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Paolo Rolli, Solitario bosco ombroso, da "Poetici componimenti"


Parafrasi
O bosco ombroso e solitario,
il cuore viene da te
alla ricerca di un qualche riposo
fra i silenzi del buio fitto e cupo
Tutto ciò che piace agli altri,
per me non è più fonte di gioia:
ho perso la mia pace
e odio perfino me stesso
La mia Fille, il bell’oggetto della mia passione
è forse in questo luogo?
Ahimé! La sto cercando ovunque
anche se so che essa se ne è andata.
Quante volte, o fronde gradite,
essa fu ricoperta dalla vostra ombra!
Tempo così pienamente felice
come fuggì rapidamente!
Almeno, dite, care fronde,
se io potrò rivedere il mio bene;
ah! L’eco mi risponde,
e sembra dire “No!”
Odo un dolce mormorio;
forse si tratta di un sospiro:
un sospiro di colei venero come una dea,
che mi dice: Tornerà.
Ahimé! Invece è il rumore del ruscello che rompe
le sue fresche acque tra le pietre del suo letto;
e non sussurra, ma piange,
preso com’è dalla compassione per il dolore che provo.
Ma se torna, inutile e tardivo
sarà il ritorno, o dei! ;
perché i suoi dolci occhi presi dalla compassione
piangeranno sulle mie ceneri.

Commento

È uno dei componimenti poetici più celebri di Paolo Rolli e di tutta la poesia arcadica. Dal punto di vista metrico, il componimento è articolato in otto quartine di quattro versi ottonari ciascuno, secondo lo schema ABAB, in cui B è sempre tronco. Le parole “calde” potrebbero essere le seguenti: amore, donna amata, dolore, lontananza, morte, natura personificata. Esso si apre con una rappresentazione dell’orrore e della solitudine ombrosa e cupa di un fitto bosco e si chiude con l’immagine che la donna amata piange sulla tomba del poeta. Si può notare una leggera reminiscenza del sonetto del Petrarca Chiare, fresche e dolci acque, anche se nel poeta del Trecento la situazione è molto più profonda ed il rapporto con la natura assai intenso. Il paesaggio (bosco cupo e fitto, la tomba del poeta) ed il sentimento (malinconia, desolazione, sconforto, dolore) dell’apertura e della chiusura ci potrebbe far pensare alla lirica sepolcrale e notturna inglese del Settecento. Rolli ha vissuto per molto tempo a Londra e pertanto conosceva molto bene la letteratura inglese del tempo. Tuttavia la situazione è ben diversa Infatti i temi presenti nella quartina d’apertura afflizione, solitudine e morte, sono compensanti dalla cadenza ritmica dei versi e dalle rime ravvicinate spesso tronche che impediscono di dare allo scritto una lettura espressiva, che renderebbe possibile creare la drammaticità della situazione. Pertanto il valore del componimento sta nella grazia delicata delle immagini, nella loro naturalezza, nella rappresentazione del poeta che dialoga con la natura circostante. La musicalità è resa con diversi artifici: i prolungamento delle rime in –i dei versi 10-12 e 14-16, la presenza di rime interne in –io o in –i, l’uso del verso di otto sillabe ottonario). Da aggiungere che il nome della donna amata, Fille, è fittizio, secondo l’usanza ricorrente della poesia arcadica.
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