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Giuseppe Parini


Giuseppe Parini nacque in Brianza, da una famiglia modesta. La prima educazione la ricevette dal parroco del paese che vista la sua intelligenza gli volle far proseguire gli studi; per questo si trasferì a Milano, da una prozia, che alla sua morte gli lasciò una piccola eredità.

Parini iniziò a dimostrare una predilezione per le lettere, pubblicando Alcune poesia di Ripano Eupilino, con uno pseudonimo del suo cognome. Grazie al successo di quest’opera venne ammesso all’Accademia dei Trasformati, di stampo illuministico, frequentata anche da Cesare Beccaria; trattavano temi di attualità. Fu ordinato sacerdote ed entrò al servizio del Duca Gabrio Serbelloni in qualità di precettore dei figli; in seguito ad una discussione con la duchessa Parini lasciò l’incarico che gli aveva permesso però di osservare usi, costumi e vizi dei nobili.

Fu precettore di Carlo Imbonati, futuro patrigno di Alessandro Manzoni. Si impegnò nella stesura di alcune opere tra cui la più importante, Il Giorno.

In seguito al grande successo riscontrato dal mattino e dal mezzogiorno, prime due parti del giorno, Parini si guadagnò la stima sia dei circoli intellettuali di stampo illuministico che dei funzionari dell’amministrazione austriaca. Riuscì ad ottenere incarichi che gli consentirono di superare i problemi economici. Fu nominato poeta del Regio Ducale Teatro e gli fu affidata la direzione della Gazzetta di Milano, la cattedra di Eloquenza e Belle lettere presso le scuole Palatine trasformate in Regio Ginnasio, al quale fu aggregata l’accademia delle Belle Arti. Parini ottenne l’insegnamento in entrambe.

Il rapporto tra Parini e l’amministrazione imperiale si deteriorò con l’ascesa al trono di Giuseppe II, deluso dal nuovo corso della politica riformatrice, abbandonò la maggior parte dei suoi incarichi ufficiali.

Vecchio e malato assistette alla discesa di Napoleone il 15 Agosto 1799.


Opere


In versi:

Alcune poesie di Ripano Eupilino: prima raccolta di componimenti caratterizzati dal rifiuro degli eccessi barocchi e da un classicismo misurato;

· Odi: è una raccolta di 25 componimenti nella quale sostiene i valori della scienza e del progresso e della giustizia sociale; tratta la scoperta del vaccino contro il vaiolo, condanna la castrazione dei bambini per farne “voci bianche” e l’attribuzione alla miseria e alla fame come origini del crimine.

In prosa


Dialogo sopra la nobiltà: breve dialogo ambientato nell’oltretomba che ha come protagonista un nobile arrogante e un poeta povero ma orgoglioso della propria dignità. Influenzato dalle dottrine illuministiche, Parini sostiene l’uguaglianza tra gli uomini e condanna gli abusi della classe nobiliare.

· Discorsi sopra la poesia: discorso in cui Parini sostiene che l’arte ha il compito di imitare le situazioni della vita, di procurare diletto e di offrire insegnamenti morali.

· Dei pricipi delle belle lettere: breve trattato che, riallacciandosi al Discorso sopra la poesia, afferma che il classicismo costituisca la base per un’arte finalizzata al progresso civile.

Anche se nelle sue opere rivela molti punti di contatto con le dottrine illuministiche egli ne respinse i più radicali principi. Non prospettò l’eliminazione della nobiltà ma il suo rinnovamento, convinto che la divisione in classi fosse necessaria al buon funzionamento della società, proprio per questo denunciò gli eccessi dell’aristocrazia. In campo religioso pur criticando le superstizioni si fece portavoce di un cattolicesimo moderato e lontano dalle posizioni degli illuministi.

La posizione moderata si tradusse in appoggio al riformismo promosso dal governo austriaco. In questo periodo collaborò con le autorità ma cessò di dare il suo sostegno con l’instaurazione della politica di Giuseppe II. La sua dignità morale e i suoi principi etici lo spinsero a denunciare le prepotenze dei francesi e gli eccessi, nell’ultimo libro da lui scritto.

Parini condivideva degli illuministi il principio della funzione educativa dell’arte, considerata un mezzo per migliorare la società, in grado di agire sui sensi e sulle passioni umane. Sotto quest’aspetto fu uno dei primi interpreti del sensismo, che faceva derivare la conoscenza dalle percezioni sensoriali o dalle sensazioni.

Nonostante la produzione letteraria di Parini presenti temi e motivi che derivano dal sensismo e dall’illuminismo, ha un’impronta classica sia per la ricercatezza stilistica sia per il frequente ricorso alla mitologia. All’interno della sua produzione è possibile individuare tre diversi momenti:

· L’influenza del gusto arcadico che coincide con la prima raccolta Alcune poesie di Ripano Eupilino;

· L’adesione al sensismo, di matrice illuministica, con l’intento di una poesia educatrice;

· L’approdo a un Neoclassicismo maturo in cui la satira lascia spazio alla consapevolezza della decadenza morale dell’aristocrazia al potere.

La fase neoclassica corrisponde con Giuseppe II. Il poeta rivendicava la propria indipendenza dal potere politico. Parallelamente le scelte stilistiche andavano sempre più indirizzandosi verso l’esigenza di compostezza e armonia. Il classicismo tendeva sempre più verso quella sensibilità neoclassica, accanto a odi incentrate sulla nobiltà spirituale del poeta, presero vita componimenti volti alla celebrazione della bellezza femminile.

Il Giorno


Il giorno è l’opera più celebre di Parini; poema satirico in cui denunciala decadenza morale dell’aristocrazia lombarda, mostrando le misere condizioni di vita del popolo.

Diviso in 4 sezioni il poema ripercorre la tipica giornata del nobile ozioso sfaccendato mettendo in ridicolo i comportamenti corrotti.

Inizialmente aveva progettato tre poemetti separati e indipendenti, la mattina il mezzogiorno e la sera. La sera non venne mai pubblicato ma venne diviso in due parti il Vespro e la Notte e sottopose a revisione anche le prime due part pubblicate producendo il Meriggio.

Nacque così un’opera unitaria, intitolata il Giorno composta da quattro parti: Il mattino, il mezzogiorno o meriggio, il vespro e la notte.

Il poema ha un carattere narrativo


· Il Mattino: la voce narrante (l’autore) si presenta come precettore del protagonista, un nobile ozioso e corrotto, con l’intento di suggerirgli regole di comportamento. Il poeta ne presenta una giornata tipo; Il giovin signore si sveglia e affronta la difficile scelta della colazione (caffè o cioccolata); seguono poi le lezioni di danza, di canto e di francese; rivolge le sue attenzioni alla donna amata, poi arriva la faticosa attività della toilette. Questa sezione è a sfondo mitologico, con intenti ironici: la favola di Amore e Imene, che racconta come avvenne la divisione tra l’amore carnale e l’amore coniugale e la favola della cipria, che parla dell’uso di questo cosmetico tipicamente settecentesco.

Il Mezzogiorno: la dama aspetta l’arrivo del giovin signore il quale, una volta giunto, allontana gli altri pretendenti. Segue la descrizione del pranzo a cui sono presenti vari tipi umani, come il gran mangiatore e il vegetariano che ama gli animali più degli uomini. Infine il giovin signore deve tenere compagnia alla dama con una conversazione in cui sfoggia la sua cultura.

Il Vespro: il sole sta ormai per tramontare e per il giovin signore è l’ora delle visite; successivamente passeggia in carrozza e incontra vari personaggi che rappresentano ciascuno una condizione sociale diversa.

La Notte: il giovin signore e la sua dama concludono la serata al ballo, a teatro, o a un ricevimento; la folla che si raduna in queste occasioni offre un quadro desolante di imbecilli che vincono la noia con stupide manie; il tempo scorre fra scherzi e battute finchè si preparano i tavoli per il gioco d’azzardo. A questo punto il poema si interrompe.

All’interno del poema possiamo notare la differenza tra le prime due parti e le altre. Il mattino e il mezzogiorno risentono dell’influenza illuministica (in particolare per la denuncia del parassitismo dei nobili e delle misere condizioni di vita della plebe). Il vespro e la notte testimoniano il tramonto degli ideali riformistici del poeta che allo sdegno sostituisce un’ironia cinica.

L’intento ironico si ottiene attraverso il procedimento antifrastico che consiste nel dire una cosa per intendere il suo contrario.

L’impronta classicheggiante si esprime nel gusto per un linguaggio ricercato, ricco di figure retoriche e per l’ampio uso di rimandi mitologici.

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