Giuseppe Parini

Nasce nel 1729 in Brianza da una famiglia borghese, si trasferisce a Milano ed entra nella scuola dei padri barnabiti, dove verrà ordinato sacerdote nel 1754. Amante degli studi classici e della poesia entra nell’accademia dei trasformati (frequentata anche da Verri e Beccaria) e a servizi di importanti famiglie, come quella degli imbonati per cui educherà il figlio Carlo. Pubblica “mattino”, viene nominato poeta del regio ducale teatro e dirige la gazzetta di Milano. Successivamente diventa direttore dell’accademia di Brera. Nel 1791 pubblica “le odi”. Quando i francesi entrano a Milano partecipa al nuovo governo repubblicano occupandosi di cultura, ma si ritira poco dopo per le sue idee troppo moderate. Muore a Milano nel 1799.

Caratteristiche della poetica di Parini:

- Nostalgia per i luoghi dell’infanzia, per una natura integra e per i rapporti umani sinceri, non contaminati dalle ipocrisie della vita cittadina (viene influenzato dall’arcadia e dalla poesia pastorale greca e latina)

- Lingua della poesia vera e concreta
- Perfetto equilibrio tra i contenuti moderni e le forme della poesia greca e latina (esempio: lode)
- Vocazione satirico-morale

Il giorno:
- Satira che vuole illustrare i difetti di un mondo in cambiamento.
- Parini, conservatore illuminato, non è contro la nobiltà, ma sostiene che gli aristocratici debbano meritare la loro condizione di privilegio attraverso una degna condotta
- Poesia come sintesi di utile e dilettevole
- Ironica descrizione dell’aristocrazia
- Parini impartisce degli insegnamenti parodici a un immaginario giovane aristocratico sfaccendato per metterne in ridicolo la vita vuota e futile.
- Il giorno racconta la giornata tipo di un giovane aristocratico nella Milano del ‘700: il rientro all’alba, il risveglio nella tarda mattinata, il pranzo nel palazzo della dama di cui è il cavalier servente, la passeggiata sul corso cittadino verso sera per finire coi divertimenti notturni. Finalità: ritratto di una classe sociale per castigarne i comportamenti e i costumi attraverso una solennità parodica.

Le odi:
- componimenti a scansione tematica: civili (fiducia verso il progresso; rapporto uomo/natura; culturali (funzioni della cultura all’interno della società)), neoclassici (figura del poeta). Stile aulico.

Vittorio Alfieri
Nasce ad asti nel 1749 da una ricca famiglia aristocratica. Quando il padre muore, viene affidato allo zio e nel 1758 entra nell’accademia reale di Torino (A-R-T), dove gli insegnamenti sono di bassa qualità e le scarse letture sono soprattutto in francese. Sono anni di grande solitudine, che generano in lui il gusto per l’individualismo, la ribellione e l’insofferenza per ogni tipo di gerarchia. Dopo aver concluso gli studi ed essere diventato a tutti gli effetti un militare, Alfieri si dedica ai propri piaceri personali: non lavora, vive di rendita, spende il proprio patrimonio in passatempi mondani, ama l’equitazione e viaggia in Italia e in Europa. Dopo essere tornato in Piemonte nel 1772, fonda una sorta di circolo letterario e inizia a scrivere. Perfeziona la sua cultura classica, si reca in Toscana e sceglie di migliorare la propria lingua italiana. (tragedie di questo periodo: “Antonio e Cleopatra” “Filippo e Polinice” “Agamennone”, “Oreste”; un trattato “della tirannide”).

A Firenze incontra la contessa D’Albany, già sposata, con cui avvia una relazione che lo porterà a risiedere in Alsazia, per nascondere lo scandalo del loro amore. Lì lavora intensamente e compone il trattato “del principe e delle lettere”, riordina le “rime” e inizia a scrivere la “vita”.
Vive con un iniziale entusiasmo la rivoluzione francese, ma la sua posizione politica si fa più moderata nel momento in cui vive difficoltà materiali per la sua appartenenza a una classe sociale nobile.
Nel 1792 fugge da Parigi e va a vivere con l’amata a Firenze in una sorta di autoesilio. Scottato dall’esperienza francese, si dedica unicamente alla letteratura. Muore nel 1803.

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