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Le fonti sono discordi sul contenuto della missiva. Ad esempio, lo storico Dione Cassio che scrive quasi tre secoli dopo questi eventi, attribuisce a questa lettera il contenuto che Appiano riferisce alla lettera dell'anno precedente di cui abbiamo parlato sopra. Stando al racconto di Dione Cassio, in quell'occasione il Senato avrebbe discusso tre questioni, formulando altrettante risposte, due coerenti fra loro e la terza contradditoria con la seconda; nella prima si dichiarava che Cesare dovesse essere sostituito nel proconsolato delle Gallie allo spirare del mandato; nella seconda si lasciava che Pompeo mantenesse il suo potere proconsolare; nella terza, favorita in maniera abile e con varie lusinghe da Curione, si esprimeva parere favorevole a che entrambi i generali deponessero il loro potere, in modo da fugare definitivamente lo spettro di una guerra civile. Appiano invece, attribuisce questa discussione con le relative delibere a un mese prima, all'1 dicembre del 50 a.C., quando Curione era ancora tribuno della plebe a Roma e non legato di Cesare a Ravenna. Quando poi Cesare fu informato sui fatti da Curione, che lo raggiunse a Ravenna allo scadere dell'anno di tribunato, gli consegnò una nuova lettera per il senato, appunto quella che fu letta, ma non discussa, l'1 gennaio del 49, la quale conteneva una proposta più conciliante: Cesare era disposto a lasciare che Pompeo mantenesse il potere proconsolare delle Spagne e il comando delle due legioni che aveva in Italia, purché Cesare mantenesse il governo della sola Gallia Cisalpina e della XIII legione qui stanziata fino all'elezione al consolato, rinunciando al proconsolato delle Gallie al di là delle Alpi e al controllo di tutte le legioni là rimaste. Delle altre fonti, Svetonio concorda con Appiano, Plutarco con Dione Cassio, anche se entrambi sono più succinti.

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