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Anselmo d’Aosta

La contesa fra dialettici e antidialettici trovò una soluzione con Anselmo d’Aosta (1033-1109) che fu il primo grande maestro della Scolastica medievale, movimento filosofico di sistemazione e insegnamento della tradizione patristica e della cultura profana che mirò a edificare la dottrina e il sapere cristiani ed ebbe come suoi centri, prima le scuole monastiche e poi le università. Anselmo prese di petto il problema dei rapporti fra ragione e fede (il tema costante di tutti gli autori della Scolastica) e propose una soluzione: Anselmo riteneva che non si debba approvare una fede cieca, priva dell’aiuto della ragione; tuttavia la fede è e deve restare il punto di partenza (affermava «credo ut intelligam», cioè: «credo per capire»), al quale la ragione si può applicare come strumento di chiarificazione e di sostegno. In questo senso Anselmo elaborò l’argomento a priori dell’esistenza di Dio: la ragione dimostra e rafforza sul suo terreno la verità, già autonoma e autosufficiente, del contenuto della fede rivelata.
Ma anche la soluzione di Anselmo fu fonte di ulteriori discussioni e sviluppi in quanto la ragione, una volta legittimata, tende inevitabilmente a infrangere la sua pretesa posizione subalterna rispetto alla fede e a rivendicare una sua funzione autonoma. Pietro Abelardo (1079-1142), nato solo quarant’anni dopo Anselmo, osservò che il dato della fede, così com’è presentato dalla tradizione, non è monolitico ma pieno di incertezze e di contraddizioni e cercò di far valere l’autonomia della ricerca sia nelle discipline umanistiche sia nella sfera religiosa contro l’immobilismo della cultura tradizionale.
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