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Naturalismo e verismo


Nel 1861 c’è l’unita d’Italia. Nel 1871 Roma diventa la capitale d’Italia. L’unità è abbastanza sbilanciata perché il divario tra Nord e Sud è molto ampio: il Nord è sviluppato e all’avanguardia, mentre il Sud è arretrato, basato sui latifondi. Il Nord con Giolitti è industrializzato, fondato sul triangolo economico Genova-Torino-Milano. Le repressioni nel Sud non sono uguali a quelle del Nord. In quest’ultima zona c’è il dialogo. Il Sud rimane un “rimorchio” dell’Italia, con una mentalità diversa. Quando avviene l’unità d’Italia non c’è la conoscenza del Meridione. Nemmeno Cavour si era spinto al di sotto di Roma. Nasce uno studio da parte di Sonnino e Franchetti sui problemi del Sud. Anche il brigantaggio era diffuso; i Borboni finanziavano i briganti.
Il Sud non è pronto per l’unità e per il servizio di leva obbligatorio (che creava unità e diffondeva la lingua italiana).
In questo periodo ci sono due partiti: la destra storica (più conservatrice) e la sinistra storica (più liberale). Viene fatta la triplice alleanza (Italia, Austria-Ungheria e Germania) e poi la triplice intesa per contrastare la prima (Inghilterra, Francia e Russia). In questo periodo, vicino al nuovo secolo, c’è anche la seconda rivoluzione industriale, con cui c’è una modernizzazione senza precedenti. L’industria viene rivoluzionata a 360 gradi. Tra invenzioni e scoperte scientifiche, l’Europa è in un momento di benessere e di sicurezza. Si pensi ad esempio alla scoperta dei vaccini, che porta all’abbassamento repentino del tasso di mortalità infantile e fa aumentare la speranza di vita media. Nasce il motore a scoppio, che ha reso possibile la nascita delle prime autovetture. Nascono anche le reti ferroviarie.
Il mondo diventa più piccolo, più conosciuto, più popolato e più moderno. Questo perché nascono i nuovi trasporti, come il treno (vengono costruite ferrovie per centinaia di migliaia di chilometri), la nave a vapore ecc. Nascono anche nuovi mezzi di comunicazione, come il telegrafo. La popolazione cresce esponenzialmente a fine secolo.
Questo è dovuto anche alla riduzione della mortalità grazie alla medicina che fa passi fa gigante. Anche la pubblicità, i quotidiani e nuovi generi di consumo (fumetti, biciclette ecc.) si diffondono.
Questo periodo viene definito positivismo (dalla filosofia di Auguste Comte). Queste scoperte e invenzioni portano ad una grandissima fiducia nelle capacità umane. Si pensa che l’uomo possa scoprire ed inventare qualsiasi cosa. Questo ricorda molto l’illuminismo.
Il positivismo porta il mito del progresso. Anche in questo caso, come nell’illuminismo, c’è un abbandono della religione. Tutto questo aspetto scientifico della società viene riportato anche nella letteratura. In questo periodo nasce in Francia una corrente letteraria denominata naturalismo. Gli esponenti principali in Francia sono Emile Zola e Gustave Flaubert. Questi autori, soprattutto il primo, danno vita ad una scrittura che abbandona lo stile dei romanzi romantici, come i Promessi Sposi. Zola dà vita ad un ciclo di 20 romanzi in cui analizza scientificamente diverse generazioni (Rougon-Macquart). Questo significa che parte da una tara genetica e la analizza nelle generazioni successive. Analizza i problemi generazionali ad ogni livello sociale. Questo perché non solo, secondo il naturalismo, l’autore deve analizzare scientificamente (come uno scienziato) le caratteristiche e le conseguenze di alcune generazioni, ma queste tare, questi problemi che si trasmettono geneticamente, vengono analizzate anche tra la popolazione povera e quella borghese. Il naturalismo indaga come fa uno scienziato nelle sue scoperte e nelle sue invenzioni. Il romanzo dev’essere scritto sotto-forma di analisi scientifica. In Italia il naturalismo viene recepito soprattutto a Milano, centro culturale all’avanguardia. Nasce un’altra corrente italiana, la scapigliatura. Gli scapigliati sono dei ragazzi che si oppongono al romanticismo, soprattutto a Manzoni. È come se arrivasse una chiusura totale verso ciò che si ha avuto in precedenza. È come se questi giovani volessero cancellare completamente ciò che era il passato. Sono proiettati verso una novità, un cambiamento, proprio perché è cambiata la società. Questi giovani vengono chiamati “Bohemien”, quelli che per l’arte, per la scrittura e per la creatività abbandonano tutto e vivono in povertà. Questo termine in francese significa “zingaro”. Essi sono tutti proiettati verso l’arte.
Gli scapigliati hanno in realtà vita breve. Non hanno un seguito importante e scrivono soprattutto romanzi cupi, noire. Uno dei rappresentanti della scapigliatura è Igino Ugo Tarchetti, che scrive “Fosca”, breve romanzo in cui ci sono 2 protagoniste: la donna del protagonista (Clara) e Fosca, l’amante. Quest’ultima è brutta, in quanto molto magra. Il suo nome sta anche ad indicare le sue caratteristiche e la sua psiche malata (aveva crisi di nervi). È la cugina del capo del protagonista (militare). I nomi quindi denotano anche le caratteristiche dei personaggi. Nella notte Fosca muore, durante una lunga notte di amore con il protagonista. La morte è dovuta ad una malattia, che viene poi trasmessa all’uomo. Il romanzo è caratterizzato da un alone di cupezza. Si rifà a scrittori come Edgar Allan Poe.
La scapigliatura è diffusa tra gli anni ’60 e ’70 del 1800.
Oltre al naturalismo francese, che viene assorbito dalla scapigliatura milanese, abbiamo una corrente letteraria che nasce in questo periodo, il verismo. Questo non è una vera e propria scuola, ma un modo di scrivere che non ha una grossa risonanza a livello nazionale. Non c’è un manifesto che dà via a questa corrente. Gli unici rappresentanti del verismo sono 3: Luigi Capuana, Giovanni Verga e Federico de Roberto. Essi sono tutti e 3 meridionali e stanno a Milano, entrando a contatto con la scapigliatura nei circoli letterari, e quindi col naturalismo. Capuana è un critico letterario che pubblica sul Corriere della Sera. Frequentando gli ambienti milanesi entrano in contatto con il naturalismo francese, con questo modo di analizzare scientificamente i personaggi di diversi periodi. Questo modo di raccontare, questo realismo, si pone in contrasto con il romanticismo. Se si pensa ai promessi sposi, la provvidenza era la protagonista della storia; ora ci si allontana molto dalla religione ed essa non entra nei romanzi perché non è più la provvidenza a decidere il destino delle persone, ma sono le persone stesse. Questo anche perché in questo periodo Charles Darwin pubblica il libro sulle sue teorie dell’evoluzione: la legge del più forte. Tutti questi elementi portano all’abbandono della scrittura del romanzo romantico.
Zola spiega il suo ciclo dei romanzi. I Rougon-Macquart sono basati sulla legge dell’ereditarietà. Se c’è un problema all’organismo, nelle generazioni successive fungerà da tara, ovvero influenzerà la possibilità che un individuo nasca in un certo modo. Le famiglie aristocratiche ad esempio si sposavano tra di loro, con conseguenti malattie genetiche.
I 3 veristi sono meridionali ma si trovano a Milano; assorbono il naturalismo francese grazie alla frequentazione degli scapigliati. Il verismo italiano prende spunto dal naturalismo ma ha delle caratteristiche diverse. Per Capuana l’autore non può analizzare i personaggi di un romanzo come uno scienziato analizza un corpo. L’autore non è uno scienziato. La vera svolta del verista è l’impersonalità dell’autore, cioè che la storia si scrive da sé; non c’è un narratore che scrive la storia, ma è il popolo, i protagonisti stessi. Nei romanzi veristi l’autore non è più onnisciente, non è interno e non prende parte alla storia. Nei promessi sposi l’autore descrive dettagliatamente i personaggi, le loro azioni, la loro psicologia e le loro origini.
In Verga il primo approccio con il verismo puro è “Rosso malpelo”, novella scritta interamente con l’impersonalità dell’autore. Esso verrà inserito nella raccolta “Vita nei campi”. Scrive poi “I malavoglia”, facente parte del “ciclo dei vinti”. Essi non sono svogliati; sono lavoratori instancabili. È il popolo a dare loro questo soprannome, in maniera contraria alla realtà. I Malavoglia vivono ad Acitrezza, che non viene detto dov’è collocata, né che tipo di ambiente è. Si dice solo che è in Sicilia e che è un paese di pescatori. Nemmeno i personaggi vengono identificati. I personaggi vengono compresi leggendo. Sono tutti autori e solo leggendo si capisce la psicologia dei personaggi.
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