Dalla birra ai selfie: un giorno di autogestione

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di autogestione al liceo scientifico Newton

Dall’autodifesa al rap passando per birra, selfie e Tai – Chi. No, non stiamo parlando dei nuovi corsi della vostra palestra, ma di quelli che si possono fare a scuola. Ovviamente in accordo con preside e prof. Si chiama didattica alternativa e si svolge nelle ore di autogestione. Noi di Skuola.net abbiamo passato un giorno di “ordinaria autogestione” insieme ai ragazzi del liceo scientifico romano “I. Newton” per capire bene di cosa si tratta.

STUDENTI E PROFESSIONISTI IN CATTEDRA - Si fa un’assemblea e si decide tutti insieme. Raggiunta la maggioranza si sottopone l’idea al preside e se è d’accordo è fatta. Così nasce un’autogestione, quei giorni di scuola in cui non si effettuano ore di lezione normali – anche se vengono comunque segnati presenti e assenti - e dove non si vedono molti prof in cattedra. Infatti, a tenere i corsi nei giorni autogestiti sono gli studenti stessi, ma anche i loro genitori e qualche insegnante che ha da raccontare qualcosa di diverso dalle formule chimiche o dai versi delle poesie, o che magari sa riproporle in maniera attuale e divertente.

Guarda questa scuola come ha raccontato l'autogestione


Fonte: Mdv Cinema

TAI – CHI PER GESTIRE L’ANSIA DA INTERROGAZIONE - Al liceo “Newton” è stata la preside stessa, Ivana Uras, ad organizzare le ore di didattica alternativa insieme ai ragazzi, come ci ha raccontato Andrea Russo, rappresentante d’istituto del Newton. E anche grazie a lei gli studenti hanno potuto arricchire le loro conoscenze durante i tre giorni di autogestione concessi. Infatti, a chi pensa che durante questi gli studenti siano occupati soltanto a perder tempo, al liceo romano si può rispondere che ora molti di loro sono in grado di rilassarsi prima di un compito in classe utilizzando le tecniche del Tai – Chi e non poche ragazze potranno uscire da sole un po’ più tranquille dopo aver frequentato il corso di autodifesa.

IMPARA DAI SELFIE - E non è tutto. Tra i corsi di didattica alternativa quelli che hanno riscosso più successo sono stati quelli di fotografia. Ma non quella tradizionale da poter fare solo con macchinette che costano anni e anni di paghetta, ma quella fotografia che può essere fatta in maniera professionale anche dal proprio smartphone. Oppure quella che racconta ai ragazzi la sua storia, che la vede nascere in una camera oscura e diventare adulta nei selfie che ci facciamo praticamente ogni giorno.

foto fotografia e selfie autogestione

SO DEGUSTARE LA BIRRA, L’HO IMPARATO A SCUOLA! - E scortati dai ragazzi del servizio d’ordine, tutti rigorosamente in pettorina gialla o azzurra, abbiamo assistito ad un corso di rap, ed uno di web series tenuto da Edoardo Ferrario, ideatore e produttore di “Esami”. E grazie a loro siamo entrati in un’aula dove siamo usciti solo dopo aver imparato che la birra, per essere degustata, non va sputata come il vino, perché i recettori dell’amaro si trovano in fondo al palato.

foto degustazione della birra durante autogestione

RECUPERO E TEST D’INGRESSO - Ma al Newton c’è una classe che è stata un mese intero senza prof e proprio per casi come questo, preside e rappresentanti hanno pensato bene di attivare anche corsi di recupero. E per chi invece fosse già proiettato nel futuro, non poteva mancare una lezione tenuta da un ex studente su come superare il test d’ingresso di Medicina. Inutile dire che non è mancato anche qualche corso messo in piedi solo per divertimento o il vecchio visto e rivisto, ma sempre utile, “Sessualità e affettività”.

FACCIAMOLO PIU’ SPESSO - “Un’esperienza che ci arricchisce”. Così uno studente ha definito l’autogestione chiaccherando con noi di Skuola.net. Ma allora perché non interrompere le normali ore di didattica tradizionale più spesso? Lo abbiamo chiesto proprio ai prof che ci hanno risposto che anche a loro piacerebbe farlo, ma sono “ingabbiati dal meccanismo dei voti e da strumentazioni obsolete e malfunzionanti. Senza contare che spesso sono proprio i genitori degli studenti ad aspettarsi e richiederci di utilizzare solo i metodi d’insegnamento che tutti conosciamo”.


Serena Rosticci

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