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Concetti Chiave

  • Verri critica l'atteggiamento di superiorità degli intellettuali, sostenendo che la verità si comunica meglio quando si parte da idee comuni con il lettore.
  • L'obiettivo principale di Verri è abolire la tortura, evidenziando la sua barbarie e spingendo le persone a considerare pene alternative.
  • Verri non cerca gloria personale dalla sua opera, ma si concentra sul cambiamento sociale e sull'importanza di far comprendere la crudeltà della tortura.
  • Il confronto tra Verri e Beccaria evidenzia che Verri analizza la tortura da un punto di vista giuridico, evidenziando la sua illegittimità, mentre Beccaria adotta un approccio più razionalistico.
  • Nonostante la tortura fosse praticata, Verri sottolinea che non era riconosciuta dalla legge, considerandola un abuso da abolire come le atrocità del passato.

Critica alla Superiorità degli Intellettuali?

Secondo Verri, gli “uomini d’ingegno e di cuore” che hanno trattato prima di lui il tema della tortura non sono riusciti nell’intento di raggiungere la gente comune, poiché hanno mostrato un atteggiamento poco realistico ed un eccessivo spirito di superiorità. Invece “la verità s’insinua più facilmente (nell’animo umano) quando lo scrittore, postosi al pari col suo lettore, parte dalle idee comuni, e gradatamente e senza scossa lo fa camminare e innalzarsi a lei”.

L'Obiettivo di Verri: Abolire la Tortura

L’autore afferma di non aspettarsi alcuna gloria o fama personale dalla sua opera: egli vuole solo mostrare agli uomini la barbarie della tortura per indurli a cercare pene alternative. Se vi riuscirà, avrà ottenuto il suo scopo e si potrà considerare il suo come un libro di successo; di contro, se fallirà nell’obiettivo, il testo “sarà da collocarsi fra i moltissimi superflui”. Verri comprende il principio su cui si basa la decisione di punire alcuni reati con la tortura (il sacrificio di un uomo solo per il conseguimento del bene comune, della sicurezza pubblica), ma non lo giustifica, soprattutto quando comporta tali crudeli conseguenze. Del resto, conclude lo scrittore, “anche i giudici, che condannavano ai roghi le streghe e i maghi, nel secolo passato (il Seicento), credevano di purgare (liberare) la terra da’ più fieri nemici, eppure immolavano delle vittime al fanatismo e alla pazzia”. Il Verri si augura che, così come quelle atrocità fortunatamente non si commettono più, anche la tortura sia presto abolita poiché è una pratica insensata al pari della stregoneria.

Il Confronto tra Verri e Beccaria

Anche il Beccaria, nel suo trattato Dei delitti e delle pene, aveva considerato la tortura una barbarie inutile, ma si era occupato dell’argomento in modo quasi del tutto razionalistico ed umanitario; il Verri, invece, affronta lo stesso tema da un punto di vista giuridico, dimostrando l’illegittimità della tortura: nonostante fosse largamente praticata ai suoi tempi, essa non era riconosciuta dalla legge, quindi si trattava di un abuso. Bisogna aggiungere che tra Beccaria e Verri non correva buon sangue a causa del carattere estroso del primo e della sua rivalità con Alessandro Verri, fratello di Pietro.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la critica principale di Verri nei confronti degli intellettuali che trattano il tema della tortura?
  2. Verri critica gli intellettuali per il loro atteggiamento di superiorità e per non riuscire a raggiungere la gente comune, sostenendo che la verità si comunica meglio quando si parte da idee condivise (come indicato nel testo).

  3. Qual è l'obiettivo principale dell'opera di Verri riguardo alla tortura?
  4. L'obiettivo di Verri è abolire la tortura, mostrando la sua barbarie e spingendo le persone a cercare pene alternative; il suo successo dipende dalla capacità di far comprendere questo messaggio (come evidenziato nel testo).

  5. In che modo Verri differisce da Beccaria nel trattare il tema della tortura?
  6. A differenza di Beccaria, che affronta la tortura in modo razionalistico e umanitario, Verri la considera da un punto di vista giuridico, dimostrando la sua illegittimità e sottolineando che, sebbene praticata, non era riconosciuta dalla legge (come riportato nel testo).

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