Il naturalismo francese il retroterra culturale e filosofico del naturalismo È il positivismo, Quel movimento di pensiero che si diffonde a partire dalla metà del trecento e dall’espressione ideologica della nuova organizzazione industriale della società borghese. Esso porta al rifiuto di ogni visione di tipo religioso, metafisico o idealistico e alla convinzione che tutto il reale sia un gioco di forze materiali, fisiche, chimiche, biologiche, regolate da ferree leggi meccaniche spiegabili scientificamente. Il pensatore da cui trasse i suoi fondamenti teorici e le sue formule il movimento letterario del naturalismo fu Hyppolyte Taine. La sua concezione era ispirata ad un rigoroso determinismo materialistico ed affermava che i fenomeni spirituali sono prodotti della fisiologia umana e sono determinati dall’ambiente fisico in cui l’uomo vive. In un saggio del 1858 Taine aveva già indicato come modello di scrittore-Scienziato Honoré de Balzac, sottolineando la sua precisione anatomista e di chimico nell’analizzare la natura umana e le sue eccezioni patologiche.Altri modelli letterari della scuola naturalista furono i romanzieri realisti degli anni 50 e 60. Gustave Flaubert, L’autore di Madame Bovary per la sua teoria dell’impersonalità. In secondo luogo i fratelli Edmond e Jules de Goncourt, Per la cura nel costruire i loro romanzi in base ad una documentazione minuziosa in diretta degli ambienti sociali rappresentati e per l’attenzione nuova dimostrata ai ceti inferiori. Esemplare in tale direzione romanzo Germinie Lacerteux, che analizza la degradazione fisica e psicologica di una serva isterica. La Prefazione a romanzo è uno dei primi e più chiari manifesti della nuova tendenza, con l’affermazione che le classi inferiori hanno ormai il diritto di essere rappresentate nella letteratura.Tali esigenze di trasformare romanzi in uno strumento scientifico e di rappresentare la realtà tutte le sue forme furono riprese da Emile Zola. Le concezioni che stanno alla base della narrativa zoliana si trovano esposte nella forma più organica nel volume “Il romanzo sperimentale” del 1880. Egli sostiene che il metodo sperimentale delle scienze applicate in un primo tempo ai corpi inanimati, poi ai corpi viventi, deve essere ora applicato anche alla sfera “spirituale”, agli atti intellettuali e passionali dell’uomo. Il presupposto di tali teorie è la convinzione che anche le qualità spirituali sono un dato di natura come quelle fisiche e che le leggi fisse regolano il funzionamento del corpo umano così come il pensiero sentimenti. Il romanziere-scienziato, mediante l’esperimento, hai compito di individuarle. La scienza, sostiene Zola, non ha ancora trovato con certezza tutte le leggi che regolano la vita passionale e intellettuale dell’uomo. La conclusione a cui approda tutto il discorso di Zola è questa: come il fine della scienza sperimentale è farsi che l’uomo diventi padrone dei fenomeni per dominarli, così anche il fine del «romanzo sperimentale» è impadronirsi dei meccanismi psicologici per poi poterle dirigere. Il romanziere ha quindi un fine importantissimo: aiutare le scienze politiche ed economiche nel regolare la società ed eliminare le sue storture, fornendo ai legislatori ai politici gli strumenti per dirigere i fenomeni sociali. Come si vede, alla base del romanzo sperimentale italiano sta una concezione progressista della società e della funzione dello scrittore, a cui viene assegnato un preciso impegno sociale politico.Il ciclo dei Rugon-Macquart

Queste concezioni prendono corpo nell’opera fondamentale di Zola, Si tratta di un ciclo di 20 romanzi, pubblicati fra il 1871 e il 1893, in cui rifacendosi al modello di Balzac, lo scrittore traccia un quadro della società francese del secondo impero attraverso le vicende dei membri di una famiglia. Le sue intenzioni sono espresse con chiarezza nella prefazione al primo romanzo. Il principio di interpretazione di tutte le vicende dei personaggi alla legge dell’ereditarietà. Grazie all’intento scientifico e medico, al centro di romanzi stanno spesso casi patologici dovuti adattare ereditarie, accanto a questi intenti medico-patologici, si collocano poi gli intenti sociali e politici. Zola vuole dare un quadro completo della società francese in tutti suoi strati sociali in tutti i suoi ambienti caratteristici, quelli mondani aristocratici, quelli politici, quelli artistici e letterari, il mondo del teatro, del giornalismo, i grandi magazzini. Per dare una rappresentazione esatta scientifica dei contesti che devono determinare passioni azioni dei personaggi, lo scrittore si documenta con scrupolo estremo, studiando di persona gli ambienti, raccogliendo la massa importante di documenti e testimonianze dirette. Tali materiali sono utilizzati in descrizioni insistite e frequenti. L’atteggiamento ideologico di Zola in questi romanzi e decisamente progressista, dal lato violentemente polemico verso la corruzione la vita dei ceti dirigenti e verso l’ottusità interessata della piccola borghesia, dall’altro pieno di interesse per i ceti subalterni, operai, artigiani, contadini di cui sono denunciate con vie ore le condizioni subumane di vita. Tale atteggiamento evolve da un generico democraticismo iniziale a posizioni dichiaratamente socialiste. Lo scrupolo dello scienziato impedisce però che Zola, sotto la spinta della sua simpatia ideologica, diamo una rappresentazione idealizzata e di maniera degli ambienti popolari: Al contrario lo induce a riprodurre con implacabile crudezza anche gli aspetti più ripugnanti. Questo aspetto dei suoi romanzi fu quello che più colpisce il pubblico contemporaneo, suscitando la reazione violenta dei benpensanti e dei moralisti.Tendenze romantico-decadenti del naturalismo zolianoDietro la facciata dei propositi scientifici del crudo realismo sociale È facile però scorgere in sola il permanere di un temperamento fondamentalmente romantico, che si rivela talvolta in episodi lirici o edilizi, Nelle descrizioni esasperate di oggetti materiali che, accomunati dallo scrittore come per una sorta di ebbrezza sensuale, assumono proporzioni gigantesche visionaria. Alla dimensione simbolica si associa talora una componente di vitalismo panico nella raffigurazione della natura, cioè un’esaltazione della forza vitale esuberante che la pervade e una tendenza del soggetto fondersi con essa. L’opera di Zola è bella ricca e varia dell’immagine stereotipata di una narrativa esclusivamente scientifica, Che è stata fissata dalla manualistica scolastica, e lascia confluire in se stimoli provenienti da tutta la cultura contemporanea. Anche lo stile è bello lontano dalla secchezza essenziale del puro referto scientifico: e spesso una prosa ridondante, corposa, ricca di colore, dalle valute ampie e sonore.Il verismo italiano
L’immagine di Zola che si diffuse in Italia fu quella del romanziere scienziato impavidamente realista, nonché dello scrittore sociale, in lotta contro le piaghe della società in nome del progresso dell’umanità. Furono in primo luogo gli ambienti culturali milanesi di sinistra, repubblicani socialisti, a diffondere e ad esaltare la sua opera sin dai primi anni settanta. La sinistra milanese però, rimase prigioniera delle sue aspirazioni confuse e velleitarie e dimostrò di non avere la forza culturale l’altezza intellettuale necessarie per costruire una teoria artistica organica e coerente per dar vita a opere realmente valide, Creando un nuovo linguaggio letterario. Le formulazioni teoriche rimasero quanto mai generiche approssimative e le opere creative o si limitarono alla ricerca di effetti scandalistici o indussero all’enfasi esasperata di una protesta che insisteva sino alla noia e al ridicolo sugli errori della vita degli emarginati. Una teoria coerente e un nuovo linguaggio furono invece elaborati da due intellettuali conservatori, due galantuomini meridionali, che operavano nello stesso ambiente milanese, assorbivano le stesse sollecitazioni del naturalismo francese e condividevano l'ammirazione per Zola, sia pure da diverse prospettive: Capuana e Verga. Luigi Capuana come critico letterario del “Corriere della Sera”, ebbe una funzione fondamentale nel diffondere la conoscenza di Zola, con le recensioni delle sue varie opere. Ma in questi articoli, pur nell’esaltazione dell’opera zoliana, si coglie chiaramente un modo di intendere la letteratura ben diverso da quello del naturalismo francese. Capuana respinge la subordinazione della letteratura a scopi estrinseci, quali la dimostrazione sperimentale di tesi scientifiche dell’impegno politico sociale. In questo concordo perfettamente con l’amico verga, che pur non intervenendo direttamente nel dibattito letterario per manifestare pubblicamente attraverso saggi E articoli le sue teorie, lavora tradurre concretamente nelle sue opere, le novelle pubblicate a partire dal 1878 in vari periodici E raccolte nel 1880 in “Vita dei campi”, E poi nel primo romanzo del suo ciclo “I Malavoglia”. Nella prospettiva di Capuana, il naturalismo perde la sua volontà di far scienza e il suo impegno politico diretto e si traduce solo in un modo particolare di fare letteratura. La scientificità non deve consistere nel trasformare la narrazione in un esperimento per dimostrare tesi scientifiche, Ma nella tecnica con cui lo scrittore rappresenta, che è simile al metodo dell’osservazione scientifica. Essa si manifesta solo nella forma artistica, nella maniera con cui l’artista tre alle sue figure, organizza i suoi materialisti estivi. Questa maniera si riassume nel principio delle personalità dell’opera d’arte, intesa come eclisse dell’autore, cioè scomparsa del testo del tradizionale narratore che interviene, commenta e giudica. Al di là di queste precise posizioni teoriche creative, “verismo” è un’etichetta generica che copre manifestazioni tra loro molto diverse. La serie di scrittori che abitualmente viene classificata sotto tale etichetta non si raggruppa intorno un programma culturale comune, esplicitamente affermata attraverso organi periodici, non fa riferimento a una comune visione della realtà e ad un’omogenea concezione della letteratura del ruolo intellettuale. Non si può nemmeno parlare di una tendenza generale del gusto in cui si riconoscevano automaticamente vari scrittori, Aldilà delle loro personali soluzioni ideologiche ed espressive. Il panorama del periodo cosiddetto verista offre una serie di esperienze che hanno tra loro ben poco di simile e che hanno ben poco da spartire con la matrice positivista e “zoliana” della scuola naturalista francese, da cui tradizionalmente si fa derivare il verismo italiano. L’unico carattere che accomuna tutti gli autori è un riferimento a una realtà non meglio definita, O più superficialmente ancora un interesse per figure e ambienti popolari, per la rappresentazione delle loro miserie, o per il colore locale e regionale.Accanto a questa produzione si hanno gli esperimenti rigorosi di ricerca che imposta una rivoluzionaria tecnica narrativa, come espressione di una visione della realtà pessimistica e materialistica. Egli non ha dietro di sé un vero movimento, in accordo col quale possa elaborare discutere idee, anche si assorbe molte sollecitazioni culturali, resta tutto sommato un isolato. Verga inoltre non esercitò mai larga influenza sulla cultura contemporanea, non creò una scuola non costituì un modello a lungo limitato. Con gli anni 90 romanzo veristico o più genericamente realistico, chiama rappresentare ampi quadri sociali, comincia entrare in crisi e viene gradualmente soppiantato da romanzo puramente psicologico: non interessano più l’ambiente sociale alla mentalità di creature primitive elementari, È l’attenzione si concentra esclusivamente sulla psicologia complicata, considerata sono in se stessa, di personaggi di più alta condizione di maggiore levatura intellettuale.

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