Concetti Chiave
- Il Mecenate ha creato un circolo letterario che ha supportato la politica augustea, coinvolgendo intellettuali di spicco come Livio e Virgilio.
- Sotto Augusto, il dissenso non era evidente, ma critici come Tito Labieno subirono gravi conseguenze per le loro opere contro il regime.
- La storiografia dell'Alto Impero è influenzata da autori senatori, che rappresentano i successori di Augusto con caratteri demoniaci o tirannici.
- La costituzione del Principato permetteva al principe di diventare un re assoluto, come dimostrato dalla formula di Vespasiano, che scioglieva il principe dalle leggi.
- La visione senatoria del potere è spesso distorta dalla nostalgia per una libertà perduta, che non riflette la realtà dell'Impero ingovernabile.
Il circolo letterario di Mecenate
Il ruolo del Mecenate (nobile, ricco, raffinato ed amico carissimo di augusto nonché suo collaboratore) in questo processo di adesione alla politica augustea fu tale da dare vita a quello che ormai si considera una sorta di circolo letterario, frequentato da grandi intellettuali come Livio (che scrisse Ad urbe condita, un’opera che si compone di 142 libri) e Virgilio (che scrisse l’Eneide, propagandando nuovamente il culto delle origini troiane di Roma).
Dissenso e censura sotto Augusto
Non ci furono casi palesi di dissenso, ma storici quali Tito Labieno (soprannominato Rabienus per la violenza della denuncia con cui nella sua opera esaltava l’antica Repubblica e mostrava ai lettori l’inganno perpetrato da Augusto) mostrano come le cose cambiarono nel corso del Principato augusteo, come il fervore dell’inizio non fu condiviso negli ultimi anni, tanto che fu Augusto, per volontà del Senato, a proporre l’incendio delle sue opere: Labieno, vedendo le sue opere bruciate, si tolse la vita.
Storiografia e libertà perduta
Facendo riferimento a Tacito è necessario riflettere sulla difficoltà per gli storici dell’Alto Impero di elaborare una visione non distorta dei vari imperatori che si susseguirono dopo Augusto: la maggior parte delle fonti (Tacito, Svetonio) che parlano dell’Alto Impero sono fonti di matrice senatoria, prodotte dunque da membri di quel ceto elevato, che aveva prodotto l’assassinio di Cesare e, dopo un secolo circa dalla morte di Augusto, realizzò quanto grande inganno fosse stato alla base della soluzione augustea; all’insegna del tema della libertà perduta, la storiografia di quest’epoca ha prodotto dei quadri dei successori di Augusto in cui predomina o il carattere demoniaco dei personaggi, o (come spesso accade) la trasformazione nel corso del regno in tiranno, di un princeps nato come primus inter paris (evidenti sono i casi di Caligola, Nerone, Domiziano).
Il potere assoluto del principe
È indubbio che all’interno della costituzione stessa del Principato ci fosse la possibilità di rendere il principe un re assoluto, come si accorse Vespasiano, che creerà una formula che rendeva il principe addirittura absolutus legibus, cioè sciolto dalle stesse leggi (legge egli stesso), ma non tutto della visione senatoria che ci è stata tramandata corrisponde a realtà: essa è spesso forzata e distorta dalla nostalgia nevrotica (perché priva di energia costitutiva) verso una libertà perduta, che di fatto era la libertà di questo ceto (dell’oligarchia, cioè la libertà di continuare a vivere e a governare come gruppo ristretto, cosa che l’agonia della Repubblica aveva dimostrato impossibile, perché l’Impero era ingovernabile da una cerchia così ristretta).
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di Mecenate nel circolo letterario dell'epoca di Augusto?
- Come si manifestò il dissenso durante il Principato di Augusto?
- Quali difficoltà incontrarono gli storici dell'Alto Impero nella loro storiografia?
- In che modo il potere del principe si trasformò in un potere assoluto?
Mecenate, amico e collaboratore di Augusto, ha dato vita a un circolo letterario frequentato da intellettuali come Livio e Virgilio, contribuendo alla diffusione della cultura e della propaganda augustea.
Sebbene non ci fossero casi evidenti di dissenso, storici come Tito Labieno criticarono il regime di Augusto, portando a conseguenze tragiche come la sua morte dopo la distruzione delle sue opere.
Gli storici, come Tacito e Svetonio, si trovarono a dover affrontare la sfida di elaborare una visione non distorta degli imperatori, influenzati da una matrice senatoria che tendeva a rappresentare i successori di Augusto in modo negativo.
La costituzione del Principato permetteva di rendere il principe un re assoluto, come dimostrato da Vespasiano, ma la visione senatoria spesso distorceva questa realtà, riflettendo una nostalgia per una libertà perduta da parte dell'oligarchia.