccheggiavano la campagna attica, gli ateniesi mantenevano il dominio sul mare.
Nel 425 a.C gli ateniesi occuparono l'isola di Sfacteria, gli spartani reagirono inviando l'esercito guidato dal generale Brasida che riuscì a conquistare alcune città coloniali ateniesi; nel 422 a.C. ad Anfipoli ci fu una battaglia che si risolse con nessun vero vincitore ma causò la morte di Brasida e Cleone.
Nel 421 a.C. allora, ad Atene, venne stipulata la pace di Nicia, si conluse così una prima fase della guerra chiamata guerra archidamica, dal nome di Archidamo, re di Sparta.
La pace durò pochi anni, Sparta provocò più di una vola Atene e uno degli atti più clamorosi fu la spedizione contro l'isola di Melo. Questa era una colonia spartana rimasta neutrale, gli ateniesi volevano che si alleasse con loro, quando i meli rifiutarono l'isola venne espugnata (415 a.C.).

Nel frattempo ad Atene si stava affermando un nuovo personaggio: Alcibiade. Era un parente di Pericle , era intelligente ma allo stesso tempo spregiudicato: preferiva seguire l'interesse personale piuttosto che quello comune.

Nel 416 a.C. Segesta, una città siciliana alleata con gli ateniesi, mandò una richiesta di aiuto contro Siracusa, che era alleata di Sparta. Alcibiade convinse l'assemblea a raccogliere la richiesta di aiuto; al comando della spedizione c'erano tre strateghi: Alcibiade, Nicia e Lamaco. Accadde però un imprevisto: pochi giorni prima della spedizione molte immagini sacre al dio Erme, le erme, furono trovate mutilate; questo evento fu visto come un presagio negativo e come un tentativo di rovesciare la democrazia. Venne fatto anche il nome Alcibiade, in questo modo i suoi oppositori volevano metterlo in cattiva luce. Si decise comunque di far partire Alcibiade con la spedizione per la Sicilia; dopo la sua partenza i suoi avversari continuarono ad alimentare l'indignazione popolare e inviarono una nave in Sicilia per far tornare Alcibiade in patria. Lo stratega, intuito il pericolo, decise di fuggire presso alcuni amici spartani, diventando egli stesso un prezioso consigliere politico di Sparta.
Non si venne mai a capo di questo fatto, le conseguenze però furono disastrose: senza Alcibiade la spedizione siciliana fu condotta con minore
energia; si pensa, inoltre, che gli spartani vennero a conoscenza dei segreti militari dallo stesso Alcibiade.

Gli ateniesi decisero di proseguire l'assedio di Siracusa sotto la guida di Nicia; nel 414 a.C. la città siciliana fu bloccata sia per terra che per mare, giunse però in aiuto un contingente spartano e una flotta d a Corinto, inoltre, nella pianura in cui erano accampati gli ateniesi si diffuse la malaria. Nel 413 a.C. arrivò in aiuto un contingente da Atene nella speranza di attaccare via terra, l'attacco fallì completamente.
Gli ateniesi decisero di ritirarsi a Catania, si verificò però un'eclissi di luna che gli indovini percepirono come un presagio negativo, si decise allora di posticipare la partenza di un mese. Questo indugio fu fatale perché i siracusani riuscirono a bloccare e sconfiggere le flotta ateniese. La sconfitta degli ateniesi fu totale: Nicia fu subito ucciso mentre gli altri ateniesi furono imprigionati nelle cave di pietra siracusane, le Latomìe.

Gli spartani, data la sconfitta di Atene, decisero di riprendere le azioni militari; grazie al consiglio di Alcibiade fortificarono Decelea, una località in Attica, che divenne un presidio fisso. Atene era tenuta sotto assedio costante e le vie di comunicazione erano bloccate; quest'ultima fase della guerra è ricordata come guerra deceleica.
Molte città della lega delio-attica disertarono e i persiani si allearono con gli spartani. Gli ateniesi trovarono la forza di reagire: si decise di ricorrere al tesoro statale che Pericle aveva depositato per le emergenze, venne allestita una nuova flotta e la guerra proseguita.

Nel 411 a.C. i conservatori presero il potere ad Atene con un colpo di stato e abolirono la costituzione democratica. Venne creato il consiglio dei Quattrocento. Essi volevano la pace immediata con Sparta, nel frattempo però, Alcibiade, si era riappacificato con Atene e la democrazia fu restaurata.
La guerra proseguì e le sue sorti si decisero in mare: gli ateniesi sconfissero la flotta spartana presso le isole Arginuse, dopo la battaglia si verificò una tempesta che causò gravi danni alla flotta ateniese. Nel 405 a.C. la flotta ateniese fu definitivamente sconfitta nella battaglia di Egospotami; nel 404 a.C. Atene fu costretta a chiedere la resa.

Le condizioni di resa furono dure: Atene avrebbe dovuto abbattere le Lunghe Mura, rinunciare alla flotta e all'egemonia marittima, abolire la costituzione democratica ed entrare come stato satellite nella Lega del Peloponneso.

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