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La Crisi della repubblica romana

Date:
133 a.C. Tiberio Gracco propone una riforma agraria. Violenti scontri a Roma.
123-122 a.C. Caio Gracco chiede una riforma agraria e l'attribuzione della cittadinanza.
112-105 a.C. Guerra contro Giugurta, re di Numidia. Mario riforma l'esercito.
107 a.C. Primo consolato di Mario.
102-101 a.C. Vittorie di Mario contro cimbri e teutoni
100 a.C. Mario console per la quinta volta.
91-88 a.C. Rivolta degli alleati italici per la quinta volta
88-85 a.C. Guerra contro Mitridate, re del Ponto
88 a.C. Silla entra a Roma con l'esercito
83-82 a.C. Guerra civile in Italia: scontro tra mariani e sillani
82-79 a.C. Dittature e riforme di Silla.

Dopo le guerre puniche Roma era diventata il centro della vita politica, governata dal potere dei patrizi e dagli aristocratici. La nobiltà si divideva in due; infatti una parte disprezzava la cultura greca, che stava incominciano a diffondersi anche a Roma grazie all'immigrazione di medici e insegnati e filosofi greci. Nel 155 a.C. gli ateniesi mandarono a Roma come ambasciatori tre filosofi: Diogene, Critolao e Carneade. Con l'arrivo di filologi (quelli che studiavano i testi) e grammatici rei nacquero le prime scuole di letteratura greca. Molto importanti perché i greci non erano disposti ad imparare il latino, quindi il greco venne utilizzato come lingua internazionale.

Il luogo in cui le due culture conversero meglio fu il Circolo degli Scipioni (N.B. Scipione l'Africano, Scipione Emiliano, Lucio Emilio Paolo, filosofo stoico Panezio, storico greco Polibio). il suo scopo era la diffusione della cultura greca e cercavano di giustificare l'imperialismo romano e l'espansione in Oriente utilizzando la filosofia. Essi trovavano oppositori come Catone il Censare che invocavano la difesa degli antichi costumi e tradizioni italiche.
imperialismo: comportamento di una città/ paese che vuole sottomettere altri paesi/popoli per ricavarne vantaggi economici.
impero: territorio soggetto ad un potere centrale che comprende individui che hanno diversa lingua/cultura/razza.
L'antica autorità della famiglia patriarcale si indebolì: le donne ottennero di conseguenza maggiore libertà e molte misero in discussione il loro tradizionale ruolo domestico e familiare e vennero inserite nuove divinità (Giove, Giunone, Minerva…) che si integrarono con quelle già esistenti. Tuttavia era una religione di stato ed era regolata pubblicamente.

Le guerre avevano danneggiato i piccoli proprietari terrieri; infatti siccome erano andati a combattere, al loro ritorno i campi erano inariditi e sul mercato c'erano cereali più convenienti dei loro (quelli dei territori d'oltremare). A loro non rimanevano che due possibilità: o trasformare la coltivazione in ulivi o vigneti (molto costosa questa trasformazione) oppure vender il campo ai grandi proprietari terrieri e farsi assumere (molto improbabile, preferivano gli schiavi) o andare in città. Però questo fenomeno aumentò la disoccupazione e quindi vennero chiamati proletari (perché la loro unica ricchezza erano i figli) e divennero clienti.

I cavalieri erano quelli che si erano arricchiti dai bottini di guerra. Essi avevano capito che un modo conveniente di arricchire era negli appalti pubblici assegnate loro dallo stato. Siccome dal 218 a.C. la lex Claudia proibiva ai senatori di fare il commercio marittimo, questo compito venne affidato ai cavalieri e divennero appaltatori delle tasse e poi versavano allo stato una quota fissa e precedentemente pattuita di ciò che incassavano…. infatti ne approfittavano per estorcerne di più.
Le guerre avevano contribuito ad aumentare anche le proprietà terriere dell'aristocrazia, che ne traeva grandi profitti grazie a un'organizzazione razionale della produzione agricola detta fattoria. La loro produzione venne incrementata su larga scala: furono introdotti grandi allevamenti di bestiame, lasciato allo stato sembravo. La loro rendita non generò un reinvestimento delle risorse.

Gli schiavi erano inseriti nel sistema patriarcale e venivano trattati con rispetto. Differivano dai figli solo dal grado giuridico e sociale e lavoravano nei campi assieme al pater e ai figli. Però sul finire del II secolo a.C. il numero degli schiavi era aumentato e il loro rapporto era mutato.
Quindi il mercato degli schiavi era diventato un'attività fiorente e tra le più produttive del Mediterraneo. Il più grande era a Delo.

La schiavitù del II e del I secolo a.C. ebbe conseguenze negative sull'economia perché era applicata a larga scala e molto più di quanto fosse necessaria ed era applicata soprattutto all'agricoltura. Dunque, erano diventati uno strumento di produzione ed erano sfruttati al massimo. Erano malnutriti e e quando non potevano più lavorare venivano abbandonati a se stessi.
Esistevano degli schiavi privilegiati destinati ai lavori domestici; potevano avere una casa propria. Esistevano gli schiavi intellettuali provenienti generalmente dalla Grecia, utilizzati come pedagoghi o come medici che godevano di un buon trattamento e di rispetto e generalmente dopo un paio d'anni vennero lasciati liberi come segno di riconoscenza.
La presenza di masse di schiavi era un pericolo incombente. Infatti si sono verificate un sacco di rivolte di schiavi nel 136 a.C. in Sicilia da parte di Euno, che aveva assunto il nome di Antioco, come re di Siria, aveva dato vita a un vero e proprio stato, coniava monete di rame con la propria effigie e si circondava di una vera e propria corte. Egli riuscì a mettere scacco al governatore della Sicilia e ad impadronirsene.

Le magistrature erano corrotte: chi intraprendeva la carriera politica lo faceva per diventare console e avere tutti i vantaggi legati a quella carica. I cavalieri non volevano che cambiasse il mezzo che li aveva arricchiti.
Nonostante l'importanza che avevano avuto gli allenati (combattere nelle guerre) erano ancora considerati come una specie di sudditi. Ancora più scontenti erano gli abitanti dei territori al di fuori dell'Italia, infatti in tutte queste zone, i magistrati incaricati di governare abusavano del loro potere, sottoponendo i sudditi provinciali a vessazioni continue.

Secondo Tiberio Sempronio Gracco il proletariato urbano stava diventando una mazza incontrollabile e pericolosa. Nel 133 a.C. si fece eleggere tribuno della plebe per poter proporre una legge agraria votata dalla sola plebe e che avrebbe vincolato tutta la popolazione. Egli si era limitato a riaffermare una vecchia regola, secondo la quale nessuno poteva possedere più di 500 iugeri di terreno pubblico che poteva far recuperare allo stato molti appezzamenti di terra da poter poi ridistribuire. Questa venne vista dal senato come una minaccia e ottenne un'opposizione violenta. Il senato votò il senatoconsulto (deliberazione del senato) cosiddetto "ultimo" , che dava poteri straordinari ai consoli in caso di pericolo per lo stato. Ne seguirono tumulti ed egli fu ucciso.

Caio Gracco venne eletto tribuno nel 123 a.C.. Egli si guadagnò il sostegno dei cavalieri, ripropose la lex agraria del fratello, costruì nuove strade, introdusse distribuzioni gratuite di grano (frumentationes) ai cittadini rimani, fondò colonie nelle provincie e alleviò il servizio militare. Egli voleva ridurre il potere del senato e voleva creare una classe che si potesse opporre ad essi. Nel 122 a.C. venne rieletto e chiese di dare la cittadinanza romana ai soci italici, ma fu l'inizio della sua rovina perché la plebe credeva che questi avrebbero reso più difficile la lotta per la conquista di condizioni di vita più facili. Nel 121 a.C. non venne rieletto e il senato emesse il senatoconsulto e soffocò la rivolta di Caio nel sangue. Egli, per non essere ucciso chiede ad un suo schiavo di ucciderlo.
Morto lui, il potere torna ai senatori a cui si opponevano i popolares (plebei, cavalieri e italici). Il proletariato urbano cambiava parte a seconda della convenienza.

Nel 112 a.C. il senato dichiarò guerra a Giugurta, re di Numidia (salito al trono con due cugini romani e poi fatti assassinare per potersi proclamare re unico). Aveva fatto uccidere anche i mercanti. Inizialmente il senato mandò il console Lucio Calpurnio Bestia, il quale finì per stipulare la pace con Giugurta (alimento sospetto della corruzione). Nel 109 a.C. il senato mandò Quinto Metello e Caio Mario che in due anni riuscirono a fiaccare la resistenza di Giugurta ma non lo sconfissero del tutto. Nel 107 a.C. Caio Mario divenne console (homo novus, perché di famiglia non nobile e niente cariche pubbliche); egli riformò l'esercito (aperto a tutti). Nel 105 a.C. il regno di Numidia venne finalmente domato, anche grazie all'astuzia di un giovane ufficiale di buona famiglia, Lucio Cornelio Silla, che riuscì a catturare Giugurta con l'inganno.

Caio Mario venne rieletto per cinque anni, sconfisse i cimurri e i teutoni (popolazioni germaniche) e i benefici che lui concedeva alle classi meno abbienti creò conflitti e frizioni nel senato.
Nel 91 a.C gli alleati dichiararono guerra a Roma, perché continuava a respingere la loro richiesta di cittadinanza. I nuclei più forti di combattenti erano rappresentati dai marsi e dai sanniti, intorno ai quali le altre popolazioni si erano strette in un vero stato federale, che coniava monete, possedeva un forte esercito e aveva eletto sua capitale la città di Corfinio, detta Italica. Silla riuscì a portare la vittoria per i romani, ma il senato fu comunque costretto a concedere la cittadinanza a tutti i soci.
Mitridate VI, re del Ponto iniziò una rivolta contro Roma. Il senato intervenne solo quando del 88 a.C. egli incomincio ad uccidere i romani. Il comando venne affidato a Silla ma i cittadini volevano Mario. Questo Silla non lo tollerò e fece una guerra civile contro Mario, marciò verso Roma lo sconfisse nell'87 a.C. e lo sconfisse alla resa e poi partì per l'Oriente. Lo stesso anno Mario saccheggio Roma per 5 giorni. Mario morì per morte naturale nell'86 a.C. e questo riportò l'ordine ma la guerra civile si riaccese nell'82 a.C. vedendo Silla contro gli alleati di Mario.
Silla assunse la dittatura perpetua perché convince il senato che Roma si trova in una situazione di pericolo dopo le guerre civili. La prima cosa che fece furono le liste di proscrizione, nelle quali c'erano scritte le persone che potevano venir uccise, i loro beni confiscati e venduti all'asta. In questa lista c'erano anche i sanniti (colpevoli di aver combattuto a fianco di Mario) e per questo scomparvero dalla vita politica. Ma esse fornirono l pretesto per compiere assassinii ingiustificati solo per appropriarsi delle loro ricchezze.
In senato Silla raddoppio il numero dei senatori (da 300 a 600) e limitò il potere di veto, creò il cursus honorum dal quale erano esclusi i tribuni della plebe, nessuno poteva diventare console prima dei quarantadue anni e se non aveva ricoperto le cariche di questore e pretore, un console poteva comandare una provincia solo al termine dell'anno di carica e divulgò una legge che vietava ai comandanti militari di ritorno da una guerra di superare la linea di confine. Questo finì per indebolire accanto al tribunato della plebe e le supreme cariche politiche cittadine.
Organizzo sei tribunali a ciascuno dei quali spettava la competenza esclusiva di reprimere uno specifico crimine (tradimento, omicidio e falso). Da un lato ebbe la limitazione dei diritti di difesa dei cittadini, dall'altro introdusse una fondamentale garanzia . La limitazione consisteva nel fatto che non era concessa la possibilità di presentare appello contro l'eventuale condanna (esilio invece che morte). Dopo aver portato a termine le sue riforme, Silla si ritirò a vita privata nel 79 a.C. pensando di aver messo al riparo Roma dal rischio della guerra civile. Morì l'anno dopo.

La fine della repubblica
Date:
73-71 a.C. Rivolta di schiavi in Italia meridionale e Sicilia
70 a.C. Pompeo e Crasso consoli
67-63 a.C. Pompeo combatte i pirati e Mitridate
63-62 a.C. Congiura di Catilina
60 a.C. Accordo tra Cesare, Pompeo e Crasso: primo triumvirato
59 a.C. Consolato di Cesare
58-52 a.C. Cesare conquista la Gallia
49-45 a.C. Guerra civile: Cesare sconfigge Pompeo
44 a.C. Morte di Cesare
43 a.C. Ottaviano console
42 a.C. Bruto e Cassio sconfitti a Filippi
40 a.C. Spartizione delle provincie tra i triumviri
32-31 a.C. Guerra contro Antonio

I soldati erano diventati dei dipendenti e anche fedeli agli uomini importanti e che li pagavano e non erano fedeli a Roma.
Una volta che si era ritirato Silla, per il senato fu impossibile governare Roma e si erano riaperte le ostilità da Mitridate in Oriente e gli aristocratici, indifferenti a quanto non toccasse i loro interessi personali e incapaci di gettare lo sguardo al di là dei confini della città, non erano in alcun modo preparati ad affrontarli. Il senato elesse Gneo Pompeo come nuovo capo militare (aveva combattuto a fianco di Silla). Infatti nell'80 a.C. il generale Quinto Sertorio capeggiava la rivolta di coloro che sostenevano l'indipendenza della Lusitania a fianco dei quali si erano schierati anche esuli romani. La lotta si concluse nel 72 a.C..
Nel 73 a.C. Spartaco (schiavo proveniente dalla Tracia, che la sorte aveva condotto a Capua, dove aveva sede la più celebre scuola di gladiatori) guidò una rivolta di schiavi nata inizialmente come tentativo di libertà, ma poi si trovò alla guida di un esercito numeroso e temibile. Infatti Roma per sconfiggerlo inviò Marco Licinio Crasso e nel 71 a.C., dopo una guerra drammatica, i ribelli vennero sconfitti e gli schiavi furono messi a morte su croci sulla via Appia, tra Capua e Roma.
Tornato a Roma Pompeo voleva diventare console ma non aveva ricoperto alcuna carica pubblica e quindi si alleò con Crasso (ex luogotenente di Silla e ricco grazie alle liste di proscrizione) e per aggraziarsi il popolo promise che avrebbe modificato la costituzione sillana. Nel 70 a.C. divennero consoli.
Pompeo modificò i tribunali che giudicavano i reati di concussione (appropriazione indebita di denaro pubblico), reinserendovi i cavalieri, abolì la legge che vietava a chi era stato tribuno della plebe di accedere alle altre cariche pubbliche e restituì loro i diritti di veto e intercessio.
Finito l'anno di carica, Pompeo rifiutò il comando di una provincia, perché riteneva Roma il posto migliore per sconfiggere i pirati. Il senato fu costretto dalle pressioni del popolo a concedergli poteri straordinari, (lex de pirati persequendis) e nel 67 a.C. divenne padrone assoluto di Roma al comando legioni e navi.
Nel 66 a.C. a Pompeo vennero affidati di nuovo pieni poteri, questa volta al fine di chiudere per sempre la partita con Mitridate, che nel 75 a.C. aveva invaso la Cappadocia e la Bitinia, territori sotto il protettorato di Roma. Una volta isolato dai suoi alleati, Mitridate nel 63 a.C. si uccise perché tradito dai suoi alleati. Una volta tornato non abusò del suo potere.

A Roma lo scontro tra popolari e ottimati (aristocrazia senatoria) era diventato più aspro. In difesa degli ottimati c'erano Marco Tullio Cicerone (homo novus) e Marco Procio Catone. Dalla parte dei popolari c'erano Caio Giulio Cesare, Lucio Licinio Crasso e Lucio Sergio Catilina. Cesare, nato nel 100 a.C. apparteneva alla antica, nobile famiglia degli Iulii. Pur essendo nobile, tuttavia, la sua famiglia versava in disastrose condizioni economiche, per risollevare le quali, con grande abilità, Cesare si alleò con Crasso, che non solo finanziava le sue campagne politiche, ma pagava i debitori che lo perseguitavano. Catilina si era recato a governare l'Africa e il suo comportamento gli aveva procurato un'accusa di concussione (appropriazione di denaro pubblico), dalla quale era stato assolto ma che gli aveva impedito di candidarsi per il consolato nel 65 a.C. Nel 64 a.C. aveva presentato la sua candidatura ma era stato sconfitto da Cicerone per pochi voti e nel 63 a.C. arrivò un'altra sconfitta. Così svanirono le speranze e perse l'appoggio di Cesare e Crasso, preoccupati per le reazioni provocate dalla sua campagna elettorale.
Catilina pensò di prendersi con la violenza il comando. Cicerone il 21 ottobre del 63 a.C. ne svelò l'esistenza in senato, pronunciando l'orazione nota come la "prima Catilinaria" (Quo usque tandem, Catilina, abutere patenti nostra? fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza?). Catilina lasciò Roma ma i congiurati rimasti in città furono arrestati e condannati a morte, senza diritto di appello. Solamente Cesare, in senato, levò la voce per chiedere di non violare la regola costituzionale che garantiva a tutti i cittadini questo diritto, ma non fu ascoltato Nel gennaio del 62 a.C. i congiurati, che erano riparati in Etruria, furono sconfitti a Pistoria, dove Catilina morì da valoroso.

Nel 60 a.C. Cesare tornò dalla Spagna Ulteriore, si alleò a Lucca (primo triumvirato) con Crasso e Pompeo (che aveva visto respinte dal senato le sue richieste: per compensarlo dei suoi meriti il senato si era limitato a tributargli il trionfo) e ottenne la carica di console. Questo è un semplice accordo personale: Pompeo avrebbe appoggiato la candidatura di Cesare al consolato per l'anno 59 a.C. e avrebbe fatto approvare i provvedimenti di Pompeo.
Eletto nel 59 a.C. Cesare mantenne gli impegni; il senato fu costretto a subire suo malgrado provvedimenti poco graditi. Infatti vennero distribuite le terre ai veterani di Pompeo e anche alla plebe; vennero divise in 50 000 lotti, sufficienti a soddisfare le esigenze di tutti, senza toccare gli interessi dei piccoli proprietari. Inoltre stabilì che i verbali delle sedute delle assemblee e del senato venissero resi pubblici e abolì la pratica di prendere gli auspici prima delle assemblee legislative.
Durante il consolato si era assicurato il comando proconsolare della Gallia Cisalpina e nell'Illirico e della Gallia Narbonense. prim di lasciare Roma, pensò di allontanare dalla città i suoi nemici personali, Cicerone e Catone. Catone prese possesso dell'isola di Cipro e per allontanare Cicerone, Cesare si accordò con il tribuno della plebe Publio Clodio, il quale fece approvare un provvedimento che condannava all'esilio chi avesse fatto giustiziare un cittadino romano senza concedergli il diritto d'appello. Nel 58 a.C. Cesare intervenne in aiuto agli eduli, perché gli elvezi iniziarono a premere sui loro confini. Cesare ne sgominò la resistenza e nel 57 a.C. raggiunse le coste della Manica.
A Roma i popolari erano impegnati in continui scontri con le bande armate di un certo Milone, di cui gli aristocratici si servivano per contrastare la loro politica. Nel 56 a.C. Cesare tornò in Italia e Lucca strinse con Pompeo e Crasso in nuovo accordo: Cesare sarebbe stato di nuovo proconsole in Gallia, Pompeo e Crasso sarebbero divenuti consoli nel 55 a.C. L'accordo non durò a lungo. Nel 53 a.C. Crasso morì combattendo contro i parti e nel 52 a.C., quando Clodio venne ucciso dalle bande di Milone, Pompeo, per volere del senato, fu nominato console senza collega, con potere assoluto di guerra e incaricato di reclutare un esercito per controllare la città.
Nel 54 a.C. Cesare aveva stretto alleanza con alcune tribù locali, giungendo fino al Tamigi. Ma nel 53 a.C. fu di nuovo impegnato in Gallia, per combattere Vercingetorige, giovane capo degli arvensi, al comando di numerose tribù decise a riconquistare la libertà perduta. Vercingetorige si arrese nel 52 a.C. e il mondo celtico venne inglobato in quello romano.

Cesare voleva diventare console. Seguendo il consiglio di Pompeo, i senatori stabilirono dunque che i candidati alle magistrature dovessero essere personalmente presenti in città. Per essere eletto, Cesare avrebbe dovuto lasciare le sue legioni presentarsi in città come cittadino privato. Allora chiese che anche Pompeo sciogliesse il suo esercito, ma il senato respinse la sua richiesta allora la notte del 10 gennaio del 49 a.C. Cesare attraversò con le legioni il fiume Rubicone, presso Rimini (alea iacta est).
Cesare non trovò nessuna resistenza e Pompeo scappò in Macedonia. Cesare conquistò la penisola italica e dopo aver sgominato le legioni fedeli a Pompeo stanziate in Spagna, nel 48 a.C. sconfisse lo stesso Pompeo in Grecia (Farsalo). Si spostò allora in Egitto (regno Tolomeo XIII e Cleopatra) e Tolomeo ordinò di ucciderlo, senza ottenere alcuna ricompensa da Cesare per il suo gesto. In Asia Minore si era ribellato il re del Ponto, Farnace e Cesare lo sconfisse nel 47 a.C. velocemente (veni, vidi, vici) e nel 46 a.C. sconfisse a Tapso i pompeiani e gli ultimi superstiti sconfitti definitivamente nel 45 a.C. a Munda. Cesare era padrone di Roma.

Cesare assunse il titolo di imperator e di padre della parta e assunse il ruolo di dittatore a vita. Diedero al quinto mese il suo nome (Iulius). Non abusò dei poteri e diede inizio a un'organica politica riformatrice, il cui primo atto consistette nel concedere agli esiliati il permesso di tornare a Roma e concesse la cittadinanza agli abitanti della Gallia Cisalpina delle altre provincie. Si impegnò poi a migliorare il governo delle province e razionalizzò il sistema delle distribuzioni gratuite di grano, dimezzando il numero delle persone che ne potevano usufruire, ma assicurandosi che ciascuno ricevesse effettivamente quando gli era dovuto e diminuì la disoccupazione promuovendo numerose opere pubbliche.
L'aristocrazia voleva riconquistare il potere perduto perché credeva che Cesare volesse instaurare una monarchia di tipo orientale, influenzato da Cleopatra, da cui aveva avuto un figlio, Cesarione.
Il 15 marzo 44 a.C. (idi di marzo) Cesare si recò in senato, nonostante fosse stato avvertito dell'esistenza del complotto. Giunto in senato si trovò sbarrato dai congiurati (curia di Pompeo), capeggiati da Cassio e da Marco Giunio Bruto (tu quoque, Brute, fili mi!). Cesare tirò la toga sul capo, offrendo simbolicamente la vita agli dei, e cadde sotto ventitré colpi si pugnale.

Alla sua morte, il suo esercito era rimasto fedele ad Antonio e allora Antonio propose un'accordo agli anticesariani: lui non avrebbe aperto un'inchiesta sulla morte di Cesare e in cambio tutti i provvedimenti presi da Cesare sarebbero rimasti in vigore.
Il testamento venne aperto e si scoprì che Cesare aveva nominato suo erede il diciannovenne Caio Ottaviano, nato nel 63 a.C. da una figlia di sua sorella Giulia e da lui adottato e aveva lasciato 300 sesterzi a ogni legionario e membro del proletariato urbano. Il 20 marzo, durante i suoi funerali, le case di Bruto e Cassio vennero incendiate e loro furono costretti a scappare in Oriente.
Ottaviano tornò dall'Epiro deciso a far valere il testamento di Cesare, ma Antonio si rifiutò di dargli i soldi, quindi Ottaviano vendette i suoi beni e pagò lui i 300 sesterzi. Facendo così si guadagnò l'appoggio della plebe e di Cicerone ma non fu incauto a candidarsi in senato.
Antonio, nel frattempo voleva il governo della Gallia Cisalpina, già regolarmente assegnato a Decimo Bruto e allora Antonio era partito con l'esercito verso la Gallia e voleva occuparla con la forza. In aiuto di Decimo Bruto il senato inviò l'esercito consolare e al suo fianco c'erano le truppe di Ottaviano. Antonio venne sconfitto nel 43 a.C. e si rifugiò nella Gallia Narbonense, raggiungendo il generale Marco Emilio Lepido, proconsole in quella provincia e suo fedelissimo. I due vennero dichiarati nemici della repubblica. (battaglia di Filippi)
Il senato incominciò a temere Ottaviano.
Nonostante avesse raggiunto i vent'anni e non avesse ancora percorso il cursus honorem, egli era deciso a perseguire una politica autonoma e chiese di ricoprire il consolato. Quando il senato respinse la sua richiesta, accusandolo, tra l'altro, di aver combattuto contro Antonio con truppe irregolari, Ottaviano cominciò a pensare all'opportunità di un accordo con il suo rivale. Nel 43 a.C. egli fece accampare le sue truppe in armi alle porte di Roma e, entrato in città, si fece eleggere console dai comizi da lui stesso convocati.
Nello stesso anno venne firmato il secondo triumvirato a Bologna (Antonio, Ottaviano e Lepido). Si dividevano tutti i territori e gli eserciti e assumevano poteri illimitati, tra cui il diritto di promulgare leggi, nominare magistrati e senatori amministrare la giustizia. Scrissero le liste di proscrizione e tra le vittime vi fu Cicerone.
I Cesaricidi Bruto e Cassio, nel frattempo, avevano raccolto in Macedonia un esercito e nel 42 a.C. li sconfissero definitivamente nella pianura di Filippi e Bruto e Cassio si suicidarono.

Si riaccese la rivalità tra Ottaviano e Antonio. Nel 40 a.C. i triumviri strinsero un nuovo patto a Brindisi: Antonio ha le provincie orientali, Ottaviano occidentali e Lepido l'Africa. Per sigillare questo patto Antonio prese in moglie Ottavia, sorella di Ottaviano, ma il matrimonio non fu sufficiente a tenere Antonio lontano dall'Egitto, ove, nel frattempo, era caduto a sua volta vittima del fascino di Cleopatra. Si trasferì in Egitto e incominciò la convivenza con l'ambiziosa reggiane comportandosi come se le provincie d'Oriente fossero sua proprietà privata, conquistò il regno di Media e organizzo una federazione di monarchie ponendovi a capo Cleopatra. Si disinteressò per lungo tempo del fatto che i parti continuassero a minacciare i confini e solo nel 36 a.C. si decise a combatterli ma fu costretto a ritirata.
Ottaviano si impegnava a costruirsi l'immagine del difensore dello stato e dei valori famigliari; infatti nel 36 a.C. sconfisse in Sicilia Sesto Pompeo ed eliminò Lepido (che aveva tentato la rivolta armata).
Il disegno di Antonio di instaurare una monarchia orientale di tipo ellenistico, con capitale Alessandria, era ormai esplicito. Nel 32 a.C. il senato ordinò a Ottaviano di muovergli guerra, perché avevano letto il testamento di Antonio in senato e le provincie d'oriente erano destinate ai suoi due figli e aveva ripudiato la sorella di Ottaviano.
Ottaviano decise di dichiarare guerra a Cleopatra (evitando così una guerra civile), accusandola di essersi appropriata della parte orientale dell'impero. Nella primavera del 31 a.C. Ottaviano bloccò l'uscita del golfo di Ambracia e lì Antonio subì una durissima sconfitta e Cleopatra e Antonio riuscirono a fuggire. L'anno seguente il loro esercito venne sconfitto da quello di Ottaviano, che aveva posto d'assedio Alesandria d'Egitto. Nella confusione venne sparsa la voce che Cleopatra fosse morta e allora Antonio si uccise e Cleopatra, che non voleva essere messa in catene a Roma, si uccise con il veleno dell'aspide.
Ottaviano era il padrone incontrastato di Roma e la repubblica era giunta alla sua fine.

L'età di Augusto
Date:
27 a.C. Ottaviano acquisisce il titolo di Augusto
27-19 a.C. Pacificazione della penisola iberica
25 a.C.-9 d.C. Campagne in Gallia e Germania
23 a.C. Augusto acquisisce il tribunato della plebe e il proconsolato
18-17 a.C. Leges Iuliae
16 a.C. Il Norico diventa provincia romana
12 a.C. Augusto pontefice massimo
5 d.C. Tiberio combatte i germani
9 d.C. Sconfitta di Teutoburgo a opera dei germani. Reno e Danubio confini dell'impero
13 d.C. Tiberio associato ad Augusto con gli stessi poteri
14 d.C. Morte di Augusto e successione di Tiberio

29 a.C. Trionfo di Augusto. E' visto come colui che può garantire la pace. Inoltre valorizzò i poteri del senato perché erano gli unici che potevano garantire l collegamento tra centro e periferia. Ottenne la carica di princeps senatus (votava per primo) e fece eleggere senatori uomini di sua fiducia.
Augusto diede inizio a una politica volta a realizzare le aspettative di pace e di ordine che la sua propaganda aveva suscitato e introdusse nuove cariche, i prefetti: prefetto urbano (praefectus urbis) di rango senatorio, era preposto all'amministrazione della città di Roma con il compito di garantire l'ordine pubblico, il prefetto dell'annona (praefectus annonae) di rango equestre, era incaricato di provvedere all'approvvigionamento della città e alle distribuzioni gratuite di grano alla plebe, il prefetto dei vigili (praefectus vigilum), capo della vigilanza notturna e dei "pompieri", il prefetto del pretorio (praefectus pretorii), di rango equestre, era il comandante del quartier generale del principe e il suo capo di stato maggiore.
Augusto divise le province in due tipi: del popolo (provinciae populi), dette anche senatorie per l'autorità che poteva esercitare il senato e le province imperiali (provinciae Caesaris) che erano controllate dal principe attraverso funzionari che governavano in quo nome e per suo conto e che dipendevano dalla sua volontà.
I tributi riscossi nelle provinciae Caesaris non venivano versati nelle casse dello stato (aerarium), come invece i tributi riscossi nelle province senatorie, ma nella cassa personale del principe (ficus).

Augusto potenziò dunque il sistema di arruolamento introdotto da Mario, adottando un reclutamento volontario regolare in grado di offrire ai soldati la possibilità di fare carriera nel corso di una ferma che poteva arrivare sino a vent'anni. Questa riforma ebbe successo; chi si arruolava otteneva la cittadinanza e i veterani, quando andavano in pensione, ricevevano un appezzamento di terra di una colonia vicino al luogo dove avevano prestato servizio. Creò i pretoriani, strumento di potere dei pretori e che divenne potente, svolgendo un ruolo importante in momenti cruciali della storia dell'impero.
Augusto non intervenne in prima persona nel commercio e negli affari. I suoi interventi si limitarono tuttavia all'ambito monetario. La gestione dello stato era diventata costosissima, infatti introdusse un doppio sistema di monete, riservando a sé il diritto di battere le monete d'oro e d'argento e lasciando al senato quello di battere monete di rame (1 moneta d'oro = 25 denarii d'argento = 100 sesterzi di rame).
Augusto, tra il 18 a.C. e il 17 a.C. propose e fece votare una serie di leggi, le leges Iuliae (incrementare le nascite, obbligo di matrimonio per i cittadini in età fertile, premi in denaro alle famiglie numerose, maggiori libertà giuridiche ed economiche alle donne con più figli, limitando i diritti ereditari a chi non aveva figli) e emulò una legge che stabiliva che l'adulterio non veniva più punito dal paterfamilias, ma fosse considerato un crimine da scontare in esilio su un'isola e la confisca di metà del patrimonio in seguito alla denuncia di qualunque cittadino.
Tra il 27 a.C. e il 9 d.C. egli intraprese campagne militari non solo per difendere i confini, ma anche per conquistare nuovi territori. Tra il 27 e il 19 sgominò in Spagna gli astigiani, i baschi e i cantari. Dopo essersi assicurato il controllo dei passi alpini del Piccolo e del Gran San Bernando, nel 25 a.C. Augusto fondò la colonia di Augusta Praetoria (Aosta), mentre nelle Alpi Marittime sgominò i liguri. L'unica sconfitta gli venne inflitta nel 9 d.C. dalle popolazioni germaniche stanziate oltre il Reno, che nella foresta di Teutoburgo tesero un'imboscata ai romani, annientandoli. Il luogotenente romano Publio Quintilio Vao si uccise, salvando così il proprio onore di soldato.
Augusto eliminò il problema dei parti evitando lo scontro armato.
Il 19 agosto del 14 d.C. morì a Nola Augusto a 76 anni. Egli aveva riorganizzato lo stato, garantito ai romani la pace e dato alla città di Roma uno splendore che non sarebbe più stato eguagliato. L'ultima preoccupazione di Augusto, un anno prima di morire, fu quella di depositare presso le vestali un testamento prima di morire, fu quella di depositare presso le vestali un testamento nel quale designava suo erede il figliastro Tiberio. Anche se formalmente il titolo di princeps non era ereditario, il senato rispettò la sua volontà.

La stabilità politica ed economica, accompagnata dalla realizzazione di opere pubbliche che favorivano gli scambi commerciali, aveva fatto sì che le condizioni di vita migliorassero sensibilmente; l'agricoltura, il commercio e l'industria fiorivano e le comunicazioni con l'estero erano più agevoli.
Inoltre, in clima di pace, le lettere e le arti fioriscono, grazie anche all'impulso dato loro da Augusto e da suo amico Mecenate. Tra i molti poeti famosi c'erano Virgilio, Orazio e Ovidio.
Publio Virgilio Marone, che scrive le opere intitolate Bucoliche e Georgiche e l'Eneide che connette la nascita di Roma (e le origini della stirpe di Augusto) con le gesta di Enea, eroe fuggito da Troia. Tra i poeti rifulgono l'epicureo Orazio che canta la brevità della vita e invita a godere del presente, e Ovidio, che compone un vasto poema di carattere mitologico, le Metamorfosi, anch'esso volto a celebrare la figura di Augusto; tuttavia, le opere del poeta sull'amore suscitano l'ira del princeps, impegnato in una politica moralizzatrice - il che costa a Ovidio un pesante esilio sul mar Nero. Sotto Augusto scrive il più celebre storico romano, Tito Livio. Dopo la morte di Augusto scrive Tacito.

L'influsso nascente del cristianesimo, la perdita di potere dei capifamiglia, non più cittadini ma sudditi, trasformano i comportamenti e i valori sociali: si pone l'accento sulla "rispettabilità" della persona; la donna viene sempre più considerata compagna di vita; nasce una nuova morale di coppia basata sulla fedeltà e sul rispetto reciproco. Sotto Augusto, decade la procedura tradizionale di matrimonio. Per sposassi, basta ora che un uomo e una donna convivano con l'intenzione di essere marito e moglie. Viene riconosciuto, in materia di eredità, il legame tra madre e figli. Tutte queste trasformazioni danno un forte impulso all'emancipazione femminile.

I primi due secoli dell'impero
Date:
14-37 d.C. Con Tiberio continua il regno della dinastia giulio-claudia
37-41 d.C. Caligola
41-54 d.C. Claudio

Il governo di Augusto era essenzialmente fondato sul suo prestigio individuale e i suoi sucessori non riuscirono a renderlo stabile e non fu un'impresa semplice. Infatti, l'imperatore dirigeva di fatto la macchina statale, ma dal punto di vista costituzionale era una sorta di magistrato supremo, che riceveva il potere delle mani del senato e del popolo.
Imperatore e senato si trovarono spesso in conflitto; infatti sotto il regime imperiale il potere del senato era aumentato. Inoltre, dall'età di Augusto, l'ammissione al senato venne subordinata al censo: dato che molte famiglie dell'antica nobiltà si erano impoverite durante le guerre civili, l'imperatore, se voleva, poteva versare un contributo personale per assicurare loro il reddito necessario, decidendo ovviamente quali favorire.
In questo periodo la nobiltà antica iniziò il declino.
Importante era anche il potere dell'esercito e lo stretto rapporto con l'imperatore. Non a caso Augusto aveva favorito in ogni modo militari e aveva avviato a quella carriera i propri familiari, ma i suoi successori, tranne Tiberio, smisero di curare questo rapporto e questo segnò la fine della dinastia augustea.
Dall'Oriente provenivano navi cariche di grano che veniva distribuito gratuitamente al popolo; imponenti giochi gladiatori e feste pubbliche erano organizzati per dimostrare la liberalità imperiale. il Pane e circo (panem et circenses) erano gli strumenti che facevano del popolo la miglio difesa dell'imperatore contro gli eventuali intrighi delle famiglie patrizie. Quando più un imperatore era popolare, tanto più era odiato dalla nobiltà: Tiberio, per esempio, o Caligola e Nerone, che Tacito descrive come mostri di ferocia, erano amatissimi dal popolo per la prodigalità delle loro elargizioni.

Durante i primi secoli dell'era imperiale, lo stato romano riesce a tenere unito un ampio mondo comune. La cittadinanza viene accordata con liberalità, al fine di "romanizzare" le classi dirigenti dei popoli soggetti. Si afferma una cultura omogenea in tutto l'impero: quella greco-romana. In questo periodo le rivolte dei popoli sottomessi furono assai rare proprio per questi motivi.
L'impero romano era bilingue e poiché anche la classe dominante romana era bilingue, tra greci e romani si stabilirono legami culturali così profondi che la cultura greco-romana finì per essere considerata una cultura comune. Molti intellettuali romani dell'età imperiale provenivano da ambienti provinciali: il filosofo Seneca era spagnolo come il poeta Lucano, lo scrittore Apuleio proveniva dall'Africa. Importante era anche Petronio.

Mentre le differenze fra i popoli che facevano parte dell'impero romano si andavano dissolvendo, si acuivano invece le ostilità verso quelli che di questo mondo comune non facevano parte.
Fra i pericoli che popolavano le terre al di là dei confini imperiali, le incursioni dei barbari germani rimasero per i romani una minaccia incombente. I germani erano un insieme di tribù di lingua indoeuropea, stanziate soprattutto nelle regioni comprese tra il Reno e l'Elba lungo il corso del Danubio. O facevano razzie nei territori romani o si arruolavano come soci. Per fronteggiare il pericolo dei germani si provvide già nel I secolo d. C. a costruire un sistema di fortificazioni che correva lungo il confine. Molti accampamenti romani crearono città (Colonia, Belgrado) e i soldati, quando andavano in pensione, si stanziavano in quelle città.
I parti erano i discendenti degli antichi persiani ed erano in conflitto con Roma per interessi economici, ovvero il controllo del commercio dei great five (incenso, spezie, seta, avorio, ambra). Per i parti, dunque, sarebbe stato di enorme importanza conquistare uno sbocco sul Mediterraneo; i romani, a loro volta, desideravano impadronirsi della Mesopotamia e giungere fino all'oceano Indiano e, per qualche tempo, riuscirono nel loro intento.

Tiberio, noto dal prono matrimonio della moglie di Augusto, Livia, con Claudio Nerone apparteneva alla famiglia claudia, da cui trae il nome la dinastia giulio-claudia. Tiberio fu acclamato imperatore dal senato, con tutti i poteri che erano stati di Augusto. Tiberio era contrario alla divinazione dell'imperatore e contrario ai culti orientali. All'inizio fu abile, prudente e rispettosa delle prerogative del senato, inviò il nipote Germanico, che in una serie di campagne militari sconfisse ripetutamente i germani, ma Tiberio decise di sospendere le operazioni in quella zona e inviò Germanico in Oriente, ove morì improvvisamente. Dopo aver fatto mettere a morte con l'accusa di lesa maestà parecchi avversari politici, tra cui molti familiari di Germanico, egli si ritirò nel 26 d.C. nella sua lussuosa villa di Capri, abbandonando Roma nelle mani del prefetto del pretorio Seiano. Ma quando fu chiaro che Seiano aspirava al trono, Tiberio lo fece arrestare e mettere a morte, insieme a familiari e sostenitori (31 d.C.). Muore nel 37 d.C. per cause naturali.

(Gaio) Caligola fu il successore di Tiberio. Era suo nipote, figlio di Germanico. Caligola fu caratteristico per l'eliminazione fisica degli oppositori interni e da continui atti di umiliazione nei confronti della classe senatoria e si sarebbe spinto fino a nominare senatore il proprio cavallo. Vuole il culto dell'imperatore e questo lo fa uccidere. Fu chiamato Caligola per i sandali, perché quando seguiva il padre si metteva i sandali dei militari. Il desiderio di trasformarsi in un sovrano assoluto, cui bisogna rendere onori divini, sul modello delle monarchie orientali e in totale contrasto con le tradizioni romane. Malgrado si fosse reso popolarissimo con elargizioni e giochi circensi che dissestarono le finanze dello stato, egli ebbe dunque molti oppositori e nel 41 d.C. finì per rimanere vittima di un colpo di stato ordito dai pretoriani.

Claudio aveva la fama dello stupido della famiglia, ma amante della pittura e della letteratura e fu il primo ad ammettere nel senato i liberti e i provinciali.
Gli stessi pretoriani che avevano ucciso Caligola lo proclamarono imperatore. Era fratello di Germanico ed era anziano zio di Caligola. Claudio era zoppo, pieno di tic e balbuziente, aveva un carattere timido e alla guerra preferiva la cultura e per questo resse il potere con abilità e moderazione. Inoltre, egli intraprese la conquista della Britannia (44 d.C.) cui partecipò direttamente, ammise in senato alcuni provinciali, dando inizio a quel processo di romanizzazione. Dopo due primi matrimoni, egli aveva sposato Messalina (che aveva mandato a morte per il suo comportamento immorale) e da lei aveva avuto un figlio, Britannico. Ma a succedergli non fu Britannico bensì Nerone, figlio di primo letto di Agrippina detta "Minore" (figlia di suo fratello Germanico), da lui sposata in tarda età, la quale convinse il senato a esautorare l'erede legittimo Britannico e a proclamare imperatore il figlio Claudio, a quanto si dice, morì avvelenato dalla stessa Agrippina con un piatto di funghi o velenosi o avvelenati.

Augusto + Livia ± Claudio Nerone
∖ ∕
Tiberio - Druso

Agrippina Maggiore+ Germanico - Claudio
▏ ▏ ⧹
Calligola - Agrippina Minore ⟝------ + Britannico

Nerone

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