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I senatori, riunitisi il giorno dopo la sommossa popolare che era scaturita dalla morte di Clodio per mandato di Milone, sul colle Palatino sotto la protezione dei soldati di Pompeo dato l’incendio notturno nella Curia, convocarono una piccola assemblea popolare costituita dai loro clienti e, considerandola come comizio centuriato, fecero proporre l'elezione di Pompeo alla carica straordinaria di "console unico senza collega" (consul sine collega): data la situazione di anarchia, anche a Cicerone Pompeo sembrò un tollerabile "primo cittadino" ( denominato in latino “princeps”), capace di imporsi come reggitore supra partes e moderatore dello Stato. Per la prima volta un uomo univa in sé le prerogative di console e di proconsole. Il Foro fu occupato dalle sue truppe e fu votata una legge contro le violenze e contro i brogli elettorali. Si svolse anche il processo contro Milone, accusato dell'assassinio di Clodio, che fu mal difeso da Cicerone vittima della paura. In estate Pompeo scelse come collega nel consolato Metello Scipione, del quale aveva sposato la figlia. Successivamente, fu prorogato di altri cinque anni il suo potere proconsolare: è evidente che tutto concorreva a creare le condizioni per una nuova guerra civile fra Cesare e Pompeo, benché quest'ultimo probabilmente non ne avesse l'intenzione.

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