Occupazioni e autogestioni: guida alla protesta

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

La scorsa settimana, in molte città italiane, migliaia di studenti sono scesi nelle strade e nelle piazze per manifestare il loro dissenso nei confronti dei tagli attuati all’istruzione. E non solo. Hanno protestato contro l’incertezza del loro futuro e per ribadire che non sono disposti ad accettare di fare ancora sacrifici. Ma ai ragazzi non è bastata una sola giornata di protesta. In alcune scuole, infatti, si parla già di organizzare occupazioni, autogestioni e cogestioni. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

BASTA, ADESSO OCCUPIAMO! – L’occupazione consiste nell’occupare l’edificio scolastico sgombrando docenti e il resto del personale. Nel decidere di effettuare un’occupazione bisogna verificare che la maggioranza degli studenti sia d’accordo e, per farlo, si indice un’assemblea in cui viene proposta questa forma di protesta. Poi si va ai voti: se la maggioranza è d’accordo si dà la comunicazione al preside e si procede facendo uscire il personale docente e barricandosi dentro l’istituto, ovviamente facendo attenzione che nessuno danneggi la struttura scolastica. Perché l'occupazione sia effettiva, gli studenti passano anche la notte all'interno dell'istituto.

L’occupazione è una forma di protesta illegale perché vengono violati diversi articoli del Codice penale e della Costituzione:

art. 633 del Codice penale - invasione di terreni ed edifici;
art. 340 del Codice penale - Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità;
artt. 33 e 34 della Costituzione – sul diritto alla pubblica istruzione.

Per questo il preside può decidere di rivolgersi alle forze dell'ordine per sgomberare la scuola e far riprendere le lezioni. A quel punto chi fosse trovato ad occupare potrebbe essere segnalato o addirittura denunciato per questi reati.

PROTESTO IN AUTOGESTIONE – E’ una forma di protesta simile all’occupazione ma che non costituisce reato. In questa, vengono programmate delle attività didattiche senza, però, l’ausilio del corpo docente. In pratica gli studenti si “autogestiscono” inventando dei corsi alternativi alle normali materie scolastiche e che posso variare dalla danza e la giocoleria, ai dibattiti sull’attualità accompagnati dalla visione di film. Solitamente l'autogestione viene votata dagli studenti e richiede un programma o progetto da svolgere all’interno della comunità scolastica. Si comincia con una formale richiesta al dirigente scolastico, il quale deve dare motivazione per iscritto e non verbalmente in caso si opponga, giustificando i motivi del rifiuto.

MI FACCIO SENTIRE, MA MODERATAMENTE – Esiste, poi, una terza forma di protesta dai toni molto più pacati: la cogestione. E’ un sistema di conduzione della vita scolastica alternativa a quella di tutti i giorni. Anche in questo caso, come nell’autogestione, gli studenti tengono dei corsi su temi scelti da loro, ma senza mandare via gli insegnanti che possono decidere di tenere anche loro corsi alternativi, o fare normalmente lezione in aula o, ancora, dare ripetizioni agli studenti che ne hanno bisogno.

USARE LA TESTA – Insomma, i modi per protestare e per farsi sentire ci sono, l’importante è farlo sempre usando la testa. Bisogna stare attenti a non fare tutte quelle azioni, come per esempio danneggiare la scuola, che possono essere controproducenti per gli studenti stessi e per il fine della protesta.

Serena Rosticci

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