gaiabox di gaiabox
Ominide 3551 punti

Esclusione e subalternità della donna

Consegnata alla vita domestica, dedita alla procreazione e all'allevamento della prole, la donna era esclusa dallo spazio pubblico. A testimonianza di questa condizione esistono moltissimi documenti nella letteratura greca, a cominciare dai poemi omerici, i quali certo esprimono la visione del mondo di una società arcaica, ma ancora in età classica costituiscono la base della formazione delle giovani generazioni. All'inizio dell'Odissea, per esempio, Telemaco, prima di intraprendere una discussione politica, ingiunge a Penelope di ritirarsi nel gineceo, perché «discutere è cosa da uomini». A sua volta, lo storico Tucidide attribuisce a Pericle il giudizio secondo cui per una donna ateniese era motivo di merito che non si sapesse nulla di lei, e che anzi non la si vedesse per le strade della polis, giacché il suo luogo era l'oikos, la casa.

Come risulta da molte testimonianze, anche il matrimonio, l'evento più importante della vita di una donna, era concepito come un contratto fra il padre della sposa e il giovane pretendente, con il quale il primo cedeva la ragazza al secondo, insieme a una certa dote, al fine precipuo di assicurarsi una discendenza, non solo dai figli maschi, ma anche attraverso le femmine. In questo quadro, l'amore tra i futuri coniugi non aveva grande spazio, perché ciò che contava era l'accordo tra padre e sposo; i giovani del resto avevano poche occasioni per conoscersi, per lo più limitate alle feste religiose, che erano forse, nella vita della polis, l'ambito in cui più ampio era il ruolo riconosciuto a donne e fanciulle.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email