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L'illuminismo e le sue caratteristiche


Per illuminismo si intende quel movimento culturale caratterizzato dalla lotta all’irrazionalità nella vita sociopolitica come mezzo di miglioramento della società. La stessa parola illuminismo deriva dal termine lumi,riferendosi alla luce che spazza le tenebre dell’ignoranza. Grande importanza assume appunto la ragione, attraverso cui si può analizzare ogni campo della realtà.
Inizia quindi un grande processo di revisione di quanto accaduto nei secoli precedenti a partire dal Medioevo . Caratteristico di questo periodo è un generale pensiero di ottimismo riguardo a un mondo finalmente basato sulla scienza e sulla ragione. Sono tre le parole chiave di questo periodo: cosmopolitismo filantropismo e deismo. Il cosmopolitismo è la corrente di pensiero secondo cui l’uomo è cittadino del mondo in quanto essere razionale giacché i limiti nazionali sono mere convenzioni umane. Il filantropismo invece è la disponibilità a essere accoglienti e pronti all’aiuto del prossimo. Strettamente collegata a ciò è la critica alla religione tradizionale, con tutta la sua serie di dogmi e misteri. La fede deve essere basata su basi razionalistiche e volontà di purificazione e catarsi, con una superiore volontà divina che regola tutto; tale convinzione è chiamata deismo. Grande rivalutazione dal punto di vista filosofico assume l’esperienza sensibile, branche come la metafisica e la teologia vengono considerate quasi inutili, perché improduttive in quanto non basate sull’osservazione naturale. Gli illuministi non contrastano l’aspetto religioso dell’esistenza ma tendono a ricercare in esso una certa dose di equilibrio, come mezzo per calmare l'aspetto selvaggio della natura umana. Veri centri europei dell’illuminismo sono la Francia e l’Inghilterra, ammirate per la sua fiorente classe borghese. Ed é proprio la classe borghese e imprenditoriale il vero motore di questo movimento, che cerca di imporre la propria corrente di pensiero sull’intera società. Tuttavia,non bisogna pensare che gli illuministi siano solamente borghesi, sono numerosi infatti gli aristocratici che si fanno promotori di queste istanze riformatrici. Tuttavia gli illuministi aspiravano a un cambiamento Pacifico e indolore, non a qualcosa di traumatico come la Rivoluzione francese.
Massima espressione del pensiero illuminista francese fu lo sviluppo dell’enciclopedia da parte di d’Alambert e Diderot ma alla cui stesura parteciparono anche Rousseau e Voltaire, cercando di calmare le rispettive divergenze. L’obiettivo primario era creare una sorta di dizionario dello scibile umano, che si trasformò fra le altre cose in mezzo per contrastare l’ancien regime francese prerivoluzioniario. Permise anche di avvicinare gli intellettuali al mondo della tecnica e, a dispetto delle sue dimensioni e del suo prezzo,di garantire l’accesso alla cultura a nuove classi sociali.

Illuminismo italiano


L’illuminismo italiano nasce in un certo senso per contrastare l’omologo francese ma si differenzia immediatamente sulla base dei vari stati della penisola italiana, praticamente tutti caratterizzati dall’assenza di una forte e numerosa classe borghese, in particolare al sud, e alla costante e opprimente presenza della chiesa. I due principali centri difatti furono la Napoli borbonica, dove si svilupparono la moderna teoria finanziaria e il diritto e l’austriaca Milano, dove i regnanti illuminati di concerto agli intellettuali portarono a una riforma dell’antico sistema feudale. In particolare l’illuminismo milanese, maggiormente europeista, si fece promotore di una ampia opera di divulgazione mediante il periodico denominato “il Caffè” di tema letterario e orientamento progressista, ma dal linguaggio fresco e facilmente comprensibile. Fra le figuri maggiormente di spicco non si può non nominare il criminologo Cesare Beccaria. All’inizio del Settecento si può dire che il rapporto fra intellettuale e governante fosse quasi generalmente idilliaco. L’intellettuale, spesso un funzionario pubblico con particolare specializzazione, soleva essere promotore di idee progressiste e riformiste. Tutto ciò però si fermerà quando ci si renderà conto che generalmente le istanze riformiste sono eccessive riguardo alle concessioni che i principali sovrani europei sono disposti a fare. Mentre in Inghilterra e Francia quella dell’intellettuale diventava quasi una libera professione e gli stessi intellettuali vivevano dei proventi delle loro opere, in Italia essi rimangono principalmente aristocratici o comunque con una certa dose di ricchezza alle spalle. Il miglioramento delle comunicazioni portò a una generale decadenza delle accademie viste quasi come circoli del sapere a influenza locale o provinciale, anche se ancora a lungo manterranno la nomea di luogo di dibattito e scambio interculturale e interdisciplinare. Degne di nota sono quelle milanesi dei Trasformati, nobili con moderato desiderio riformista, e dei Pugni, non per la violenza quando più possiamo dire per l’intraprendenza. Ma il vero grande strumento di diffusione fu la nascita dei periodici, che tuttavia rimanevano in ambito letterario e ristretto ai più abbienti , lo stesso “Caffè” avrà una tiratura media di sole 500 copie. Di pari passo alla decadenza delle accademie andrà quella delle corti, anche grazie alla nascita dell’istruzione pubblica. Grande importanza acquisiranno invece i caffè e i salotti privati dell’alta borghesia e della nobiltà.
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