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Dopo l’uscita di Silla dalla scena politica, la situazione in Italia non migliorò: i figli dei proscritti non tolleravano di essere esclusi dalle magistrature; reclamavano i proprietari che si erano visti confiscare terre a favore dei veterani di Silla, gli equites volevano vedere nuovamente riconosciuto il loro potere nei tribunali, il popolo pretendeva che i tribuni della plebe recuperassero le loro prerogative, sottraendosi al controllo del Senato; gli schiavi che avevano imparato a combattere durante gli anni precedenti si mostravano insofferenti. Anche il Senato, pur avendo l’intenzione di mantenere la guida dello stato, che la costituzioni sillana gli garantiva, temeva si potessero ricreare condizioni idonee a far risorgere un potere despotico personale, come quello del dittatore scomparso, tanto più che sulla scena emergeva la figura di Gneo Pompeo Magno. Il giovane Pompeo, a differenza del padre Strabone avido e spietato, era affabile e generoso. Le sue qualità umane unite all’abilità militare gli avevano procurato un vasto ed entusiastico seguito nel Piceno, dove suo padre aveva creato una vastissima proprietà terriera, con centinaia di schiavi e molte piccole azienda di contadini suoi affittuari. Per questo, quando era scoppiata la guerra civile tra l’esercito di Silla tornato dall’oriente e la Roma di Carbone e Mario il giovane, Pompeo aveva facilmente fatto ribellare il Piceno a Roma controllata dai mariani, mettendo insieme tre legioni. Le aveva poi condotte fino all’accampamento di Silla, dopo aver sconfitto i capi popolari, che cercavano di sbarragli la strada. Era così diventato poco più che ventenne il massimo sostegno militare di Silla, da cui aveva ricevuto l’incarico di combattere prima con Carbone in Sicilia (81 a.C.) e poi le superstiti forze militari del partito mariano, rifugiate in Africa (80 a.C.). in queste due campagne militari Pompeo non ostante non avesse ancora ricoperto alcuna magistratura, si era rivelato un grande stratega, al punto di essere salutato con l’appellativo di Magno al suo ritorno a Roma, titolo che assunse da quel momento come cognomen al posto di Strabone. Persino Silla era geloso del suo successo, se è vero che cercò di evitare che gli fosse concesso il trionfo a soli 25 anni. Ma non riuscì nell’intento come non potè impedire che per l’anno 78 a.C. fosse eletto console Marco Emilio Lepido, un demagogo favorito a Pompeo. Non meraviglia quindi che il Senato temendolo per il favore popolare di cui godeva e per il vasto sostegno di cui disponeva fra i soldati che avevano combattuto ai suoi ordini, cercasse di lasciare fuori dalla vita politica un uomo potente come Gneo Pompeo, approfittando del fatto che non aveva ancora ricoperto una magistratura del cursus honorum. Ma le circostanze interne all’Italia e gli sviluppi militari nelle province spagnole gli impedirono di prescindere dall’aiuto di Pompeo, cui presto dovette restituire il comando militare.

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