Il Verismo


I veristi italiani accolsero ben volentieri l’opera di Zola, tanto che da questa sorse appunto il Verismo intorno agli anni Settanta. Il principale centro di diffusione fu Milano, tuttavia i maggiori esponenti del Verismo furono meridionali giacchè nel sud si verificava l’arretratezza e il degrado che i veristi intendevano fare oggetto della loro narrazione. Fra questi, il principale autore fu Luigi Capuana, critico letterario del “Corriere della Sera”, i cui principi fondamentali della sua poetica sostenevano che lo scrittore dovesse:
-abbandonare il romanzo storico-politico in favore di uno sui costumi contemporanei
-scegliere una realtà italiana e ritrarla dal vero
-seguire il canone dell’impersonalità
-non trascurare fantasia e immaginazione.
Dunque, confrontando i romanzi veristi con quelli naturalisti possiamo dire che:
-il romanzo verista, contrariamente al naturalista, non è animato da uno slancio ideale e dall’intento di contribuire alla formazione di una coscienza sociale, bensì rappresentare la realtà senza concezione sentimentale o progressista
-il romanzo verista era pessimistico, mentre il naturalista era estremamente positivo in quanto contava sul progresso scientifico
-il romanzo verista reinterpreta il determinismo naturalistico secondo il quale il comportamento dell’uomo è determinato dalla sua costituzione e dalle circostanze ambientali e sociali in cui vive
-il romanzo verista si concentra sul mondo contadino, mentre il romanzo naturalista sul proletariato urbano.
Ciò che emerse dai romanzi veristi fu una visione dell’Italia apparentemente unita, ma in realtà caratterizzata da diverse e particolari situazioni sociali che i romanzieri ebbero il merito di riportare alla luce.
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