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C.G. Della Torre di Rezzonico - Come un Dio greco – da Agatodèmo


Parafrasi e note esplicative

……..Un raggio d’oro di luce lo circonda (“lo” si riferisce al genio Agatodèmone che illustra al poeta i fasti di Parma) e un tale fiore di bellezza è diffuso sopra di lui che ogni altro dio ne è vinto, e soltanto Apollo, quale vive ancora oggi nel marmo e fu scolpito nel cielo, nelle sembianze di vincitore di Pitone, gli è, forse, uguale. (Il poeta fa riferimento all’Apollo del Belvedere che gli Antichi Greci non attribuivano ad uno scultore terreno, quasi fosse stato scolpito in cielo).
Una fiamma pura, lieta, tranquilla ed amabile gli arde nelle mobili pupille, simili ad amiche stelle che brillano, scorte dal navigante pallido fra le nuvole disperse (dopo la tempesta), dopo una lunga lotta contro i flutti ed il vento e quindi portatrici di di serenità e scintillanti nell’aria.
Profumi sabei (= provenienti dal paese della regina di Saba, oggi Yemen) esalano dalle sue chiome bionde che si muovono come un’onda marina, e in lievi riccioli, avvolti intorno al collo, cadono sulle spalle bianche come l’avorio, e sono trattenute da una graziosa striscia di stoffa.
Il mento ha una forma rotondeggiante; in mezzo al viso, scende il naso perfettamente dritto, tale che non si può rinvenire alcun difetto (Il naso alla forma ideale come voluta dal gusto neoclassico e se esso avesse avuto una forma aquilina avrebbe richiamato il gusto barocco); la fronte non appare eccessivamente ampia e neppure idealmente spaziosa, senza limiti come lo è il cielo sereno (anche nella descrizione della fronte appare l’ideale della bellezza neoclassica). Tra le fragole delle labbra (cioè fra le labbra rosse come le fragole) scorre un sorriso senza però farle aprire, per cui la guancia appare ancora più bella a causa delle morbide fossette. (Se il riso facesse schiudere le labbra, le fossette scomparirebbero. L’immagine delle morbide fossette è sempre presente nella descrizione dei corteggiatori dell’Arcadia).

Commento

Negli scrittori dell’ultima fase dell’Arcadia sono frequenti i poeti che manifestano un entusiasmo neoclassico, dovuto in gran parte agli scavi archeologici di Ercolano. Tuttavia tale gusto per la civiltà greca e romana si risolve in musicalità e in un gioco aggraziato di versi. Accanto a questi scrittori ne troviamo altri che si staccano maggiormente dall’Arcadia, proponendo dei componimenti più classicheggianti, meno musicali e con un linguaggio più elevato: fra di essi possiamo collocare Carlo Gastone Della Torre di Rezzonico, la cui produzione si colloca nella seconda metà del XVIII secolo. Nel piccolo poema Agatodèmone egli illustra le bellezze di Parma (il padre era cortigiano dei Borboni di Parma) ed immagina che un “genio”, appunto Agatodèmone – dio mitologico delle città - descriva la città ed ad esso è attribuita la stessa bellezza di una statua classica, presumibilmente l’Apollo del Belvedere che gli studiosi neoclassici consideravano il simbolo più alto della perfezione greca. L’opera è significativa perché ci fa capire la complessità dell’epoca tra ispirazione arcadica, illuministica, neoclassica e preromantica-. Da notare che nonostante la classicità della descrizione del genio, quale la fronte ed il naso, traspare una certa delicatezza e flessuosità arcadica nei verso “per morbide pozzette appar la guancia”. Il metro utilizzato è un endecasillabo in versi sciolti.
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