Il mito del progresso
Nella seconda metà dell’Ottocento il succedersi incalzante delle
scoperte scientifiche (anche in campo medico-biologico) e l’avanzare della tecnologia (basta nominare anche solo la diffusione dell’illuminazione elettrica di strade e abitazioni) creano nella collettività una grande fiducia nella scienza e ottimistiche aspettative per il futuro dell’umanità. Come già nell’illumismo, il mito del progresso è centrale nell’immaginario per vari decenni, le figure del medico e dello scienziato si impongono come modelli umani, non a caso ricorrenti come personaggi nei romanzi e racconti del tempo. Ma nella nostra letteratura, soprattutto siciliana (da
Verga a De Roberto a
Pirandello), il progresso invece è per lo più demitizzato, se ne considerano soprattutto i risvolti negativi.
Immaginario e nuovi modi di viaggiare
Incide in particolare sull’immaginario la diffusione di nuovi mezzi di trasporto, che determina nuovi modi di viaggiare: innanzitutto il treno. Anche in Italia si crea una rete ferroviaria che inevitabilmente modifica il paesaggio. Gli scrittori non mancano di farvi riferimento, in termini per lo più negativi, ma è comunque significativo che il treno entri prepotentemente come riferimento anche simbolico nelle pagine della letteratura.
Nel primo Novecento simboli della modernità diventano l’automobile e l’aeroplano (anche se dovranno passare molti decenni prima che quest’ultimo da velivolo diventi un vero mezzo di trasporto). Emerge il culto della velocità, esaltato dal
futurismo, la prima delle
avanguardie, in contrapposizione anche simbolica ai ritmi lenti del passato.
Una nuova visione del tempo
Tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi del Novecento si modifica profondamente la visione del tempo, con rilevanti riflessi sulla mentalità e l’immaginario della letteratura: da un lato, il tempo viene fissato (è stabilita un’ora ufficiale mondiale), dall’altro, i fisici (come Ernst Mach e soprattutto Albert Einstein) e i filosofi (in particolare Henri Bergson) dissolvono la nozione di tempo “oggettivo”. Ne deriverà in ambito letterario la prevalenza del “tempo interiore”, in cui passato e presente sono interconnessi: dal “tempo ritrovato” della Recherche di Proust al “tempo misto” della
Coscienza di ZenoLo spazio: dalla città alla metropoli moderna
Tra secondo Ottocento e primo Novecento lo scenario prediletto dalla letteratura è la città, che tende ormai ad assumere in alcuni casi il volto della metropoli (da Parigi a Milano, da Berlino a Vienna all’emergente New York, città simbolo per definizione della modernità), con quanto le viene associato: traffico caotico, rarefazione e spersonalizzazione dei rapporti umani, appiattimento dei valori, alienazione. Legato all’ambiente della grande città è, in ambito letterario, il personaggio del travet, dell’anonimo impiegato, con i connotati di solitudine e frustrazione che comunemente vi si associano e che tante novelle pirandelliane ritraggono, come la celebre Un treno ha fischiato.
L’ampliarsi dei confini del mondo, il neocolonialismo e il gusto dell’esotico
Negli ultimi decenni dell’Ottocento le esigenze economiche del capitalismo industriale inducono le potenze europee, alla ricerca di
materie prime e nuovi mercati, a lanciarsi nella conquista di vaste zone del pianeta (dall’Asia all’Africa, allora per gran parte inesplorata). Inghilterra, Francia, Belgio costruiscono grandi imperi coloniali. L’ideologia che sostiene questa spartizione del mondo è una forma di neo-colonialismo, più aggressiva del primo colonialismo, e ispirata all’idea della superiorità indiscussa della razza bianca e dei valori della civiltà occidentale, a cui fa da supporto una particolare interpretazione della stessa teoria evoluzionistica. La cieca disumanità del colonialismo è denunciata in uno dei romanzi più affascinanti del primo Novecento: Cuore di tenebra, di Joseph Conrad, che aveva personalmente vissuto, in un viaggio avventuroso lungo il fiume Congo, il contatto diretto con il mondo primordiale dell’Africa. L’affascinante mistero del continente nero domina nel romanzo, diventando simbolo del mistero stesso del cuore umano. Dalla conoscenza di mondi lontani e diversi derivano alla letteratura nuove suggestioni, nuovi temi e nuovi personaggi, che incontrano il gusto del pubblico, attratto dalla dimensione esotica: grande successo hanno i romanzi di Kipling, ambientati in India e, in Italia, di Salgari.