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Vittorio Alfieri


Nato ad Asti (1749-1803), fu autore di molte tragedie, nelle quali il motivo dominante, cioè l'eroismo solitario di chi lotta contro la tirannide e l'oppressione. Nel suo amore per la libertà e nel suo odio contro la tirannide, l'Alfieri espresse non solo motivi illuministici, ma ancora motivi che anticipavano il romanticismo, come il tormento interiore e un fremente amor di patria.
Fu una personalità complessa, la cui genialità inquieta si manifestava nel vagare da una cosa all'altra, nonché nelle tante opere appartenenti a generi diversi: non solo opere di teatro, con tragedie come "Polinice", "Antigone", "Oreste", "Agamennone", "Merope", “La congiura dei Pazzi", "Maria Stuarda" "Sofosnisfa" e i due capolavori "Saul" e "Mirra” ma anche di prosa, con i trattati “Del principe e delle lettere" e "Della tirannide" e l'autobiografia dal titolo "Vita": di poesia, come le "Rime", le cinque odi per l'America libera, l'ode "Parigi sbastigliata" (che esalta la presa della Bastiglia), le "Satire e il "Misogallo" (odio per i Francesi in cui è condannata la plebe prepotente e sanguinaria della Rivoluzione francese, evento pure in un primo momento apprezzato.
Gli ultimi anni della sua vita soggiornò a Firenze studiando il greco e portando a termine la stesura di opere minori come il Misogallo e le Commedie. Morì l'8 ottobre 1803.
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