L'ascesa al potere e la tetrarchia
Diocleziano (o Gaio Valerio Diocle) venne acclamato augusto dalle sue truppe nel 284, al posto del defunto imperatore d’oriente Numeriano che condivideva il potere con suo fratello Carino, imperatore d’occidente fino al 285, anno in cui venne sconfitto proprio da Diocleziano, che divenne l’unico sovrano dell’impero.Il suo monopolio sul principato però durò solo fino al 293 quando trasformò l’impero in una tetrarchia, ovvero una nuova forma di governo in cui il potere era affidato, oltre ovviamente a Diocleziano, anche ad altre tre figure, alle quali era affidata a ognuno una parte del dominio romano.
Queste tre figure erano:
1 augusto, ovvero Massimiano che governava sulla penisola italica e sulla costa nordafricana e che condivideva lo stesso titolo e ammontare di potere con Diocleziano, il quale era anche lui stesso un augusto, titolo con il quale aveva garantita l'autorità di governare sulla penisola anatolica, l’egitto e sui paesi affacciati sul mar di levante
2 cesari, che avevano un potere ridotto rispetto agli augusti ai quali erano sottoposti.
Alla morte o al termine del mandato dei loro “capi” i cesari subentravano al loro posto, prendendo il titolo di augusti e eleggendo a loro volta i loro successori.
I primi detentori di questo titolo furono:
Galerio, scelto da Diocleziano per governare sulla penisola balcanica e sui balcani
Costanzo Cloro, nominato da Massimiano sovrano della Gallia, della Spagna e della Britannia
Il motivo dell’introduzione della tetrarchia fu quello di facilitare l’amministrazione dello sterminato territorio sotto il controllo romano e di semplificare la successione del potere, che nel tempo aveva già causato troppe guerre.
Riforme
Oltre alla tetrarchia Diocleziano introdusse altre importanti riforme e novità, come:-L’editto dei prezzi, introdotto nel 301 come tentativo di combattere la crescente inflazione che stava rendendo complicata la vita dei cittadini, specialmente quelli meno abbienti.
L’editto stabiliva il massimo di denari che un lavoratore poteva ricevere come stipendio, per esempio per un bracciante erano 25 denari, e il massimo prezzo a cui una merce poteva essere venduta.
Questo editto però non sistemò la situazione, infatti alcuni stipendi erano ancora troppo bassi, come quello del bracciante sopracitato che con quel misero reddito poteva permettersi al massimo di non morire di fame. Questa riforma andava inoltre ad incentivare la vendita sul mercate nero, spazio economico illegale e non supervisionato dove i mercanti vendevano alcune merci, troppo preziose per essere vendute nei mercati comuni ad un prezzo prestabilito dal governo e non profitevole per il venditore.
-L’introduzione di un nuovo sistema di imposte, basato su un censimento delle persone nell’impero e dei loro beni, che serviva principalmente a calcolare a grandi linee le entrate annuali delle casse dello stato provenienti dalle tasse imposte ai cittadini, contributi che variavano di quote richieste in base al patrimonio e al lavoro della persona, ma che nonostante ciò si presentavano comunque molto gravanti sulle persone, specialmente sui contadini i quali o si ribellarono, venendo repressi con la forza, oppure si trovavano obbligati a vendere ai gia ricchi latifondisti che andavano così ad accrescere i loro possedimenti .
Inoltre per mantenere fisso il guadagno vennero obbligato i figli dei contadini a perseguire il lavoro dei loro genitori.
-La modifica della struttura dell’esercito, del quale vennero raddoppiati gli effettivi e il numero e le dimensioni delle legioni che lo componevano, le quali passarono dall’essere 47 all’essere 60.
-L’aumento delle province,che passarono da 47 a 85 (molto più piccole), e che vennero raggruppate in 13 diocesi