gaiabox di gaiabox
Ominide 3551 punti

Nacque a Milano nel 1738. Scrisse il saggio Dei delitti e delle pene, tra il 1763 e 1764. Grazie a quest'opera egli conobbe un successo enorme, portandolo al centro della cultura progressista in europa. L'opera non dimostrava soltanto la barbarie dei sistemi inquisitoriali e carcerari del tempo, ma poneva la questione fondamentale del fine della pena. Modificò la tradizionale identificazione tra peccato e reato, e collegava in modo persuasivo quelli orrori con la struttura stessa dello Stato tradizionale. Le indicazioni di Beccaria furono immediatamente recepite dall'imperatrice Caterina II di Russia nella riforma del sistema giudiziario russo. Egli venne invitato anche a Parigi, nel 1767, dove fu al centro dell'interesse dei circoli illuministi parigini. Rinunciò all'invito di Caterina II, la quale lo voleva con sé. Beccaria ottenne la nomina di professore di economia politica presso le scuole palatine milanesi, egli insegnava eloquenza.

Nel brano in cui Beccaria argomenta le motivazioni contrarie alla pena capitale, egli segna la svolta decisiva del diritto penale; la pena inflitta ai colpevoli non deve, come invece avviene con la tortura e l'esecuzione capitale, non riproduce il male generato dal delitto stesso. Inoltre, l'uso della pena di morte rappresenta una contraddizione enorme da parte dello stesso Stato, presupponendo che sia lecito allo stato un atto proibito al singolo. L'unico sentimento utile a educare i colpevoli a non ricadere negli errori già compiuti. E' il "salutare errore" che provocato dall'esemplarità della pena, come nel caso di una lunga carcerazione e dei lavori forzati. L'abolizione della pena di morte può scaturire solo da una nazione progredita, in cui la sovranità dello stato trova un limite nel rispetto della dignità e dell'interesse collettivo.

Hai bisogno di aiuto in Autori e opere 700?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email