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Neoclassicismo In Italia

Il 1700 è il secolo dei lumi, ma non solo. E’ vero che è caratterizzato prevalentemente dal ritorno della centralità del pensiero umano ma l’Illuminismo vero e proprio abbraccia solo i primi 50-60 anni di questo secolo. In seguito, è possibile assistere a un passaggio tra Illuminismo vero e Illuminismo che cambia, che è impercettibile a livello teorico ma è possibile osservare nella diversa interpretazione degli autori e delle opere delle esigenze del pubblico e proprie, perché hanno bisogno di un’evoluzione a livello di scrittura guardando anche ad altri canoni.
Ora si parla di Neoclassicismo, cioè di una nuova interpretazione di quella che era la classicità: vi è l’esigenza di innovare guardando a ciò che è tradizionale in una dimensione diversa in quanto nel bagaglio dei neoclassicisti vi sono gli ideali di ragione e progresso scientifico che i poeti precedenti, come Tasso, non potevano avere.
Questa ideologia è molto simile a quella di Tasso, che rappresenta un’evoluzione rispetto ad Ariosto e un’anticipazione del Barocco, ma Tasso non vive i cardini dell’Illuminismo, quanto l’affermazione delle dottrine religiosa: i contesti trasformano i risultati.
Gli autori per antonomasia degli ultimi 30 anni del ‘700 sono Manzoni (con il romanzo storico, che però incarna pienamente il Neoclassicismo) e Foscolo.
I termini chiave del Neoclassicismo sono:
TRADIZIONE, perché il bagaglio illuminista viene intrecciato e adattato nella reinterpretazione dei classici
NUOVA CLASSICITA’, ossimoro che si risolve con l’analisi dei testi, soprattutto i sonetti, grazie ai quali si evince come, pur riprendendo temi, schemi e strutture della classicità, vi sia una novità per lingua e concetti. Consiste nell’adattare al proprio contesto gli esempi classici.
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