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Secondo la Gestalt quando entriamo in contatto con qualsiasi cosa noi cogliamo la sua totalità.

PROSPETTIVA OLISTICA-GLOBALE

Se abbiamo un approccio olistico significa che è globale, ovvero che guardiamo l'insieme.
Sensazioni: ci arrivano attraverso i sensi, non sono elaborate.
Percezione: è un'elaborazione cognitiva, ciò che ci arriva dall'esterno.

PERCEZIONE
La percezione è il processo attraverso cui entriamo in contatto con il mondo esterno, acquisendo informazioni sia sulla realtà al di fuori di noi sia sul nostro organismo. Attraverso gli organi di senso riceviamo innumerevoli stimoli sia esterni sia interni.
La percezione è definibile come un
processo attivodi organizzazione delle informazioni sensoriali mediante il quale è possibile creare una conoscenza.

Siamo convinti di vedere un oggetto in un certo modo, perché quell'oggetto è fatto precisamente in quel modo. Secondo tale presupposto esiste quindi una realtà esterna che viene percepita esattamente come è: vi è coincidenza tra realtà fisica e realtà percettiva.
Tale atteggiamento prende il nome di realismo ingenuo. Vi sono fenomeni che contraddicono la precedente teoria: pensiamo alle allucinazioni, si tratta esclusivamente di una creazione della mente. Oppure consideriamo le illusioni percettive. La psicologia cognitiva ha dimostrato che si tratta di un fenomeno complesso, per il quale i soggetti che percepiscono elaborano in modo attivo le informazioni che ricevono dall'esterno.

LA SCUOLA DELLA GESTALT
Tra coloro che maggiormente si sono occupati del tema della percezione, vi sono gli psicologi della Gestalt. Essi sostenevano che tutto è diverso dalla semplice somma delle parti.
Gli esponenti principali di questa teoria sono stati Max Wertheimes, Wolfgang, Kohler e Kurt Lewin.

LE LEGGI DELLA PERCEZIONE VISIVA
Gli psicologi della Gestalt affermano che non può esserci figura senza sfondo, quando percepiamo qualcosa tendiamo a distinguere la figura dello sfondo. Qualunque cosa percepiamo la percepiamo con uno sfondo, nel momento in cui si mette un soggetto su uno sfondo c'è l'interazione di due livelli. Il rapporto soggetto-sfondo condiziona la percezione.

I PRINCIPI DELL'ORGANIZZAZIONE PERCETTIVA
Secondo la teoria della Gestalt, le proprietà che si attribuiscono alle forme, nel momento della percezione, non dipendono dalle caratteristiche dei singoli elementi, quanto piuttosto dalla loro posizione in relazione a ciò che sta al loro interno. I principi gestalfici dell'organizzazione percettiva sono: vicinanza o prossimità, somiglianza, chiusura, continuità di direzione, buona forma.

1-Principio della vicinanza o della prossimità
Tendiamo a percepire come unica figura gli elementi che sono vicini, mentre percepiamo come costituenti gli oggetti o gli elementi che sono distanti spazialmente.

2-Principio della somiglianza
Tendiamo a raggruppare elementi che si assomigliano, distinguendoli da quelli che hanno caratteristiche diverse.

Gli elementi che presentano caratteristiche simili (forma, colore) saranno considerati come un'unica forma.

3-Principio della chiusura
Le forme famigliari vengono percepite in modo tale da formare configurazioni chiuse e complete, anche quando sono figure incomplete.

4-Principio della continuità di direzione
Nella nostra interazione con il mondo esterno tendiamo a raggruppare gli elementi per continuità, piuttosto che per interruzione e per contrasto.

5-Principio della buona forma e della pregnanza
Tendiamo a percepire con maggiore facilità le figure semplici, regolari, simmetriche e stabili.

ESPERIENZA PASSATA
Wertheimer aggiunse il principio dell'esperienza passata. I meccanismi innati dalla percezione prevalgono sull'apprendimento e sull'esperienza vissuta. Non riconosciamo la scritta, perché tendiamo ad unire gli elementi.

LE ILLUSIONI PERCETTIVE
Le illusioni percettive dimostrano che la percezione non può essere considerata una semplice riproduzione della realtà esterna.
-L'illusione di Moller-Lyer
-L'illusione di Panzo
-L'illusione di Orbison
.

LA PERCEZIONE COME FENOMENO COMPLESSO
Gli stimoli che riceviamo sono parziali: è la nostra mente che li interpreta e completa le informazioni.
Il nostro cervello integra i dati che riceve, interpretando i segni percepiti e quindi attribuendo loro un significato. Tra gli studi cognitivisti sulla percezione, sono interessanti quelli di Ulric Neisser, egli studiò la mente umana paragonata a un computer, la percezione fu studiata come processo di elaborazione delle informazioni ricevute attraverso i differenti canali sensoriali. Nel caso della cognizione visiva, il primo stadio è rappresentato dall'icona.

Nel caso delle icone, ci troviamo di volta in volta un significato, a seconda del contesto della nostra esperienza. Neisser definì questo processo cognitivo come riconoscimento di Pattern.
Quando vediamo un oggetto è possibile notare come esso venga elaborato, ovvero viene lasciata una traccia all'interno della nostra memoria.
In presenza di uno stimolo visivo già incontrato altre volte, il processo di riconoscimento si verificherà quando le caratteristiche dello stimolo saranno tali da richiamare la traccia di memoria depositata nella nostra mente la prima volta in cui abbiamo ricevuto lo stimolo stesso.

TEORIE DEL RICONOSCIMENTO
Neisser ha avanzato l'ipotesi di due teorie secondo le quali il meccanismo si attuerebbe: il confronto fra sagome e l'analisi delle caratteristiche.
Secondo la teoria del confronto fra sagome, l'individuo ha nella propria mente una "sagoma" corrispondenti agli oggetti di cui facciamo esperienza quotidianamente. La sagoma è costituita dai tratti tipici che distinguono un oggetto degli altri. La seconda ipotesi di riconoscimento, ovvero l'analisi delle caratteristiche, si focalizza sull'esistenza di caratteristiche e attributi posseduta da ogni oggetto. Secondo questa impostazione, noi riconosceremmo una sedia perché ha quattro gambe, una base dove sedersi, una spalliera e così via. La distinguiamo da un altro oggetto perché possiede caratteristiche differenti.

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