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Goldoni - Vita


Nacque a Venezia il 25 febbraio 1707, da una famiglia borghese di origini modenesi per parte dei nonni paterni. In difficoltà finanziarie in seguito agli sperperi del nonno paterno Carlo Alessandro che aveva il vezzo per l’arte, il padre Giulio si trasferì a Roma per studiare medicina, lasciando Carlo con la madre Margherita Salvioni. Pare non fosse riuscito a conseguire la licenza di medico, ma divenne comunque farmacista ed esercitò la professione a Perugia, richiamando a sé tutta la famiglia. Goldoni si formò da prima con un precettore, quindi fu in collegio dai gesuiti a Perugia, che lo accompagnarono soprattutto nell’ambito filosofico e retorico. viene mandato poi dai domenicani di Rimini, infine ancora con un insegnante privato, il domenicano Candini. Di questo periodo è noto l'episodio della fuga da Rimini a Chioggia (dove nel frattempo si erano trasferiti i genitori) al seguito di una compagnia di

comici. Goldoni ne racconta con grande liberazione nella sua opera autobiografica in francese Memoires, scritta verso il tramonto degli anni. Tornato con la madre a Venezia nel 1721, fece praticantato presso lo studio legale dello zio Giampaolo Indric. Nel 1723passò al collegio Ghislieri di Pavia grazie a una borsa di studio offerta dal marchese Pietro Goldoni Vidoni, protettore della famiglia, ma ne venne espulso prima di concludere il terzo anno per essere stato l'autore di un'opera satirica ispirata ad alcune fanciulle della borghesia locale. Termina gli studi a calci e pugni a Padova e fa praticantato come vice segretario del coadiutore del giudice criminale. Le questioni sono banali, ma influiranno notevolmente sul suo stile. Le missioni di carattere giuridico lo portano fino al 1743; dopo che ebbe un contratto da ambasciatore a Milano e a Genova, senza troppo successo, rientra e capisce finalmente la sua vena letteraria e si legò alla compagnia del signor Imer, con al seguito tutta la famiglia. Infatti, il capofamiglia era spesso il capocomica e attore lui stesso, che prendeva il teatro ad affitto per un periodo. all’impresario si univa una primadonna a cui in età veniva accompagnata da un’attrice più giovane. Successivamente si legherà ad una figura simile, cioè quella del Meldebach, che sarà costretto a lasciare dopo la terza rappresentazione della locandiera, quando la primadonna, vedendosi surclassata dall’attrice giovane, svelta e scaltra, ne fa una malattia e costringe a cacciare l’autore. Fino ad allora le compagnie teatrali giravano su carrozzoni e fermandosi sulle piazze rappresentavano il canovaccio (trama elementare) con dei ruoli fissi: arlecchino, brighella, pantalone. Il primo era povero e parlava in bergamasco in quanto dalle nostre parti venivano solo servitori. Era il servo astuto e disinvolto di due padroni, che cercava di svincolarsi da entrambi. La servetta amorosa solitamente concupita sia da brighella che da arlecchino ma a volte anche da pantalone. non c’erano commedie scritte e ogni attore aveva sempre quelle battute scritte che tendevano sempre più al degrado con riferimenti banali. Goldoni, invece, desidera abituare il pubblico ad uno sviluppo narrativo, non più solo alla grassa risata. La sua mansione all’interno della compagnia era quella di scrivere la commedia ma anche di fare da sceneggiatore .

Locandieraà vino spia sociale

Il vino di Cipro è quello del nobile che ha sperperato tutto (Cipro era stata un possedimento veneziano ai tempi delle crociate

Il vino delle canarie è quello di chi ostenta ricchezze

Il vino di Francia, borgogna o champagne che sia, è il vero simbolo di opulenza e raffinatezza.

Rusteghi à Lunardo non apprezza e si mostra insofferente

Goldoni dice: “mi furono maestri il mondo e il teatro “. Si riferisce alla realtà vista fra le calli , ai 17 teatri veneziani, alle occasioni di incontro fra campielli e altane, ma sempre con un riferimento indispensabile al verosimile, da cui trova più spunti che non in una pura elucubrazione mentale. Usa il teatro come riferimento di materia veritiera, specchio delle situazioni famigliari del periodo e delle conflittualità fra ceti osservata direttamente, non solo delineando minuziosamente la psicologia dei personaggi ma inserendoli anche in un fedele spaccato di società contemporanea (a lui), dandogli una fisionomia sociale definitissima grazie alle maniere, al linguaggio, alle attitudini e al comportamento.

Benché una lunga tradizione ha fissato un’immagine Goldoniana serena e ottimista fino al superficiale, macchiata della leggerezza settecentesca, la critica più recente ha puntualizzato maggiormente sul suo occhio acuto e alla comicità salace, sottile, frutto di una disposizione critica nei confronti dei costumi sociali senza bonarietà. Troviamo anche un tentativo di moralità e di dare un’educazione civile al pubblico.

Le innovazioni introdotte da G. non ottennero il successo sperato durante la sua vita: si trovò a dover competere con altri scrittori di teatro, quali i Gozzi, che il pubblico mostrava di apprezzare maggiormente per le loro rappresentazioni fantastiche estromesse dalla realtà. Il suo rappresentare la vita quotidiana anche se in tono ironico e sagace non fu immediatamente apprezzato. Il mestiere di sceneggiatore così si mostrò economicamente instabile e ben presto rinuncia per prospettive più lucrose. Intorno al 1760 viene invitati a Parigi, nella Francia che aveva sempre guardato con attenzione a Venezia e Carlo, un po’ per mire economiche un po’ per il suo orgoglio ferito dalla critica di intellettuali e del pubblico accetta. Purtroppo troverà solo tiepide conferme e finirà per essere assunto dalla famiglia reale in ruolo di insegnante di Italiano per le figlie di Luigi XV. La mansione ragguardevole di istitutore gli dava il denaro, ma non l’indipendenza intellettuale e la libertà italiana a cui era abituato. Dopo aver in parte rinunciato al mestiere di autore scrive un racconto che è una commedia della sua vita, in cui con alcuni flash rappresenta una

storia” interessante perché umana”. Non ritornerà più da Parigi perché non resiste a mettere in scena l’ultima commedia in francese, per poi ritirarsi in povertà a causa della rivoluzione.

Scaparra ha cercato di fare una rassegna antologica della vita di Goldoni e delle sue iniziative, con un collage di brani tratti da varie commedie. La prima è una commedia allegorica dal titolo “una delle ultime sere di carnevale”, una sorta di saluto a Venezia prima di partire per la Francia, trasfigurata in Moscovia.

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