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Decroly è uno dei tanti pedagogisti del Novecento a cui viene attribuito il merito di aver costruito una pedagogia, non più deduttiva e teoretica, ma sperimentale.
Nasce a Renaix, e la prima educazione gli viene impartita dal padre, che mette a disposizione sua e dei fratelli un giardino dove curare piante e animali ed un laboratorio per il gioco e per il lavoro.
Altro elemento fondamentale per capire lo sviluppo del suo pensiero è il contrasto avvenuto durante la scuola secondaria, con gli insegnanti, in quanto lo studio del latino avveniva in maniera distaccata dalla realtà e dall'esperienza, perchè si basava troppo sui libri.
Nonostante ciò si laurea in medicina nel 1898, specializzandosi in malattie nervose perchè per Decroly questa disciplina si ricollegava alla psicologia e alla filosofia (discipline per le quali egli nutriva un profondo interesse).
Queste esperienze saranno gli elementi che più influenzeranno il suo pensiero, portandolo a fondare, nel 1901, l'Ecole pour enfants irreguliers (la scuola per i soggetti irregolari), e nel 1907, l' Ecole de l'Ermitage, ai margini di un bosco (entrambe le scuole si occupavano di soggetti "irregolari").

Entrambe le scuole sono laboratori pedagogici sperimentali, così come la Casa dei Bambini montessoriana, perchè Decroly (così come la Montessori) era convinto che la pedagogia scientifica doveva necessariamente sorgere all'interno della scuola, e non effettuando prima la ricerca sperimentale per poi applicare i risultati all'educazione.

Quindi Decroly ricorre alla psicologia sperimentale per risolvere problemi didattici e metodologici, mentre per quanto riguarda il fine dell'educazione, elabora la sua teoria partendo dall'evoluzionismo darwiniano, teoria secondo la quale la vita è un insieme di processi di adattamento tra l'individuo e il suo ambiente.
Egli quindi sostiene che la pedagogia deve necessariamente ricercare il suo fine non all'interno della filosofia, dell'etica o della politica (come era sempre avvenuto), ma deve partire dai bisogni fondamentali che l'uomo deve soddisfare per potersi adattare all'ambiente.
Questi bisogni comprendono:

  • nutrirsi
    proteggersi dalle intemperie
    difendersi dai nemici
    lavorare in comune
    ricrearsi
Una volta raggiunta l'età matura, il soggetto saprà rispondere a questi bisogni, quindi saprà adempiere a funzioni individuali e sociali, il che sarà utile sia alla conservazione dell'individuo che alla conservazione della specie.
Bisognerà quindi dirigere l'insegnamento verso due fondamentali direzioni, ovvero quegli elementi che costituiscono la vita (e che Decroly pone a fondamento del suo metodo):
  1. lo studio dell’individuo
    lo studio dell’ambiente
E in particolare si deve raccordare: i bisogni del soggetto, con i dati dell’ambiente che possono soddisfare suddetti bisogni.


Secondo questa linea di principio, logicamente, Decroly è portato a criticare la scuola tradizionale, perché essa sosteneva l’idea che la scuola deve “preparare alla vita”, anche se in realtà accadeva l’opposto, e cioè la scuola non faceva altro che allontanarsi dai bisogni quotidiani degli alunni.
Quindi Decroly vuole una scuola rinnovata che anziché preparare alla vita, sia vita stessa.

Per far si che ciò avvenga, è necessario che la scuola faccia convergere tutti i contenuti delle diverse materie attorno ad un interesse centrale presente in tutte le lezioni (quindi tutte le singole parti devono convergere tra loro formando un tutto indivisibile).

È anche necessario che ogni alunno venga aiutato individualmente, perché così facendo tutti riescono a trarre beneficio dalla scuola e da quello che si studia, non solo gli individui più capaci, e inoltre si fa in modo che l’alunno sviluppi così il desiderio di conoscere sia stesso che i suoi simili (cosa che non avverrebbe attraverso il semplice accumulo sistematico di conoscenze).

Perché appunto, quello che costituisce il principio base del processo educativo è, come abbiamo detto, lo studio della vita individuale e dell’ambiente; che a scuola deve avvenire quindi in due direzioni:
- trasmettendo la cultura necessaria, quindi gli strumenti, per rafforzare tutti gli aspetti della personalità infantile per permettere un adattamento più rapido e sicuro (quindi appunto studiando l’individuo e l’ambiente per permettere all’alunno di soddisfare i suoi bisogni).
- e, come abbiamo detto, la voglia di conoscere questi due aspetti che costituiscono proprio la vita, deve provenire da un desiderio dell’alunno.

Come risultato, nell’idea di Decroly, c’è una scuola che vuole insegnare al bambino a vivere, e un bambino che vuole imparare come soddisfare i suoi bisogni, e quindi proprio a vivere.

Idea apparentemente perfetta, solo che, Decroly, muovendo da una posizione evoluzionistica e naturalistica (perché di bisogni naturali si tratta), tenderà a tralasciare quelli che sono i bisogni culturali e spirituali; e inoltre, stabilendo apriori quali sono i bisogni-interessi degli alunni, porrà invece poca attenzione a quelli che sono gli interessi più spontanei e autentici di ciascun individuo.
(cioè partirà dall’idea che dato che tutti gli esseri umani hanno bisogno, ad esempio, di nutrirsi, allora tutti saranno interessati a studiare argomenti che riguardano il nutrirsi, accantonando un po’, di fatto, quell’idea di individualizzazione dell’apprendimento).

Nonostante ciò, Decroly ha rappresentato un tentativo di voler trovare una motivazione (l’alunno si sarebbe sentito motivato perché studiava argomenti che gli avrebbero permesso di soddisfare i suoi bisogni, e che quindi psicologicamente gli suscitavano interesse)
all’apprendimento, e quindi di superare il distacco tra la scuola e la vita. Distacco che spesso si traduceva in scarso interesse da parte degli alunni.

A questo proposito..

Nella sua opera “Verso la scuola rinnovata” è presente un’indagine statistica secondo la quale solo il 15% dei ragazzi in Belgio riescono a percorrere regolarmente il corso di studi obbligatorio.
Questa indagine genererà un’accusa da parte di Decroly, rivolta alla scuola che, secondo lui, è responsabile di molte deviazioni della personalità degli alunni.
Infatti, Decroly scrive che non solo la scuola non riesce a raggiungere gli obbiettivi che si prefigge, ma infonde agli alunni abitudini sbagliate di distrazione, pigrizia, disinteresse, ribellione e disgusto per lo studio.

Chiaramente esistono anche aspetti socioculturali che influiscono nel generare questi effetti, ma Decroly si sofferma solo sulla vita scolastica perché è convinto che cambiando il metodo didattico e ponendovi alla base dei criteri psicologici, si possa arrivare anche al conseguente cambiamento sociale (quindi ricollega, ancora una volta, la scuola alla vita).


Per quanto riguarda la struttura della metodologia di Decroly, egli vi pone a fondamento il piano delle idee associate, che attiva i 3 processi che fanno parte del cosiddetto “trittico decroliano”; inoltre è considerato lo scopritore della funzione di globalizzazione.

Quindi, partendo dai bisogni fondamentali, nella scuola elementare gli alunni si accosteranno in modo globale a tutti e 4 i bisogni durante il primo anno, mentre durante i successivi 4 affronteranno lo studio di tutti e 4 i bisogni nello specifico, quindi uno diverso ogni anno.
Ogni bisogno in questo caso costituisce un centro di interesse, il che significa che tutte le materie si concentreranno su argomenti che tratteranno il come soddisfare uno dei 4 bisogni, tenendo presente il centro di interesse, quindi il bisogno studiato nell’anno in questione.
Una volta fissato il centro di interesse, deve essere stabilito il programma delle idee associate da seguire, ovvero individuare quali contenuti culturali è più adeguato trasmettere affinché i bambini capiscano dove e in che modo l’uomo trova o ha trovato nell’ambiente un modo per soddisfare i bisogni.

Quindi affronterà lo studio dell’ambiente vicino nello spazio e nel tempo (ovvero come l’uomo provvede al soddisfacimento dei suoi bisogni), inteso sia come ambiente naturale che sociale.
La sezione che riguarda il fanciullo e la natura, si divide in 4 capitoli:

  • il fanciullo e gli animali
    il fanciullo e le piante
    il fanciullo e la terra
    il fanciullo e il sole, la luna e gli altri corpi celesti
Mentre la sezione riguardante il fanciullo e gli alti uomini include:
  • i rapporti con i genitori
    i rapporti con tutti quelli che vivono intorno al fanciullo
    e infine il rapporto tra il fanciullo e la società

Allo stesso modo, si studierà l’ambiente lontano nello spazio e nel tempo, ovvero come l’uomo ha provveduto in passato al soddisfacimento dei suoi bisogni.

Decroly sostiene poi, che i contenuti culturali trasmessi nella sua scuola, non cambiano rispetto alla scuola tradizionale; ciò che cambia invece è il modo in cui gli argomenti sono distribuiti.
Perché mentre la scuola tradizionale seguiva un programma prefissato dagli adulti, nella scuola rinnovata di Decroly si segue invece il percorso opposto: cioè il programma nasce dopo che si sono stabiliti i bisogni fondamentali e che gli alunni siano diventati consapevoli di essi, così che l’apprendimento si traduca nel “fare esperienze motivate e significative” per chi impara.
In realtà oltre a questo, la scuola di Decroly ha anche altri motivi di novità:
Dà unità all’esperienza perché unifica tutte le discipline sotto un’idea comune; per cui ancora oggi l’insegnamento è definito da programmi interdisciplinari.
Sostituisce al verbalismo e al nozionismo l’attività di ricerca, mettendo di fatto l’alunno al primo posto rispetto ai contenuti ed iscrivendosi a pieno titolo tra i pedagogisti attivisti.

I centri di interesse e il piano delle idee associate danno avvio a 3 processi fondamentali, attraverso i quali, secondo Decroly, deve passare ogni nuova esperienza dell’alunno:
- Osservazione (riguarda il rapporto diretto del bambino con l’ambiente).
- Associazione (riguarda i rapporti di corrispondenza che il bambino istituisce tra ciò che osserva nel suo spazio e nel suo tempo, e l’ambiente lontano a lui, sia spaziale che temporale).
- Espressione (nelle sue forme più svariate. Può essere concreta, ad esempio un disegno o un lavoro che il bambino fa; o astratta, quindi esprimendo giudizi in forma orale o scritta).


Uno dei contributi più originali del pensiero di Decroly è dato dalla scoperta della funzione di globalizzazione.

Decroly infatti critica la teoria associazionistica che derivava dall’empirismo, sostenendo che l’idea di una didattica di tipo analitico non era scientificamente fondata perché il soggetto non è naturalmente portato a conoscere prima la parte e poi il tutto, ma al contrario, prima si ha un approccio globale con i dati di esperienza. Quindi prima si coglie il tutto e poi le parti.
Egli fa un esempio, dicendo che così come la mamma si presenta al bambino tutta intera e non nei particolari, il mondo che lo circonda viene percepito dal bambino come unitario, nella sua interezza, e poi sta a lui mettere ordine al caos.
Allo stesso modo se osserviamo un quadro prima gli diamo un’occhiata generale, senza soffermarci sui dettagli.

Per questo si può parlare di lato centripeto di questo fenomeno (cioè di ciò che il soggetto coglie dall’ambiente mediate le sensazioni.
Succede anche quando anziché osservare, esprimiamo qualcosa, ad esempio disegnando: prima tracciamo a grandi linee quello che sarà il disegno, cioè facciamo uno schizzo, e poi passiamo ai dettagli. In questo caso si parla di lato centrifugo (cioè di quello che il soggetto esterna).
In entrambi i casi, tutti e due i processi partono da un approccio globale alla realtà.

Quindi Decroly considera la funzione di globalizzazione come una vera e propria struttura mentale che organizza sia ciò che il bambino percepisce che ciò che il bambino poi esprime; quindi abbraccia il soggetto nella sua totalità, nella sua globalità.

Quindi è proprio la funzione di globalizzazione che da’ un senso sia al programma delle idee associate che hai centri di interesse.
Infatti tutti e 3, precisa Decroly, costituiscono un sistema unitario.


Anche se di fatto, non riesce a fare a meno di continuare a distinguere le materie perché nella pratica comune risultava ancora difficile superare questa distinzione.
Infatti si concentra più che altro nel delineare, all’interno della varie materie, come interviene la finzione di globalizzazione:
Lettura: il bambino si accosta prima alle immagini corrispondenti ad un vocabolo, e visualizza la parola nella sua globalità assimilandola ( a differenza della Montessori ad esempio che prima faceva imparare le singole lettere e poi le parole).
Scrittura: stessa procedimento veniva usato per la scrittura.
Disegno: nel disegno la funzione di globalizzazione è ancora più presente. Infatti il maestro inizialmente lascerà il bambino disegnare spontaneamente, anche sbagliando, e poco a poco lo aiuterà a fare le giuste correzioni paragonando il disegno del bambino alla realtà.
Aritmetica: il bambino impara prima le nozioni di più o meno, tanto o poco, abbastanza o non abbastanza ecc.., così facendo, legare i dati ad una rappresentazione numerica risulta più facile.
Scienze Naturali: anche qui lo studio deve avere carattere globale perché l’esperienza che il soggetto fa per conoscere il mondo deve avvenire così come è avvenuta per i primitivi, ovvero osservando e cercando di capire come è meglio rapportarsi con la natura, senza aver bisogno che qualcuno lo spieghi prima.
Geografia e Storia: come abbiamo già detto si configurano, rispettivamente, come studio della vita nello spazio e nel tempo; che si sostengono e arricchiscono a vicenda. Il bambino familiarizza con entrambe le materie partendo proprio dalla sua storia personale e imparando a collocarla in uno spazio.
Lingua: le altre lingue dovevano essere imparate così come era stato per la lingua materna, ovvero magari andando nel paese di origine per assimilare la lingua ascoltando le forme più usate di linguaggio, senza seguire un ordine prestabilito. Anche allo studio delle lingue morte si può applicare un metodo globale, infatti Decroly suggerisce di partire, per lo studio del latino, da proverbi o brevi citazioni che esprimono idee ed esperienze che l’alunno già conosce.
Lavori Manuali: il bambino parte dall’idea generale di ciò che vuole realizzare, e man mano che lavora con l’argilla o la carta o la stoffa ecc.., perfeziona sempre di più il suo lavoretto fino a raggiungere il risultato che vuole.
Ginnastica: sostiene che nella maggior parte dei casi è impossibile far studiare ai bambini tutti i movimenti da fare, ad esempio, durante il girotondo o una danza, perché i bambini apprendono i movimenti in blocco, così come fanno quando imparano a camminare, a correre o a saltare.

Per quanto riguarda l’educazione dei soggetti irregolari, Decroly di distacca dalla pedagogia tradizionale che aveva da sempre considerato importante solo la dimensione intellettuale del soggetto, concezione secondo la quale se il soggetto aveva qualche difficoltà ad apprendere, veniva tagliato fuori dalla pratica educativa.

Per Decroly invece non esiste una pedagogia solo per i soggetti normali e una solo per i soggetti irregolari, infatti non si occuperà di fare pedagogia “speciale” per questi ultimi.
Semplicemente riserverà un’attenzione in più ai soggetti irregolari, occupandosi di individualizzare quanto più possibile in metodo educativo, per permettere anche a loro un positivo adattamento all’ambiente e una piena realizzazione della personalità.

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