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Gentile, partendo dalle premesse filosofiche, afferma innanzitutto l’identità di filosofia e di pedagogia, cioè l’impossibilità di una pedagogia diversa e distinta dalla filosofia. Infatti, se la filosofia è la scienza dello sviluppo dello spirito e la pedagogia è la scienza della formazione dello spirito, la filosofia non può essere che la pedagogia e viceversa.
Questa identità della filosofia con la pedagogia porta come conseguenza al concetto di educazione come autoeducazione o autoformazione della personalità. Non esiste più distinzione fra educatore ed educando in quanto l’educando non deve sentire l’educatore come un’autorità a lui estranea, ma come legge della sua stessa coscienza, riconoscendo in lui un se stesso, ma migliore.
Non esiste più nemmeno la distinzione fra fanciullo ed adulto nell’opera educativa poiché, coincidendo l’educazione con l’intero processo dello sviluppo dello spirito, essa la stessa durata dell’intera vita.

Cade anche ogni distinzione fra istruzione ed educazione. L’istruzione coinvolge l’ intelletto, mentre l’educazione coinvolge la volontà. Non essendoci più distinzione, per Gentile, fra intelletto e volontà è ovvio che l’educazione intellettuale coincide con l’educazione morale.
E non esiste più neanche la distinzione fra materia d’insegnamento e metodo didattico. Ogni insegnante crea il suo metodo nell’atto insegno in cui insegna e non esiste un metodo, inteso in senso astratto, come invece pensavano Comenio, Pestalozzi o Herbart. Infine Gentile considera lko sviluppo educativo non attraverso gli schemi psicologici dell’età e delle presunte materie di insegnamento, ma attraverso lo sviluppo dialettico dello spirito nei suoi tre momenti: arte, religione e filosofia.
La pedagogia di Giovanni Gentile ha avuto il pregio di aver portato al massimo livello il principio dell’autonomia del processo educativo. Tuttavia non mancano i difetti: non viene data importanza all’individualità del discente, l’identità fanciullo/adulto è dannosa sul piano pratico ed il ripudio di ogni metodo didattico e pedagogico è eccessivo. Infatti ogni metodo, anche se meccanico, deve esser rivissuto in modo originale dall’educatore per diventare così utile ed avere quindi un’efficacia educativa.

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