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Carlo Goldoni

Nel corso del Settecento, la situazione politica e commerciale della Repubblica veneziana va in crisi a causa dello spostamento delle rotte marittime verso l’America e a causa dell’oligarchia che vigeva in quel momento che permetteva un aumento dei controlli e delle misure di polizia, lasciando che le idee illuministe si diffondessero con maggiore fatica. Tuttavia, Venezia rimase il centro editoriale e della stampa della penisola italiana.
In questo contesto, il 25 febbraio 1707 nasce Carlo Goldoni il quale già da piccolo comincia a viaggiare a causa di problemi economici familiari in molte città d’Italia. Durante questi viaggi, egli alimenta una grande passione per il teatro alimentata dalla lettura dei grandi classici di epoca greca e latina: infatti preferirà il teatro agli studi di giurisprudenza, come potremo vedere anche dalla collaborazione in due melodrammi di Metastasio.
Negli anni dal 1731 al 1738, Goldoni si occupa di mettere in scena solo opere legate alla Compagnia dell’Arte, quindi con una compagnia di teatranti e la presenza di un canovaccio.
Sarà proprio Goldoni a proporre una riforma teatrale, la cui esperienza comincerà a partire dal 1738, dove comincia a comporre la sua prima commedia “distesa”, ovvero interamente scritta in lingua veneziana e con personaggi del suo tempo: fanno parte di questo periodo la produzione de “la donna di garbo” e “il servitore di due padroni”.
Dal 1748 al 1753 Goldoni attuerà la propria riforma, legata alla realizzazione di opere che non hanno più un’ambientazione fissa a Venezia e di questi anni d’oro ricordiamo la stesura de “La locandiera” nel 1752, suo celebre capolavoro, e “la putta onorata”.
Dal 1753 al 1762 vi è lo scontro con un’altra compagnia teatrale diretta da Carlo Gozzi, un autore che contrasta i propositi riformistici della sua drammaturgia, inoltre vi è la produzione di commedie “esotiche” che parlano soprattutto del mondo borghese.
Nella primavera del 1762 Goldoni si trasferisce in Francia, dove dirige e scrive la “Comédie Italienne”. Il pubblico di questa produzione teatrale si aspettava che Goldoni mettesse in scena commedie tipiche della Commedia dell’Arte, e dunque con la presenza di maschere e testi che facciano che sì che sia l’attore ad essere messo in risalto, dunque Goldoni capì che la sua riforma non fu accettata neanche in Francia e per questo torna a costruire canovacci per Arlecchino, anche se le trasformerà in commedie distese. Durante la sua permanenza a Parigi, che avrà luogo fino al momento della sua morte nel 1793, Goldoni si dedica alla composizione di un’autobiografia intitolata “Les Mémoires” dove ci descrive la sua esperienza con un tono un po’ amareggiato. C’è da dire che la sua riforma sarà apprezzata con fatica e per questo egli dovrà badare alle esigenze del pubblico.
La sua rivoluzione in realtà, non è altro che un riflesso di ciò che stava succedendo storicamente in quel momento: grazie alla diffusione dell’Illuminismo, la classe borghese stava cominciando a prendere potere e la nobiltà invece è in una posizione di crisi tanto che non verrà più considerata come un punto di riferimento per riguarda i valori. Voleva mettersi in mezzo tra la drammaturgia barocca, più ideale per la letteratura che per la messa in scena, e la Commedia dell’Arte, ormai ridicolizzata e volgare. Per far in modo che la sua riforma venisse accettata, egli doveva costruire testi avvincenti anche per attirare l’attenzione del pubblico il quale, tramite il copione, doveva essere educato e non doveva utilizzare il teatro solo come mezzo per divertirsi. Tutto ciò ci dà l’idea di un teatro dove vi è rappresentata la vita di queste dinamiche sociali che si sviluppano in questo contesto storiche, per farci vedere come il contesto sociale sta cambiando e pertanto, si deve promuovere una nuova tipologia di modello da seguire, in quanto gli aristocratici non sono più considerati ideali per questo ruolo: per questo la sua esperienza teatrale sarà volta al mondo popolare.
La riforma di Goldoni venne attuata gradualmente, guardando e facendo acquistando esperienza. Inoltre, egli considera come unica fonte di “studio” per l’attivazione di una riforma il “mondo” e il “teatro”. La prima novità fu la più “decisiva” e fu decisamente il rimpiazzo del canovaccio con il copione. La Commedia dell’Arte aveva proposto comicità popolare di tradizione medioevale, ma secondo Goldoni aveva anche esagerato ridicolizzando tale esperienza con la presenza delle maschere e continuava a criticare il canovaccio come mezzo per “improvvisare” la scena. Goldoni voleva creare una commedia basata su una caratterizzazione compiuta dei personaggi, lasciando comunque lo spazio per poter improvvisare i movimenti, dunque comincia a mettere per iscritto i dialoghi e tutte le mosse di scena che gli attori avrebbero dovuto fare, perciò adesso l’attore doveva essere una persona colta e avrebbe dovuto memorizzare la propria parte e collaborare con il direttore per perfezionare l’opera.
Un’altra novità importante fu il passaggio dalla maschera al personaggio verosimile. Sappiamo che nella Commedia dell’Arte il personaggio che indossava la maschera era un personaggio stilizzato e immutabile ma che, soprattutto, non aveva un’evoluzione psicologica. Questo non era ciò che Goldoni voleva per la sua produzione teatrale. Nasce dunque quella che si chiama “Drammaturgia di Venezia” che vede la realizzazione di una commedia con caratteri dove i principali saranno i borghesi. Sarà importante anche la figura della donna borghese, come vedremo nel personaggio di Mirandolina ne “La Locandiera”, che lottano per la difesa delle loro virtù o nel caso di donne mature combattono per i figli. Importante anche la figura del mercante, nonché il capofamiglia.
La sua opera era incentrata sulla competenza linguistica, infatti le lingue privilegiate e utilizzate erano l’italiano, il dialetto veneziano e il francese. Tutto ciò perché voleva mettere in mostra la differenza sociale di quel tempo che andava da una lingua più colta come il francese o l’italiano di tono medio-alto che rappresentava gli aristocratici al dialetto veneziano come linguaggio borghese. In ogni caso, al plurilinguismo viene sostituito il monolinguismo fondato sull’uso di una sola lingua o del dialetto in base all’ambientazione scelta.

La Locandiera: Essa venne composta nel 1752 ed è una delle commedie più celebri di Goldoni perché riassume in pieno lo spirito della riforma goldoniana. E’ ambientata a Firenze, è interamente scritta in italiano e ha come protagonista la figura della fanciulla Mirandolina, un personaggio non più stilizzato ma con un proprio carattere come infatti è tipica dell’esperienza teatrale dell’autore. Questa commedia può essere definita “commedia semplice” in quanto ha una particolare caratteristica: la vicenda si svolge in un’unica giornata, in un solo luogo. La commedia è divisa in tre atti: la vicenda si apre e si svolge nella locanda ereditata dal padre di Mirandolina, che gestisce con l’aiuto del cameriere Fabrizio. All’interno di questa ambientazione, Mirandolina riceve le lusinghe da due aristocratici pensionati, il marchese di Forlimpoli a cui rimane solo il titolo di nobile, e il conte di Albafiorita, un mercante arricchito che ha comprato il titolo. Entrambi sono convinti che Mirandolina possa innamorarsi di loro per il loro ceto sociale privilegiato, ma lei non si concede a questi due uomini e loro rinunciano. Arriva un altro uomo, il cavaliere di Ripafatta, un uomo misogino ovvero che odia le donne, che invece tratta Mirandolina con distacco e giudica i due uomini per essersi innamorata di una popolana. Ferita e allo stesso tempo stimolata, Mirandolina fa di tutto per far innamorare il cavaliere di lei, e ci riesce, ma quando il gioco le sta per sfuggire di mano rinuncia. Allo stesso tempo, il conte e il marchese sono ingelositi e provano a vendicarsi del cavaliere, ma grazie a Mirandolina i tre si riappacificano e lasciano la locanda. La vicenda finisce che Mirandolina sposa Fabrizio, in promessa del padre defunto.

I personaggi della commedia appartengono alle classi nobili e borghesi, con i rispettivi conte, marchese e cavaliere, e Mirandolina e Fabrizio. Tra i primi vi sono delle differenze: il marchese di Forlimpoli è un nobile ormai decaduto che considera garanzia i privilegi indiscussi che ha acquisito tramite la sua nomina; il conte d’Albafiorita è un ricco borghese che ha acquistato il titolo. Attraverso i due, Goldoni mette in luce l’inadeguatezza del vecchio mondo rispetto al nuovo, confrontato la vecchia aristocrazia con quella di recente formazione, per questo uno dei temi principali di questa commedia è proprio quella della gerarchia e della dinamica sociale. Tra i borghesi invece, vi sono Mirandolina e Fabrizio, cameriere innamorato che Mirandolina sposerà per non mancare alla promessa del padre, dunque per etica morale. Goldoni individua in lui la tipologia della serve che aspirano all’amore e allo status economico dei padroni.
Il personaggio di Mirandolina rappresenta l’evoluzione psicologica ma soprattutto anche sociale. Come abbiamo detto, il mondo dei borghesi è il mondo privilegiato nella rappresentazione teatrale goldoniana non solo per le idee illuministe che sancivano l’uguaglianza tra tutti gli uomini viventi, ma anche per rendere partecipi anche i bassi ceti della società invece delle solite tragedie eroiche rappresentate durante l’esperienza della Commedia dell’Arte. Questo personaggio femminile è in grado di accrescere una sua intraprendenza grazie all’abilità della parola, come infatti vedremo con l’incontro tra lei e il cavaliere, grazie al suo monologo lei riuscirà a farlo innamorare di lei, e ovviamente questo fattore è aiutato dalla bellezza di cui gode e dalla sicurezza di sé. La sua psicologia è molto complessa e sfaccettata: possiamo vedere lati positivi, come per esempio la sua intraprendenza, ma anche negativi per tutto ciò che riguarda la sua dote di seduttore come se fosse un Don Giovanni al femminile. Mirandolina inoltre, si può considerare come registra e attrice dell’azione scenica, in quanto molte volte si rivolge al pubblico spiegando come riuscirà a “battere” il nemico, quasi anticipando la vicenda: questo è un modo che Goldoni utilizza per comunicare col pubblico, ponendo come arma principale l’intelligenza della protagonista principale.
Nell’atto II, scena I, abbiamo un primo dialogo tra servitore e Fabrizio sul cavaliere e sul suo essere misogino, e Fabrizio palesemente non capisce come faccia a odiare le donne visto che egli le considera “il buono”. In seguito, il servitore serve il cavaliere a tavola, e comincia a elogiare Mirandolina con parole piene di virtù e il cavaliere si fa l’idea di una ragazza che fa innamorare tutti, e che probabilmente potrebbe far innamorare anche lui. Nella scena II, il cavaliere assaggia la salsa preparata da Mirandolina in persona, come fece dire dal servitore, e il cavaliere la gode. Manda infatti un complimento per la prima volta a una donna ed è qui che il cavaliere comincia a pensare che forse Mirandolina è diversa dalle altre donne che lui si è forzato di odiare come bugiarde e finte.
Nella scena IV, vi è l’incontro tra Mirandolina e il cavaliere. Mirandolina si propone come una donna gentile e cordiale, tanto da mettere lei stessa in tavola la vivanda preparata da lei. Questo gesto lascia colpito il cavaliere che vede in Mirandolina la virtù dell’umiltà. Mentre mangia il pasto “prezioso” preparato da Mirandolina, egli chiede del vino di Borgogna al suo servitore, e tutto ciò continua ad elogiare Mirandolina che indubbiamente, è convinta delle sue doti culinarie. Il cavaliere la invita persino a bere il vino, e fa chiamare il servitore per un altro bicchiere ma Mirandolina si offre di bere dal bicchiere in cui bevve il cavaliere affermando che avrebbe bevuto dalle “sue bellezze”, come un’espressione che allude al sentimento di intimità e inoltre è un gesto audace per via del notevole divario sociale che esiste tra di loro, e in seguito la invita anche a mangiare con lei e a sedersi.. Mirandolina propone un brindisi alludendo a tutto ciò che da piacere al cavaliere, e ovviamente in questo non vi entrano le donne. Il cavaliere, quasi provocato da questa affermazione, dice che è vero che non ha mai potuto vedere le donne ma che sente la differenza di Mirandolina tra le altre e che è l’unica donna con la quale ha avuto “la sofferenza di trattar con piacere”, ossimoro di questa situazione inusuale. Mirandolina mente dicendo che anche per lei l’incontro con il cavaliere è stato diverso, dice che sente per lui quello che non ha sentito per nessun altro, ma che non vuole fargli perdere la sua quiete visto conoscendolo, potrebbe soltanto usarla per prenderla in giro, il che è ciò che sta facendo lei. Finiscono facendo un ultimo brindisi tra “amici”. Nella scena VIII, Mirandolina fa un ultimo brindisi, dove equipara ebbrezza e eros: la donna infatti lo seduce tramite l’organo visivo. Quando Mirandolina va via, il cavaliere non può smettere di pensare al fatto che lo sta facendo innamorare e che ciò non è mai successo per nessun’altra.

I Mémoires: Scritti in francese e pubblicati a Parigi nel 1787, Goldoni crea queste pagine autobiografiche dove racconta la propria vita nel quadro della sua riforma teatrale, che lo ha costretto a partire per la Francia in cerca di notorietà. E’ divisa in tre parti: nella prima parte rievoca i ricordi d’infanzia; la seconda parte è dedicata allo studio delle commedie teatrali; nella terza parte invece si parla del soggiorno in Francia e delle fastose corti.

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